"Veneto anno zero", il libro inchiesta sui retroscena dello scandalo Mose

Renzo Mazzaro ricostruisce i contorni della più lunga inchiesta per corruzione mai affrontata in Veneto e dei suoi risvolti degni di una spy story

'Veneto anno zero', il libro inchiesta sui retroscena dello scandalo Mose
di Alice Cavicchioli

Padova 23.4.2015 (Alice Cavicchioli) - A un anno di distanza dallo scandalo Mose e dalla retata storica che fece scattare l’arresto dei potenti del Veneto, con l’ex governatore Giancarlo Galan in testa, esce in libreria “Veneto anno zero”, libro inchiesta di Renzo Mazzaro, giornalista del gruppo Repubblica-Espresso che di politica e degli affari di Palazzo Balbi si è occupato, per i quotidiani veneti, dagli anni Ottanta. Nel libro, edito da Laterza, i retroscena e i passaggi che aiutano a capire la genesi di quell’intreccio di corruzione che ha legato per anni tecnici e politici del Veneto. Un sistema malato che Mazzaro aveva evidenziato già in molte delle sue cronache.

“Io, o meglio “I padroni del Veneto” (libro precedente di Mazzaro, ndr) passa per essere un libro profetico – ci ha detto l’autore a margine della presentazione del libro a Padova a Palazzo Moroni – ma ho detto spesso che le cose che ho scritto se le ho viste io poteva vederle chiunque, erano sotto gli occhi di tutti. Certo, non le tangenti, non i soldi che son saltati fuori: quelli potevano essere scoperti soltanto da un’indagine di polizia giudiziaria, ma quello che era chiaro a tutti è che pochi, sempre i soliti, facevano tutte le grandi opere e anche le piccole, alla fine. C’era una evidente vicinanza di queste grandi imprese al decisore politico quindi il libero mercato era tagliato fuori con tutte le conseguenze della mancata concorrenza”.

“C’è anche un altro aspetto che secondo me è ancora poco indagato – aggiunge Mazzaro – e cioè che le grandi imprese non fanno tutti i lavori, anzi, la maggior parte li subappaltano. Allora se la grande impresa prende a 100, subappalta ad esempio a 80. Ma non basta, perché poi c’è il subappalto del subappalto, a 60, 50, 40, addirittura 30. In definitiva un’opera che noi contribuenti paghiamo 100 viene realizzata a 50, con questo sistema non possiamo meravigliarci se poi ad esempio cade un pezzo di viadotto della Salerno-Reggio Calabria”.

Un’inchiesta difficile, quella sull’affare Mose. La più lunga mai affrontata in Veneto sulla corruzione e quella con l’importo più alto di tangenti mai raggiunto in Italia. A portarla avanti tre magistrati: Stefano Ancilotto, Stefano Buccini e Paola Tonini, che hanno lavorato in un clima di altissima tensione. “Ad un certo punto – racconta Ancilotto – abbiamo scoperto che purtroppo anche esponenti della Guardia di Finanza erano coinvolti nell’indagine e alla Procura di Venezia erano venuti a chiedere informazioni anche esponenti dei servizi segreti. A questo punto, non sapendo più di chi poterci fidare, invece di tenere tutto il materiale probatorio nei computer e nei cassetti dell’ufficio lo abbiamo messo in chiavette usb che nascondevamo nei posti più disparati dove in caso di furto non sarebbero state cercate, come ad esempio fra i giocattoli di mia figlia”.

Sopito il clamore e dopo i patteggiamenti ottenuti da molti degli arrestati, cosa accadrà in Veneto? Vedremo, fra non molto tempo e secondo un copione già noto, il riaffacciarsi di un’intera classe dirigente pronta a riciclarsi come nulla fosse? La responsabilità di un cambiamento, secondo Mazzaro, è nelle mani di tutti noi anche perché raramente l’esempio viene da chi è più in alto. “Giancarlo Galan – sottolinea il giornalista – che ha patteggiato e quindi ammette le proprie responsabilità perché ricordiamoci che il patteggiamento è equiparato a una sentenza di condanna, ad oggi è ancora presidente della Commissione cultura della Camera e non ci pensa proprio a dimettersi”.

Abbiamo parlato di:

Veneto anno zero: Website
Renzo Mazzaro: Twitter - Linkedin
Mose: Website - Youtube
Giancarlo Galan: Facebook - Twitter