L’urlo del pastore: Sardegna distrutta dal fuoco e da chi il fuoco non l’ha saputo prevenire

L’urlo del pastore: Sardegna distrutta dal fuoco e da chi il fuoco non l’ha saputo prevenire

Cliccate sul pulsante qui in alto, ascoltate le parole di Fortunato Ladu, pastore di Desulo, guardate le immagini sconvolgenti e fissate questi numeri: ventimila ettari di territorio andati in fumo, 1500 sfollati, centinaia di migliaia di animali bruciati dalle fiamme, ridotti in cenere querceti e uliveti secolari. Centinaia di vigili del fuoco e 7000 volontari lavorano da ore ed ore, senza sosta, per spegnere definitivamente i focolai alimentati dal libeccio e dai comportamenti delinquenziali degli uomini. Ai piani alti della Regione Sardegna, hanno fatto tutti davvero la loro parte?

Il commento di IGOR STAGLIANÒ
AVETE ASCOLTATO LE PAROLE, vibranti e disperate, di Fortunato Ladu? Montate da Giuseppe Pireddu per YouTg.Net, hanno la stessa rabbia del fuoco che ha divorato in poche ore ventimila ettari di territorio, generato 1500 sfollati, ucciso centinaia di migliaia di animali, ridotto in cenere querceti e uliveti secolari. Fortunato Ladu è un pastore di Desulo, il suo gregge e la sua azienda agricola sono stati solo lambiti, questa volta, dalle fiamme che hanno devastato una larga fetta di Oristanese e della Sardegna Centro-orientale. Lo abbiamo conosciuto negli anni passati alla testa di tante battaglie dei pastori per il giusto prezzo del loro latte.

Abbiamo ascoltato, per “Ambiente Italia” di Rai 3, la sua storia di studente di medicina, degli studi interrotti per non chiudere l’azienda del padre, della vita grama per mandare a scuola le sue figlie, oggi grandi e affermate. Come lui sono migliaia i pastori sardi che stentano la vita e presidiano il territorio. Le loro greggi tengono pulite le campagne, nel disinteresse pressoché generale delle istituzioni. Di tanto la regione o lo Stato elargiscono qualche provvidenza occasionale, poi tutto ricomincia daccapo. Ed è un settore − quello agro-pastorale e lattiero-caseario − che dà lavoro a sessantamila sardi, quanto l’intera industria automobilistica nazionale. In attesa di altre fiammate sociali o di altri fuochi accesi per far del male.

Centinaia di vigili del fuoco e 7000 volontari lavorano da ore ed ore, senza sosta, per spegnere definitivamente i focolai alimentati dal libeccio e appiccati dal comportamento delinquenziale degli uomini: di questo possiamo essere certi. Ai piani alti della Regione, tutti hanno fatto davvero la loro parte? Nel poltronificio cagliaritano sempre aperto a Villa Devoto (sede della Giunta regionale) non hanno ancora trovato il tempo di sostituire Antonio Casula, direttore generale di Forestas (il Corpo forestale regionale), sorpreso a banchettare a fine aprile in pieno lockdown a Sardara e inquisito dalla magistratura.  

Il 6 luglio scorso, i Vigili del fuoco denunciavano «gravi ritardi» organizzativi e, a giorni, la «scadenza irrevocabile di quattro direttori di servizi territoriali da avvicendare in piena campagna antincendio». Non s’è mosso nessuno. E sguarniti sono tuttora gli uffici Antincendi e logistica, gli Ispettorati di Oristano, Nuoro, Lanusei e Iglesias. La cambiale elettorale pagata subito da Christian Solinas è stata quella per il posto di capo della Protezione civile, affidata ad Antonio Pasquale Belloi, senza i requisiti richiesti − «il direttore generale che guidava una polisportiva», riferiscono le cronache regionali −, ma con la tessera del partito giusto: il suo, il fu glorioso Psd’Az.

Bisognerà ricostruire il pezzo di Sardegna distrutta dal fuoco. La solidarietà per ripiantare alberi, ricostruire greggi, portare foraggi agli animali sopravvissuti s’è già messa in moto. Ci vorranno tante mani per farlo. Diverse, possibilmente, da quelle che non hanno saputo difenderla. © RIPRODUZIONE RISERVATA