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Cornea bioingegnerizzata restituisce la vista a non vedenti

L’impianto, a base proteica, è stato ottenuto dal collagene della pelle di maiale

Roberto Zoncadi Roberto Zonca   
Foto Shutterstock
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Venti non vedenti hanno riacquistato la vista dopo esser stati sottoposti al trapianto di una cornea bioingegnerizzata ottenuta dal collagene della pelle di maiale. Il risultato, benché si tratta di una tecnica sperimentale lontana dal poter essere impiegata su larga scala, da qui a qualche anno potrebbe consentire a milioni di persone in tutto il mondo di recuperare la vista, anche nel caso di totale cecità. Per ora la sperimentazione è stata effettuata tuttavia su 20 persone, molte delle quali cieche. Tutte hanno recuperato la vista e possono ora vivere una vita nuova. I risultati dello studio, condotto da un team congiunto di ricercatori dell’Università di Linköping (LiU) e del LinkoCare Life Sciences AB, sono stati pubblicati sulle pagine della rivista Nature Biotechnology. Grazie ai risultati, evidenziano gli scienziati, si potrà presto avere una valida alternativa al consueto trapianto di cornee umane.

“Siamo riusciti a dimostra che è possibile sviluppare un biomateriale che può esser prodotto in serie e conservato per due anni - afferma Neil Lagali, Professore presso il Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche della LiU -. Ciò ci consentirà di raggiungere un numero ancora maggiore di persone con problemi di vista e superare il problema della carenza di tessuto corneale donato come anche quello dell’accesso non sempre semplice alle altre cure”.

Nel mondo ci sono attualmente quasi 13 milioni di persone che soffrono di gravi problemi alla vista, e tante sono completamente cieche. La loro unica speranza è quella di ricevere una cornea per il trapianto, ma le liste, e dunque i tempi, possono esser estremamente lunghi e sconfortanti. Soltanto un paziente su 70 riesce a sottoporsi a intervento e a recuperare la vista. Inoltre la maggior parte dei malati vive in paesi a basso e medio reddito in cui l’accesso alle cure alternative è decisamente limitato.

“La sicurezza e l’efficacia degli impianti bioingegnerizzati sono stati il ​​fulcro del nostro lavoro - spiega Mehrdad Rafat, ricercatore e imprenditore che sta dietro alla progettazione e allo sviluppo dell’innovativo impianto -. Abbiamo compiuto sforzi significativi per garantire che la nostra soluzione possa esser adottata da chiunque ne abbia la necessità, non soltanto per i ricchi”.

Per creare un’alternativa alla cornea umana, i ricercatori hanno utilizzato molecole di collagene derivate dalla pelle di maiale. Queste sono state purificate e moltiplicate in condizioni rigorose per l’uso umano. La pelle di maiale utilizzata è un sottoprodotto dell’industria alimentare, il che la rende di facile accesso ed economicamente vantaggiosa. Nel processo di costruzione dell’impianto i ricercatori hanno stabilizzato le molecole di collagene sciolte formando un materiale robusto e trasparente in grado di resistere alla manipolazione e all’impianto nell’occhio. Diversamente dalle cornee donate, che devono essere utilizzate entro due settimane dall’espianto, quelle bioingegnerizzate hanno il vantaggio di poter essere conservate anche due anni prima dell’uso.

Lo stesso team di ricercatori ha fatto sapere di aver sviluppato anche un innovativo metodo, minimamente invasivo, che consente di trattare la malattia del cheratocono, che colpisce la cornea rendendola estremamente sottile. Tale patologia porta il paziente alla cecità. L’unica soluzione adottata oggi per curare la cheratocono è la rimozione chirurgica della cornea e il successivo trapianto di cornea donata. Inutile dire che l’intervento in questione è estremamente complesso e invasivo, e dunque può essere eseguito esclusivamente negli Ospedali più attrezzati. “Con il nostro metodo - commenta Lagali -, il chirurgo non ha bisogno di rimuovere il tessuto del paziente ma si limita a praticare una piccola incisione attraverso la quale inserisce l’impianto nella cornea esistente”. Non sono necessari neppure punti di sutura. Al medico è richiesto l’uso di un laser ad alta precisione, che userà per l’incisione della cornea, o dei normali strumenti chirurgici.

La sperimentazione è stata condotta in Iran e India dove le opzioni terapeutiche alternative al trapianto sono di fatto inesistenti. Secondo i ricercatori le complicazioni sono rarissime e il paziente recupera rapidamente: dopo appena otto settimane, con l’ausilio di colliri immunosoppressori, i pazienti hanno recuperato la normale capacità visiva.

Lo scopo principale dello studio clinico era quello di verificare la sicurezza dell’impianto, ma i risultati ottenuti sono andati ben oltre le aspettative. Prima dell’operazione, 14 dei 20 partecipanti erano ciechi. Dopo due anni nessuno di loro aveva problemi visivi. Tre dei partecipanti indiani classificati inizialmente come “non vedenti” hanno recuperato una capacità visiva perfetta (10 decimi).

A cura di Roberto Zonca

Riferimenti
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