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Addio al latte fresco di giornata, sugli scafali arriva la versione "sintetica”: la rivoluzione che non convince

In America e in Australia è già una realtà. Lo si produce come ingrediente in polvere, da usare come integratore proteico, o come ingrediente per la produzione dei gelati. E in Europa cosa accadrà?

Roberto Zoncadi Roberto Zonca   
Foto Shutterstock
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Se gli allevamenti intensivi così come sono oggi concepiti sono considerati come un luogo di tortura per gli animali, e per giunta risultano insostenibili dal punto di vista ambientale, la soluzione per un mondo che necessita di cibo potrebbe arrivare dai laboratori scientifici. Qualche anno fa l’annuncio della carne sintetica fece il giro del mondo, di recente il lancio del pesce in provetta e ora la notizia del latte sintetico. Stando a quanto annunciato da un team di ricercatori della Macquarie University, guidato dalla dottoressa Milena Bojovic, la novità rivoluzionerà non soltanto il settore caseario, ma la vita di centinaia di milioni di persone.

Il latte sintetico, che in quanto tale viene realizzato senza l’intervento di alcun animale, potrebbe invadere gli scaffali dei supermercati già nei prossimi anni. Viene letteralmente “coltivato in laboratorio” e, attraverso la cosiddetta “fermentazione di precisione”, sarà indistinguibile da quello “biologico”. Il successo della nuova bevanda è tutt’altro che garantito.

Quanti consumatori lo preferiranno a quello tradizionale? Pochi sembrano avere una risposta. Molto dipenderà dalle scelte politiche, e anche dal prezzo del latte tradizionale che, con la riduzione programmata degli allevamenti intensivi in tutto il mondo, potrebbe subire pesanti rincari. In ogni caso c’è chi scommette sarà un vero e proprio successo. Al momento, infatti, l’8 per cento della popolazione mondiale consuma abitualmente latte e derivati. I numeri, apparentemente piccoli, nascondono in realtà un mercato impressionante, che si aggira annualmente attorno ai 27 miliardi di dollari. Per convincere i consumatori gli scienziati punteranno prevalentemente sul tema della sostenibilità. Il latte sintetico, spiega la stessa ricercatrice, non richiede l’intervento delle mucche ma può avere la stessa composizione biochimica. Senza poi parlare della notevole riduzione delle emissioni di metano, e dunque dell’impatto sull’ambiente.

Il latte sintetico già esiste, commenta la responsabile del progetto, non è qualcosa di fantascientifico. Negli Stati Uniti c’è già chi lo usa per la produzione di gelati, ma anche come proteine in polvere. In Australia, invece, la startup Eden Brew lo distribuisce come bevanda, e ha già conquistato una discreta fetta di mercato. I prodotti in questione non sono ancora arrivati in Europa, ma se si dovesse riuscire a migliorarne ulteriormente la qualità non è escluso che gli stessi possano incontrare il favore del mercato e dei consumatori. Prima che ciò accada passeranno tuttavia degli anni. I colossi del settore lattiero-caseario riusciranno a reggere il confronto?

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Roberto Zoncadi Roberto Zonca   

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