Corridoi umanitari: sette famiglie siriane in Trentino per sognare un futuro

Tiscali

Grazie, grazie e ancora grazie. Lo ha detto più volte uno dei padri di famiglia siriani accolti in Trentino, presso Villa S. Nicolò, durante l'incontro con la stampa tenutosi il 2 marzo a Trento nel quale è stata presentata l'iniziativa del primo corridoio umanitario per l'arrivo di profughi in Europa. In Trentino sono giunti, grazie a questo progetto, 29 richiedenti protezione internazionale siriani. Un grazie, quello delle famiglie accolte, rivolto alla Provincia autonoma di Trento e alla Diocesi, ma rivolto anche a tutti i soggetti che a vario titolo hanno reso possibile l'arrivo in sicurezza delle famiglie siriane nel progetto di accoglienza in Trentino: Governo, Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle chiese evangeliche in Italia, associazione Papa Giovanni XXIII, Tavola valdese e corpi civili di Pace dell’Operazione Colomba.

Il 29 febbraio 2016, 93 profughi siriani (24 famiglie) sono arrivati in aereo a Roma (volo Beirut-Fiumicino) grazie al “corridoio umanitario” aperto dall’Italia in risposta all’emergenza migranti. Notevole è stato l’impegno del Trentino che, con un Ordine del giorno approvato con maggioranza trasversale, ha visto il Consiglio provinciale impegnare la Giunta provinciale a sostenere il progetto di apertura del canale umanitario con il Libano al fine di mettere in protezione un gruppo di 7 famiglie. Si tratta di 29 persone che presentano vulnerabilità (a cominciare dalle loro condizioni di salute) e che sono imparentate tra loro (undici adulti e diciotto bambini, quattordici dei quali sotto i sette anni).

Prima di arrivare in Italia, queste famiglie siriane hanno vissuto per quattro anni in un piccolo campo profughi a nord del Libano, nella regione dell'Akkar, a quattro chilometri dal confine siriano. Si tratta di persone scappate insieme da Homs, città al di là del confine rasa al suolo dalla guerra. Nel corso del conflitto le case di queste famiglie sono andate distrutte. I 29 siriani accolti in Trentino hanno ottenuto un visto umanitario a territorialità limitata rilasciato dall’ambasciata italiana in Libano.

Le 7 famiglie giunte in Trentino si sono già sistemate presso Villa San Nicolò, nei pressi di Ravina, un tempo residenza estiva dell’Arcivescovo. Lo stabile, prima inutilizzato, è stato ristrutturato e messo a norma a spese dell’Arcidiocesi, ricavandone alloggi autonomi in grado di ospitare al meglio le 7 famiglie di profughi. L'accoglienza delle 7 famiglie siriane sarà gestita d'intesa con l'Arcidiocesi di Trento, che mette a disposizione a titolo gratuito la struttura di Villa S. Nicolò. Saranno gli operatori di Fondazione Comunità solidale (struttura operativa della Diocesi) e della Provincia, attraverso il Cinformi, a seguire e assistere i siriani accolti. Le modalità di assistenza saranno analoghe a quelle previste per la generalità dei richiedenti protezione internazionale assegnati dallo Stato al Trentino.

In particolare, i servizi che verranno offerti sono vitto e alloggio, beni di prima necessità, sostegno psico-socio-sanitario, mediazione linguistico-culturale, orientamento giuridico sulla protezione, corsi di lingua e cultura italiana, percorsi di facilitazione alla vita comunitaria, corsi di formazione al lavoro e al volontariato.

Oltre a Trento, gli altri profughi arrivati con il corridoio umanitario in Italia saranno ospitati a Reggio Emilia, Torino, Aprilia. Una famiglia era già partita per Bologna lo scorso 4 febbraio. Il corridoio umanitario aperto dall’Italia prevede complessivamente l’arrivo di un migliaio di persone in due anni non solo dal Libano, ma anche da Marocco ed Etiopia.

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