Covid: effetto pandemia, 1 mln diagnosi tumori in meno e -56% screening Hiv

Covid: effetto pandemia, 1 mln diagnosi tumori in meno e -56% screening Hiv
di Adnkronos

Roma, 27 gen. (Adnkronos Salute)() - Un milione di diagnosi oncologiche non eseguite nel 2020, e il 56% di screening per l'Hiv in meno rispetto ai tre anni precedenti, un rischio maggiore di sviluppare sintomi ansiosi, depressivi e stress correlati, l'aumento di dipendenze patologiche e di consumo di farmaci come gli ansiolitici e gli psicotropi. Sono alcuni degli effetti devastanti della pandemia da Covid-19 sulle patologie acute e croniche, evidenziati da uno studio della Fondazione The Bridge con Università di Pavia, Intexo e Società Italiana della medicina di emergenza-urgenza (Simeu) presentato durante l’incontro "L’impatto della pandemia sui pazienti no Covid". Riguardo all’oncologia, nel 2020 le diagnosi mancate dall’inizio della pandemia ammontano a 1 milione e si prevede - stimano gli autori della survey - un incremento di nuovi casi che potrebbero aumentare del 21% entro il 2040. Le interruzioni registrate nella regolare assistenza ai pazienti, tra il 2020 e il 2021, avranno conseguenze specialmente per quanto riguarda i tumori individuati in stadio avanzato. La pandemia non ha causato un impatto particolarmente significativo sulle terapie farmacologiche del cancro, grazie anche all’implementazione di strategie di prescrizione e di somministrazione di farmaci alternative. Fattori quali il ritardo o interruzione nelle cure, preoccupazioni circa la contrazione del Covid-19 e le sue ripercussioni sono stati alla base di una maggior prevalenza di ansia e depressione nei pazienti oncologici. Rispetto all’Hiv, la survey, che ha coinvolto 32 associazioni di pazienti e 63 centri clinici, ha evidenziato come la pandemia non abbia avuto un impatto particolarmente grave sul percorso terapeutico dei pazienti, sia naive che già in terapia: gli ambiti su cui ha impattato in misura maggiore sono stati i ricoveri e il monitoraggio del percorso terapeutico. È stato registrato, invece, un forte calo per quanto riguarda lo screening, stimato intorno il 56% rispetto ai 3 anni precedenti, con picco tra marzo e maggio (-71,9%), le cui ripercussioni si vedranno nel medio periodo. Anche in questo caso è stato riferito che un problema ricorrente ha riguardato l’annullamento di appuntamenti per visite e controlli, sia secondo le associazioni di pazienti (84%) che i clinici (94%). Rispetto al tema della fragilità mentale, dalla survey, che ha coinvolto 55 associazioni di pazienti e una società scientifica, è emerso come, soprattutto nei primi mesi di pandemia, ci sia stato un peggioramento delle condizioni di vita e di salute degli utenti già in carico ai servizi, soprattutto in termini di diminuzione dell’aderenza al trattamento e incremento del rischio suicidario. Nel primo anno di pandemia si è registrato l’annullamento di appuntamenti per visite e controlli pari all'86%. Per quanto riguarda la popolazione generale, è stato riportato un rischio maggiore di sviluppare sintomi ansiosi, depressivi e stress correlati, l’aumento di dipendenze patologiche e di consumo di farmaci non soggetti a prescrizione come gli ansiolitici e gli psicotropi. Si è inoltre osservato il fenomeno del sovraffollamento in Pronto Soccorso: la causa più frequente è l’access block, ossia la condizione che si verifica quando l’uscita dal Pronto Soccorso dei pazienti, valutati come bisognosi di ricovero ospedaliero, viene ritardata per più di 8 ore per la mancanza di disponibilità di posti letto in un reparto di degenza ordinaria. Durante la prima ondata di Covid, si è potuto registrare un calo di circa il 40% del volume di pazienti che hanno eseguito accesso al Pronto Soccorso rispetto all’anno precedente. Per quanto riguarda invece i tempi del percorso diagnostico-terapeutico essi sono aumentati, in quanto i pazienti erano molto più complessi da gestire, richiedevano terapie e monitoraggi più lunghi e complessi. Per quanto riguarda l’impatto economico della pandemia sulla spesa sanitaria nazionale, nel 2020 la spesa totale è cresciuta fino a 123,4 miliardi (+ 6,5%, dove tra il 2012 e il 2019 i tassi di crescita non hanno superato il 2%, con un tasso medio annuo dello 0,9%). Lo studio ha "innanzitutto - commenta Rosaria Iardino - mostrato come la crisi sanitaria abbia messo in evidenza i limiti del servizio sanitario italiano, ascrivibili principalmente ai tagli lineari alla spesa avvenuti negli ultimi anni. È necessario configurare un sistema resiliente a questo tipo di shock al fine di poter operare al meglio nel futuro in situazioni analoghe”.