Contro il covid-19 il paracetamolo non basta: farmaci sperimentali ai malati anche a casa

Novità importanti nella lotta alla polmonite da coronavirus. L’Aifa ha dato il via libera all'utilizzo di farmaco Hiv anche nel domicilio dell'ammalato, ma c’è carenze per altre medicine. Ecco tutte le armi a disposizione contro il coronavirus

Contro il covid-19 il paracetamolo non basta: farmaci sperimentali ai malati anche a casa
TiscaliNews

Novità importanti nella lotta al coronavirus. Vista la mancanza di posti letto nelle strutture ospedaliere, l’Aifa ha deciso di utilizzare in via sperimentale l'antivirale contro l'Hiv per i malati di Covid-19 anche quando non sono ricoverati in ospedale. Una nuova speranza per le migliaia di contagiati con polmonite, pure non lieve, tenuti in quarantena nel loro domicilio. Non solo: la possibilità di curare con gli antivirali Lopinavir/Ritonavir, che finora si potevano utilizzare solo in ambito ospedaliero, è una risposta rapida al grido d'allarme lanciato dalla Federazione degli ordini dei medici (Fnomceo), così come dai medici di medicina generale (Fimmg) che da giorni chiedono linee guida univoche e chiare per le cure a domicilio dei pazienti Covid. "E' una goccia nel mare che può salvare vite", afferma il presidente Fnomceo Filippo Anelli.

Direttiva urgente

Anelli chiede all'Aifa una direttiva urgente: "Si permetta ai medici di famiglia di poter prescrivere questi antivirali, poiché se a doverlo fare fossero solo gli specialisti il percorso si complicherebbe troppo. Significherebbe far visitare i malati dallo specialista, quando e se possibile, e solo dopo poter cominciare a usare i due farmaci". Una via bocciata anche dai medici di famiglia che chiedono invece rapidità e che finora hanno potuto curare i malati solo con paracetamolo, antibiotici, antimalarico e nulla di più specifico.

Antivirali anche nelle farmacie

"La via più efficace - spiega Anelli - sarebbe quella di far arrivare gli antivirali nelle farmacie del territorio e non solo in quelle ospedaliere. Ma nel caso in cui non fosse possibile, i singoli comuni potrebbero usufruire delle associazioni di volontariato per il ritiro dei farmaci in ospedale e la consegna a casa dei pazienti".

La combinazione Lopinavir/Ritonavir

Un primo studio randomizzato su malati Covid-19 era stato effettuato a Wuhan per testare l'efficacia della combinazione Lopinavir-Ritonavir e non aveva evidenziato differenze nel tempo al miglioramento clinico e nella mortalità. Ma la popolazione studiata comprendeva pazienti con malattia avanzata, mentre i protocolli adesso in uso e le più recenti Linee guida della Società di malattie infettive(Simit) Lombardia, prevedono l'utilizzo in fasi più precoci e in pazienti meno compromessi. Una chance in più di sopravvivenza specie per le migliaia di malati tra i 30 e i 50 anni, ma anche per persone di età più avanzata e senza altre gravi patologie.

Cure in casa, la  svolta

Le cure a casa insomma potrebbero essere a una svolta e tra l'altro vengono anche caldeggiate dagli esperti: "La storia della medicina insegna che nelle epidemie i pazienti vanno curati il più possibile fuori dall'ospedale. Ricoverare il paziente diffonde ulteriormente l'aerosol virale e favorisce il contagio di sanitari", sottolinea Francesco Le Foche, responsabile del Day Hospital di immunoinfettivologia, al Policlinico Umberto I di Roma, "ma servono dei protocolli che indirizzino come farlo utilizzando antivirali, non basta il semplice paracetamolo". Intanto però soprattutto in Lombardia i medici di famiglia riferiscono che alcune terapie per i pazienti a casa stanno diventando impossibili per la mancanza di farmaci e presidi nelle farmacie.

