Attenti ai prodotti a base di erbe, in Europa il 47 per cento non è ciò che dice di essere

Il record degli adulterati registrato in Brasile, dove si sfiora il 68 per cento. In Italia la situazione è meno critica

Attenti ai prodotti a base di erbe, in Europa il 47 per cento non è ciò che dice di essere

Sul mercato ci sono una moltitudine di prodotti a base di erbe che contengono sostanze non dichiarate. In Italia, benché il fenomeno sia contenuto, il problema riguarda un prodotto su cinque. A dirlo è uno studio condotto da Mihael Cristin Ichim, dell’Istituto nazionale rumeno di ricerca e sviluppo per le scienze biologiche. Stando a quanto pubblicato sulle pagine della rivista Frontiers in Pharmacology, i ricercatori hanno analizzato il Dna di 5.957 prodotti commerciali venduti in 37 paesi del mondo. Ecco i risultati.

A livello globale il fenomeno riguarda il 27 per cento dei prodotti: la media italiana pertanto è da considerarsi buona, ma in ogni caso migliorabile. La situazione peggiore è stata invece rilevata in Australia dove, ad essere adulterato, è il 79 per cento dei prodotti. In Europa la percentuale si attesta al 47 per cento, superiore a quella che si è registrata nel Nord America, pari al 33 per cento, e in Asia, che supera il 23 per cento.

Andando ad analizzare le erbe commerciali la maglia nera spetta al Brasile (68 per cento), seguita a distanza da Taiwan (32 per cento), India (31 per cento), Stati Uniti (29 per cento), Malesia (24 per cento), Giappone e Corea del Sud (23 per cento), Tailandia (20 per cento) e Cina, che vanta i prodotti migliori, con un 19 per cento di prodotti adulterati.

“I nostri risultati - evidenziano i ricercatori - confermano la presenza su larga scala di prodotti a base di erbe adulterate in tutto il mercato globale. Le analisi dimostrano che nei prodotti sono presenti contaminanti non dichiarati, sostanze sostitutive e di riempimento, o nessuna delle specie descritte in etichetta. I perché non sono chiari, potrebbero esser adulterazioni accidentali ma anche intenzionali, motivate economicamente e fraudolente”.

Il settore, e questa potrebbe essere una delle cause alla base del problema, risulta esser costantemente in crescita, ma le materie prime risultano esser sempre meno disponibili: molte specie vegetali sono protette a livello nazionale o internazionale, mentre altre risultano colpite da restrizioni commerciali.

Le analisi hanno permesso ai ricercatori di rilevare nei prodotti alte concentrazioni di contaminanti e residui nocivi come polvere, polline, insetti, roditori, parassiti, microbi, funghi, muffe, micotossine, pesticidi, PCB, metalli pesanti tossici, impurità di lavorazione, residui di solventi, droghe illegali o da prescrizione e persino alti livelli di radioattività.

Tali contaminazioni sono una grave minaccia per il benessere e la sicurezza dei consumatori. Tra gli effetti avversi più gravi riconducibili alle adulterazioni si segnalano meningite, insufficienza multiorgano, ictus perinatale, avvelenamento da piombo o mercurio, tumori maligni o carcinomi, encefalopatia epatica, sindrome epatorenale, nefrotossicità, rabdomiolisi, metabolismo, insufficienza renale o epatica, edema cerebrale, emorragia intracerebrale e persino la morte.

Riferimenti