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Una scoperta dell’università di Sassari potrebbe metter fine all’emergenza Covid

Identificate delle nanoparticelle che bloccano il coronavirus Sars-CoC-2. Non sono nocive per le cellule e possono essere utilizzate anche contro le varianti

Roberto Zoncadi Roberto Zonca   
Il professor Plinio Innocenzi (Agi)
Il professor Plinio Innocenzi (Agi)

Arriva da un team di ricercatori dell’Università di Sassari una nuova scoperta che potrebbe contribuire a metter fine all’emergenza Covid-19. Gli scienziati hanno individuato delle minuscole particelle di carbonio capaci di bloccare la replicazione del coronavirus. Benché l’efficacia del nuovo sistema si stata validata esclusivamente in laboratorio, in vitro, le aspettative degli scienziati sono grandissime. “Abbiamo sviluppato un sistema con nanomateriali di carbonio - spiega Plinio Innocenzi, scienziato e professore ordinario di Scienze e tecnologie dei materiali all’università di Sassari - che riescono a inibire il virus".

Innocenzi, che ha condotto una serie di esperimenti assieme ai colleghi Luca Malfatti e Luigi Stagi, considera la scoperta al pari di “una via alternativa che vale la pena esplorare”. “Occorre essere prudenti - ci tiene però a sottolineare il professore -. Al momento questo importante risultato è solo su un vetrino”.

E’ in effetti la strada da percorrere prima che la scoperta possa essere utilizzata su larga scala, magari anche in sostituzione degli attuali vaccini, è molto lunga. “Ora - precisa - è necessario sperimentare le nanoparticelle sugli animali e compiere studi approfonditi sui meccanismi. Se dovesse funzionare, hanno un potenziale utilizzo anche con le varianti”.

Stando a quanto ribadito dal ricercatore le nanoparticelle appena scoperte, strutture in scala nanometrica lunghe quanto 10 atomi in fila, “non sono citotossiche": non nuocciono alle cellule. Si tratta di un aspetto importante. Lo studio, iniziato un anno fa, è stato finanziato dalla Regione Sardegna, con la collaborazione dell'agenzia Sardegna ricerche, Porto Conte ricerche e dell’azienda Virostatics che ha eseguito i test sul virus. “I test sono stati possibile grazie al BSL-3 (biosafety level), una camera di sicurezza biologica ad altissimo livello”, aggiunge Innocenzi, che poi ci tiene ad una ulteriore precisazione: "quella di Wuhan ha un livello di biosicurezza 4. Quella del laboratorio di Virostatics è una delle poche in Italia”.

Il problema da superare, a questo punto, è di natura economica. Per proseguire gli studi occorrono ingenti finanziamenti, con tecnologie più sofisticate: “Da ricercatore mi auguro che presto si possa andare avanti”.

Roberto Zoncadi Roberto Zonca   

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