Farmaci introvabili

A cominciare dall'antimalarico (l'idroclorochina) è diventato introvabile. Enormi problemi anche per le forniture di ossigeno, di cui i malati di polmonite da Covid hanno un assoluto bisogno. Nelle farmacie inoltre comincia a essere introvabile un farmaco (plaquenil) utilizzato per la cura dell'artrite reumatoide e del lupus eritematoso sistemico, e che ora sembra offrire speranze in via sperimentale anche per il nuovo Coronaviru. Nel mentre il mondo scientifico è al lavoro sul vaccino: in 4 diversi Paesi è in partenza la sperimentazione su medici e infermieri del vaccino anti-tubercolosi per combattere il Coronavirus. A spingere la decisione sono stati gli effetti positivi del vaccino sul sistema immunitario.

La rosa di possibili armi a disposizione

Dall'antivirale giapponese Avigan all'anti-artrite tocilizumab, fino "alla clorochina", c'è 'una rosa' "di medicinali che hanno dato qualche dimostrazione di efficacia contro Covid-19. Tuttavia in questo momento di emergenza per valutare l'efficacia di un farmaco non è possibile passare per tutte le tappe della sperimentazione tradizionale. Anche se ora mancano dati sufficienti sull'efficacia e la sicurezza di questi prodotti, Giorgio Minotti, ordinario di Farmacologia e preside della Facoltà di Medicina del Campus Bio-Medico di Roma, analizza i vizi e virtù delle potenziali armi che al momento abbiamo contro il nuovo coronavirus.

Antivirali tradizionali

"Iniziamo con gli antivirali tradizionali, come il remdesivir o la combinazione anti-Hiv lopinavir/ritonavir: hanno mostrato una qualche efficacia", e sulle riviste scientifiche emergono i primi dati contro Covid-19. Nel secondo caso, uno studio ha segnalato risultati deludenti, mentre su remdesivir ci sono dati preliminari interessanti ed è partito anche uno trial italiano in 12 centri.

Avigan

Quanto "all'Avigan, o favipiravir, dobbiamo essere chiari: è un antivirale approvato solo in Giappone, di cui abbiamo una conoscenza scarsissima. In Cina ci sono evidenze su una trentina di pazienti Covid, in un gruppo di 80 coinvolti in un mini-studio: il medicinale avrebbe accelerato il recupero, se somministrato precocemente. Ma tutti gli antivirali della generazione degli antiretrovirali - avverte il farmacologo - hanno qualche effetto collaterale importante. Dobbiamo essere consapevoli che il livello di incertezza sugli esiti è obiettivamente alto".

L'anti-artrite tocilizumab

"Quanto all'anti-artrite tocilizumab, e agli altri anticorpi monoclonali come eculizumab, hanno un razionale interessante, che appare fondato. Nel primo caso si è parlato di un anti-artrite, ma si tratta anche di un farmaco contro il recettore dell'interleuchina-6 usato nei pazienti oncologici trattati con terapia Car-T, per evitare il rischio di un effetto collaterale importante, che causa compromissione cardio-respiratoria", spiega Minotti. Non è un caso che a metterne in luce le potenzialità in Italia sia stato proprio un oncologo, Paolo Ascierto del Pascale di Napoli. "Il meccanismo d'azione è davvero interessante, come pure il razionale". E lo studio in corso in Italia permetterà di valutarne appieno gli effetti, contro le forme gravi di polmonite da Covid-19.

L’antico anti-malaria

"C'è poi la clorochina, o meglio l'idrossiclorochina, un antico anti-malaria dalle tante azioni: sembra ne abbia una diretta sull'assemblaggio delle componenti del virus, e anche altre indirette che ne ostacolano la replicazione nella cellula. Il problema è che i dati sui pazienti Covid sono limitati, poco più che segnalazioni aneddotiche". Sarebbe invece importante "che le informazioni sull'effetto potenziale di farmaci già noti contro i virus fosse costantemente raccolta in centri specializzati, dal nostro Spallanzani, al Pasteur, analizzate e valutate da esperti per essere messe a disposizione in caso di emergenza". Una sorta di banca dati ad hoc.

L’importanza di una banca-dati

"C'è infatti una pericolosa tendenza a sottovalutare il rischio di emergenze sanitarie legate a patologie infettive. Avere una banca-dati con potenziali armi a disposizione, già analizzate, sarebbe utilissimo", insiste Minotti. E questo anche se "la vera arma contro Covid-19 è il vaccino. Ma, come dice il nostro esperto Rino Rappuoli, non avremo niente prima del 2021. Anche se c'è stata una chiamata alle armi e lo Stato italiano ha risposto con il progetto Cnr-Spallanzani".