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Cancro ai polmoni nei non fumatori, uno studio rivela le cause e lancia l’allarme: il problema riguarda l’intera umanità

Il grande responsabile viene chiamato “assassino nascosto”. Ora uno studio rivoluzionario rivela la strategia da adottare per fermare questo sterminio che oggi causa annualmente la morte di oltre 8 milioni di persone

Roberto Zoncadi Roberto Zonca   
Foto Shutterstock
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Un team di ricercatori potrebbe aver identificato la causa scatenante il cancro ai polmoni nei soggetti non fumatori. Secondo l’equipe, che ha visto i risultati del proprio studio pubblicati su una moltitudine di testate giornalistiche di peso internazionale, ma non ancora su una rivista scientifica peer-reviewed, il primo indiziato sarebbe l’inquinamento atmosferico. Lo studio dell’equipe ha permesso di identificare con precisione anche il meccanismo attraverso il quale smog e altri inquinanti provocano i tumori, e ciò viene visto come “uno storico passo per la scienza e per l’intera società”. Secondo il professor Charles Swanton, del Francis Crick Institute del Regno Unito, è fondamentale che i governi si attivino quanto prima per una rapida transizione ecologica. Il nemico numero uno della salute pubblica sono dunque i combustibili. Fino ad oggi, ha evidenziato Swanton nel corso della conferenza annuale della European Society for Medical Oncology a Parigi, sapevamo che l’inquinamento atmosferico era collegato a un rischio maggiore di cancro ai polmoni nelle persone che non hanno mai fumato, “ma non sapevamo con certezza se l’inquinamento stesse causando direttamente il cancro ai polmoni e come”. Nel modello presentato da Swanton e colleghi c’è una “verità scomoda”: moltissime ricerche precedenti hanno dimostrato che le mutazioni del DNA possono essere presenti senza causare il cancro e che la maggior parte degli agenti cancerogeni ambientali non causa le mutazioni. Questo uovo studio propone un modello diverso.

Una futura pillola contro il cancro

Un team congiunto di ricercatori del Francis Crick Institute e dell’University College London ha analizzato i dati sanitari di oltre 460.000 persone in Inghilterra, Corea del Sud e Taiwan, e scoperto un legame particolarmente stretto tra l’esposizione alle micro particelle di PM2,5 (quelle che hanno un diametro inferiore a 2,5 micron) e rilevato un aumento del rischio di mutazioni nel gene EGFR, che assieme al gene KRAS sembra collegato al cancro ai polmoni. Analizzando 250 campioni di tessuto polmonare umano mai esposto agli agenti cancerogeni causati dal fumo o da un forte inquinamento l’equipe ha trovato mutazioni del DNA nel 18% dei geni EGFR e nel 33% dei geni KRAS. Le mutazioni in questione, benché i polmoni fossero sostanzialmente sani, erano dunque numerose e sembrano anche aumentare con l’avanzare dell’età. “Da sole, probabilmente queste mutazioni non sono sufficienti per guidare il cancro - ha spiegato il ricercatore -. Ma quando una cellula è esposta all’inquinamento può innescare una risposta di guarigione delle ferite che provoca infiammazione. E se quella cellula porta una mutazione, allora formerà un cancro. Abbiamo fornito un meccanismo biologico dietro quello che in precedenza era un enigma”.

In un altro esperimento condotto sui topi gli scienziati hanno rilevato l’attivazione di un anticorpo che potrebbe bloccare il mediatore chiamato interleuchina 1 beta. Questo innesca l’infiammazione impedendo in primo luogo l’insorgenza del cancro. Swanton e colleghi sperano che la scoperta possa “fornire le basi per lo sviluppo futuro di un medicinale, magari una pillola, in grado di prevenire l’insorgenza del cancro”.

Lo studio "rivoluzionario" ed "emozionante"

La scoperta del team viene definita “rivoluzionaria” da una moltitudine di scienziati. La dottoressa Suzette Delaloge, che dirige il programma di prevenzione del cancro presso l’Istituto francese Gustave Roussy, definisce il lavoro svolto da Swanton “rivoluzionario” perché per la prima volta si è riusciti a dimostrare con certezza assoluta il ruolo dell’inquinamento atmosferico nella salute dell’uomo. “Questo studio apre una porta enorme, sia per la conoscenza, ma anche per nuovi modi per prevenire lo sviluppo del cancro”, ha aggiunto Delaloge. Questo studio ha portato alla luce dati che le autorità internazionali non potranno più ignorare: “I governi dovranno agire”.

Lo studio, e i risultati ottenuti, sono stati definiti poi “emozionanti” dall’oncologo Tony Mok, dell’Università cinese di Hong Kong: “In futuro potremmo servirci delle scansioni polmonari per cercare lesioni precancerose nei polmoni e provare a invertirle con farmaci come gli inibitori dell’interleuchina 1 beta”.

L’inquinamento atmosferico, definito da Swanton “assassino nascosto” uccide ogni anno oltre 8 milioni di persone. Il dato equivale esattamente al bilancio delle vittime causate dal tabacco. “Possiamo scegliere se fumare o meno – conclude la ricercatrice - ma non possiamo scegliere l’aria che respiriamo”. Si tratta di una emergenza planetaria, che tocca indistintamente Paesi ricchi e Paesi poveri, in ogni angolo della Terra, e proprio per questo va affrontato con un’azione sinergica che coinvolga tutti i governi, che dovranno riconoscere gli intimi legami tra salute climatica e salute umana.

Roberto Zoncadi Roberto Zonca   

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