Nessun complotto: il coronavirus, "non è un'arma biologica nata in laboratorio, adesso ci sono le prove"

Secondo uno studio genetico pubblicato su "Nature Medicine", il virus responsabile della pandemia è il prodotto dell'evoluzione naturale

Nessun complotto: il coronavirus, 'non è un'arma biologica nata in laboratorio, adesso ci sono le prove'
TiscaliNews

La teoria che il virus sia nato in laboratorio e qundi frutto di un complotto è stata smentita categoricamente dagli scienziati. Il nuovo coronavirus Sars-Cov-2 emerso nella città di Wuhan, in Cina, lo scorso anno è il prodotto dell'evoluzione naturale e non un'arma biologica prodotta in laboratorio. E quanto emerge da uno studio genetico pubblicato su Nature Medicine da un team internazionale.

Ipotesi complotto

Per giorni sulla pandemia globale da Covid-19 si sono fatte le ipotesi più fantasiose: sono stati gli americani, le "eminenze" delle Cia, intimorite dall’ascesa economica di Pechino. Altri hanno affermato che sono stati i cinesi che in qualche remoto laboratorio militare ad altissimo livello di segretezza, conducevano esperimenti su virus modificati dal ceppo della Sars-Cov; qualcosa è andato storto, uno degli scienziati militari è rimasto contaminato, ha portato il “virus” a spasso per Wuhan e ha infettato un’intera megalopoli, e da lì il mondo. Ma non è finita. Qualcuno ha persino sostenuto che la pandemia sia tutta colpa degli “sionisti”, ma non intesi come gli ebrei radicali, bensì quelli del priorato di Sion, che vogliono portare a dama i protocolli redatti dai savi per ottenere il controllo sul mondo.

L’analisi dei dati

Ma ora a smentire tutte queste teorie è arrivata l'analisi dei dati della sequenza del genoma del nuovo virus e di altri microrganismi correlati. Il team di scienziati infatti non ha trovato prove del fatto che il virus sia stato prodotto in laboratorio o progettato dall'uomo. "Confrontando i dati disponibili sulla sequenza del genoma di ceppi di coronavirus noti, possiamo stabilire con certezza che Sars-Cov-2 ha avuto origine attraverso processi naturali", ha affermato Kristian Andersen, associato di immunologia e microbiologia presso Scripps Research Institute, fra gli autori dello studio pubblicato su 'Nature Medicine'.

Lo studio

Tra i firmatari del lavoro anche Robert F. Garry, dell'Università di Tulane; Edward Holmes, dell'Università di Sydney; Andrew Rambaut, dell'Università di Edimburgo; W. Ian Lipkin, della Columbia University. Il 31 dicembre dello scorso anno, le autorità cinesi hanno segnalato all'Organizzazione mondiale della sanità di un focolaio un nuovo ceppo di coronavirus che causava gravi malattie. Poco dopo l'inizio dell'epidemia, gli scienziati cinesi hanno sequenziato il genoma del virus rendendo disponibili i dati ai ricercatori di tutto il mondo. Ora il team internazionale ha utilizzato questi dati genetici per esplorare le origini e l'evoluzione di Sars-Cov-2 concentrandosi su diverse caratteristiche del virus. Gli scienziati si sono focalizzati su due importanti elementi della proteina spike, usata dal virus per penetrare nelle cellule: l'Rbd, una specie di uncino che si aggrappa alle cellule ospiti, e il sito di scissione, un apriscatole molecolare che consente al virus inserirsi all'interno.

Il coronavirus non è nato in laboratorio

Gli scienziati hanno scoperto che queste armi del virus si sono evolute per colpire efficacemente una caratteristica molecolare delle cellule umane chiamata Ace2, un recettore coinvolto nella regolazione della pressione sanguigna. La proteina spike di Sars-Cov-2 è dunque il risultato della selezione naturale e non il prodotto dell'ingegneria genetica. Questa prova dell'evoluzione naturale è stata supportata dai dati relativi alla struttura molecolare complessiva del virus.

Colpevoli pipistrelli e pangolini

Se qualcuno stesse cercando di ingegnerizzare un nuovo coronavirus per usarlo come arma, lo avrebbe costruito a partire da elementi di un virus noto per causare malattie. Ma gli scienziati hanno scoperto che la struttura molecolare di Sars-Cov2 differiva in modo sostanziale da quella dei coronavirus già noti e assomigliava per lo più a virus correlati, trovati in pipistrelli e pangolini. "Queste due caratteristiche del virus escludono la manipolazione di laboratorio come potenziale origine del SarS-CoV-2", ha detto Andersen. Insomma, dal pipistrello all'uomo, aspettando (forse) di trovare l'animale intermedio.