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Una scommessa imprudente. Meglio il vaccino o farsi infettare?

Il tweet di Rand Paul, senatore degli Stati Uniti per il Kentucky, dopo gli annunci di Moderna e Pfizer-Biontech sull’efficacia dei rispettivi vaccini

Alessandro Spaventadi Alessandro Spaventa   
Una scommessa imprudente. Meglio il vaccino o farsi infettare?

Lo scorso 17 novembre, dopo gli annunci di Moderna e Pfizer-Biontech sull’efficacia dei rispettivi vaccini, Rand Paul, senatore degli Stati Uniti per il Kentucky, ha postato il seguente tweet:

Detto in soldoni perché vaccinarsi rischiando un 5% di probabilità di non sviluppare anticorpi (questi gli ultimi dati per entrambi i vaccini) se facendosi contagiare l’immunità è pressoché certa?
Già, perché?

Perché non tutto è prevedibile

Perché è il buon senso a suggerirlo. Nonostante tutte le statistiche del mondo, prevedere chi sopravviverà e chi no al Covid-19 non è cosa sulla quale è prudente cimentarsi più di tanto. Certo dipende dall’età, dalle malattie pregresse e da possibili concause; ma dipende anche dalla capacità di accoglienza degli ospedali, da pronti soccorsi straripanti o meno, dalla risposta immunitaria di ciascuno di noi o più banalmente dal trovare una bombola d’ossigeno disponibile. Sono molti i fattori che possono entrare in gioco, magari con probabilità minime, ma pur sempre maggiori di zero. Il vaccino invece è prevedibile e sicuro.

Se il buon senso non basta

Poiché però il buon senso a volte può non bastare, Il New York Times ha preso per buona la posizione del senatore Rand, che deriva dall’essere stato contagiato senza conseguenze, e ha messo in fila alcune domande sul tema che ha poi girato a un po’ di esperti.

Chi è più immune?

La prima questione è quella della forza della risposta immunitaria: è più forte quella che si acquisisce da infettati o da vaccinati? La risposta onesta è che ancora non si sa. Quel che si sa, tuttavia, è che non sempre l’infezione garantisce una risposta immunitaria forte: il livello di anticorpi sviluppati da una persona contagiata può variare fino a un multiplo di 200, ovvero qualcuno può sviluppare una risposta estremamente debole e qualcun altro una 200 volte più forte. I motivi per cui ciò accade non sono tutti noti, ma sicuramente tra questi vi è la quantità di virus con cui si viene in contatto e il tempo per il quale si rimane esposti. Con il vaccino questo fattore di variabilità non esiste, la dose è la stessa e si sa che è al 95% efficace nel determinare una risposta immunitaria.

Eran giovani e forti

La seconda questione è quella di chi, statistiche alla mano, rischia assai poco, ovvero le persone giovani e in buona salute. Perché loro si dovrebbero vaccinare? La risposta degli esperti interpellati dal New York Times è stata unanime: perché, dati alla mano, il Covid-19 è comunque più rischioso. E quel che vale per gli Stati Uniti vale anche per il nostro pase. In Italia, dei circa 390mila attualmente positivi nella fascia d’età tra i 0 e i 50 anni, l’1,2% è in condizioni definite severe o critiche. Sempre in Italia, nella stessa fascia d’età dall’inizio dell’epidemia per ogni 10mila persone contagiate ne sono decedute 7 (dati ISS al 10 dicembre 2020). Non è molto, ma perché rischiare di essere tra quei 12 ogni 1.000 che finiscono in ospedale o tra quei 7 ogni 10mila che muoiono, quando si può azzerare il rischio vaccinandosi?

Una precisazione che è meglio fare

Ma veramente i vaccini sono a rischio zero? Poiché il dubbio è legittimo, soprattutto considerando che si tratta di una nuova generazione di vaccini, vale la pena soffermarsi sulla questione. A oggi nelle circa 74mila persone che hanno partecipato alle fasi 3 dei due vaccini, Pfizer-Biontech e Moderna, non ci sono stati effetti collaterali degni di nota. Il che non vuol dire che mai e in assoluto si verificherà qualche effetto rilevante o anche molto serio. «Una volta che cominci a vaccinare milioni di persone, si potrebbe verificare qualche evento molto, molto raro» – sottolinea il dottor Bill Henage, epidemiologo di Harvard – «ma dobbiamo essere consci che sono eventi molto molto rari, molto più rari dei possibili effetti negativi associati all’infezione naturale».

Noi e gli altri

Infine, c’è la questione della responsabilità verso gli altri. Per quanto possa essere un soggetto a basso rischio potrei contagiare qualcuno che invece potrebbe rischiare molto o per il quale gli effetti economici della quarantena potrebbero essere significativi. Perché non c’è solo la possibilità di finire in ospedale, ma anche la certezza di trovarsi a non lavorare per dieci giorni o per due settimane, il che per molti, precari, lavoratori a chiamata, liberi professionisti, e le mille altre specifiche dell’Italia priva di garanzie, vuol dire rimanere senza entrate.

Tirando le somme

Alla fine quindi la scelta proposta dal senatore Paul si riduce a questo: è meglio vaccinarsi e non rischiare nulla, se non che forse il vaccino non ci renda immuni, o farsi infettare, sviluppare sicuramente gli anticorpi, ma correre il rischio di finire in ospedale o farci finire qualcuno con cui siamo entrati in contatto?
La risposta vien da sé. Si spera.

 

Alessandro Spaventadi Alessandro Spaventa   
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