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Declino cognitivo, sviluppato farmaco che inverte la condizione e fa ringiovanire il cervello in pochi giorni

La condizione, che colpisce ogni anno milioni di persone - prevalentemente anziane - in tutto il mondo è reversibile. Il farmaco sperimentale agisce rapidamente e non sembra avere effetti collaterali

Roberto Zoncadi Roberto Zonca   
Foto Shutterstock

Un team di scienziati statunitensi hatestato con successo un farmaco già utilizzato per altre patologie scoprendo che può tutte quelle persone che soffrono di declino cognitivo. Il medicinale, al momento sperimentale, agisce in pochissimi giorni e, dopo poche somministrazioni, restituisce alla mente del paziente la flessibilità tipica di un cervello giovane e sano. Il farmaco, chiamato Isrib, era già noto per altre incredibili capacità: inverte i disturbi cognitivi nella sindrome di Down, previene la perdita dell’udito legata al rumore, combatte alcuni tipi di cancro alla prostata e migliora la cognizione negli animali sani. Lo studio, pubblicato integralmente sulle pagine della rivista scientifica eLife, accende concretamente la speranza per tantissimi malati, come anche quella dei loro famigliari. I ricercatori lo hanno testato sui topi anziani, confermando la sua capacità di ripristinare rapidamente le capacità cognitive giovanili e, parallelamente, anche il ringiovanimento del cervello e delle cellule immunitarie.

Susanna Rosi

 “Gli effetti estremamente rapidi dell’Isrib - afferma Susanna Rosi, PhD, Lewis e Ruth Cozen Chair II e docente nei dipartimenti di Chirurgia Neurologica e di Terapia Fisica e Scienze della Riabilitazione - mostrano per la prima volta che una componente significativa delle perdite cognitive legate all’età può essere causata da una sorta di ‘blocco’ fisiologico reversibile piuttosto che da un degrado permanente”.

Peter Walter

“I dati suggeriscono che il cervello invecchiato non ha perso permanentemente le sue capacità cognitive essenziali - aggiunge Peter Walter, PhD, Professore presso il Dipartimento di Biochimica e Biofisica della UCSF e ricercatore dell’Howard Hughes Medical Institute -, e anzi dimostrano che le stesse sono ancora lì, intrappolate da un circolo vizioso dovuto a stress cellulare. Con l’utilizzo dell’Isrib siamo riusciti ad interrompere quel ciclo, ripristinando le capacità cognitive che erano state bloccate nel tempo”.

Il medicinale, scoperto da Peter Walter nel 2013, funziona come un reset dei sistemi: costringe le cellule a riavviarsi e a produrre, come avveniva in giovane età, le proteine fondamentali per il cervello.

I ricercatori lo svilupparono per rilevare i problemi con la produzione di proteine ​​all’interno della cellula – un potenziale segno di infezione virale o mutazioni genetiche che promuovono il cancro – e per frenare il meccanismo di sintesi proteica della cellula. “Questo meccanismo di sicurezza – evidenziano gli esperti - è fondamentale per eliminare le cellule che si comportano male, ma se bloccato in posizione on in un tessuto come il cervello, può portare a seri problemi, poiché le cellule perdono la capacità di svolgere le loro normali attività”.

Il medicinale potrebbe funzionare anche in tutti quei soggetti che hanno subito traumi cranici – con danni spesso paragonati a quelli dell’invecchiamento precoce: “Abbiamo visto come l’Isrib sia in grado di ripristinare la cognizione negli animali con trauma cranico – afferma Rosi, che è direttore della ricerca neurocognitiva presso l’UCSF Brain and Spinal Injury Center e membro dell’UCSF Weill Institute for Neurosciences -. Può sembrare un’idea folle, ma chiedersi se il farmaco potesse invertire i sintomi dell’invecchiamento stesso era solo un logico passo successivo”.

L’uso di Isrib non ha praticamente alcun effetto collaterale e non interferisce neppure con gli altri eventuali medicinali assunti dal soggetto, solitamente già avanti con gli anni. “Sembra troppo bello per essere vero – ha concluso Walter -, ma con Isrib sembra che abbiamo scoperto un farmaco perfetto, in grado di curare in meno di una settimana qualsiasi forma di declino cognitivo”.

A cura di Roberto Zonca

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Roberto Zoncadi Roberto Zonca   
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