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Un “mondo perduto” nel cuore della Terra, un’enorme catena montuosa individuata a 660 chilometri di profondità

Un team di ricerca internazionale è riuscita a “vederla” grazie all’analisi delle onde sismiche generate dal terremoto di magnitudo 8.3 che, nel 1994, fece tremare la Bolivia. L’epicentro di quell’evento, per molti aspetti ancora oggi misterioso, fu il più profondo mai registrato

Roberto Zoncadi R.Z.   
La dottoressa Jessica Irving
La dottoressa Jessica Irving

Un team internazionale di geofisici, coordinato dalla dottoressa Jessica Irving e dal collega Wenbo Wu, dell'autorevole Università di Princeton (Stati Uniti), in collaborazione con Sidao Ni, ricercatore dell'Istituto di Geodesia e Geofisica dell'Accademia cinese delle Scienze di Wuhan (Cina), ha individuato una catena montuosa eccezionalmente grande nel cuore della Terra, a una profondità di circa 660 chilometri. L’equipe è riuscita nell’impresa grazie all’analisi delle onde sismiche generate da un terremoto di magnitudo 8.3 che, nel 1994, fece tremare la Bolivia. La catena montuosa appena scoperta, evidenziano gli stessi geofisici, è tanto imponente da far impallidire colossi come l'Everest e il K2, appartenente alla catena dell’Himalaya.

Scoperto un “mondo perduto”

I geologi, per “vedere” l’imponente catena montuosa, hanno sfruttato le onde sismiche di un terremoto. Di fatto hanno sottoposto parte della Terra ad una maxi ecografia, riuscendo così a mappare gli strati interni dell'oggetto analizzato. Per l’analisi dei dati, naturalmente, si sono dovuti servire di super computer. Per tale scopo è risultato fondamentale l’utilizzo del sistema Tiger, dell'Università di Princeton, grazie al quale si è riusciti a simulare il comportamento delle onde e, di conseguenza, a mappare l’interno della Terra. La topografia dell'area di confine tra mantello superiore e mantello inferiore, hanno spiegato i ricercatori nella relazione finale pubblicata sulle pagine della rivista Science, è risultata più frastagliata delle Montagne Rocciose (spesso denominate semplicemente Rockies) e dei Monti Appalachi. Al momento non è stato possibile determinare l’altezza precisa delle vette individuate, ma è certo che nessuna delle conformazione geologiche di superficie sia in grado di reggere al loro confronto.

Il nostro Pianeta è ancora misterioso

La scoperta di questo “mondo perduto” risulta essere per i geologi estremamente importante. Grazie al lavoro di Irving, Wu e Ni si potrà meglio comprendere come, mantello inferiore e superiore, interagiscono. Secondo i ricercatori le aree pianeggianti della fascia di confine potrebbero essere quelle in cui i due “mantelli” entrano in contatto, mentre quelle frastagliate potrebbero esser quelle prive di interazione. "Terremoti così violenti (fortunatamente rarissimi) non si verificano molto spesso - ha commentato Wu -. La nostra fortuna è quella di poter disporre oggi di una infinità di sismometri. Vent’anni fa sarebbe stato un risultato irraggiungibile”.

Roberto Zoncadi R.Z.   
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