Marcello Fois: "Il Festival di Gavoi resta indipendente nonostante la crisi e le pressioni degli editori"

Marcello Fois: 'Il Festival di Gavoi resta indipendente nonostante la crisi e le pressioni degli editori'
di Claudia Mura

Isola delle storie compie dieci anni e festeggia inaugurando, giovedì 4 luglio, il Festival letterario della Sardegna con un “Concerto per l’Europa” dei musicisti Christopher Dell, Gavino Murgia, Lelio Giannetto, Wolfgang Reisinger, Nicolas Simion, e Maciej Fortuna che eseguiranno un tema originale realizzato proprio a Gavoi. A partire dal giorno successivo, e fino a domenica 7, avranno inizio gli incontri con gli autori nei luoghi più suggestivi di questo paese del Nuorese ricco di storia e cultura. Fra i nomi più noti ci sono il vignettista Vauro, la scrittrice Paola Mastrocola, il giornalista e scrittore Massimo Gramellini, il collega Gianluigi Nuzzi, la scrittrice Simonetta Agnello-Hornby e la giornalista e scrittrice Loredana Lipperini. Ma come si fa a tenere vivo lo spirito del racconto con la stessa attenzione e passione di sempre nonostante una crisi economica che inevitabilmente diventa anche crisi dell’editoria?

Lo scrittore e sceneggiatore Marcello Fois, uno degli organizzatori storici di Isola delle storie, spiega come rimanere fedele allo spirito del festival e al suo modo di intendere libri e racconti anche in un periodo in cui i cordoni della borsa sono stretti.
“Scioccamente esiste in questo Paese l’idea che quello sulla cultura sia un risparmio serio perché si tratta di un investimento senza ritorno. Ma la realtà dimostra esattamente l’opposto: quando si investe in cultura, la risposta arriva magari in un tempo dilatato ma 70 volte sette. Insomma ogni sforzo torna indietro in termini di acquisizione di maggiore coscienza civica, di una cultura più alta e di un senso critico più alto.”

Cosa che non è sempre graditissima a chi gestisce la cosa pubblica.
“Intatti, il piano con cui si considera la cultura è apparentemente finanziario ma in realtà la paura corrente è quella di produrre un pubblico troppo attivo. Per alcuni è preferibile una platea passiva, lo è per chi fa confusione fra il sostegno alla cultura e il farsi pubblicità attraverso gli eventi. Del resto il pubblico amministratore non è un’azienda privata che può decidere di rischiare i propri soldi su una manifestazione come fa ad esempio Tiscali, che è nostro sponsor da tempo. I pubblici amministratori gestiscono i soldi di tutti, anche se spesso lo dimenticano.”

Ma al di là del ritorno immediato, non si valuta la ricaduta sul territorio di un evento come il Festival?
“Purtroppo la si valuta soprattutto relativamente alla capacità di voto di quel territorio. Per l’amministrazione in corso la Sardegna interna è scomoda sotto tanti punti di vista, soprattutto perché è a bassa densità di centrodestra. A volte dare origine a manifestazioni di vasto richiamo ed essere virtuosi in posti dove non è comodo esserlo, è doppiamente fastidioso.”

Spesso si contrappongono i festival ai premi letterari che ogni anno, soprattutto quelli più rinomati come lo Strega e il Campiello, sono accompagnati da polemiche perché si dice siano pilotati dalle case editrici.
“I premi sono dei grandi giochi di società, dal mio punto di vista. Io sono un votante Strega da una decina d’anni e potrei dire che è vero ma anche che è falso. È come dire che è pilotata una partita di Risico o di tombola: il giocatore si siede, sa quali sono le regole e cerca di mettere in campo il suo talento per fare in modo che quelle regole gli siano favorevoli. Fare finta che sia diverso significa essere in mala fede: tu lo sai benissimo da subito come si gioca allo Strega piuttosto che al Campiello. Devi solo accettare o rifiutare, ma alla fine è sempre il pubblico che decide, comprando o meno il libro vincitore.”

Con quale criterio scegliete gli autori da invitare al festival? Succede che anche voi riceviate “inviti” o “suggerimenti” dagli editori?
“Succede ma relativamente: le case editrici si adeguano tantissimo alle organizzazioni dei festival. Gavoi, ad esempio, non accetta proposte nonostante riceva una marea di richieste: noi il programma lo facciamo in base a un pensiero indipendente che guida tutte le nostre scelte. Ci è anche capitato di rifiutare pezzi da 90 dell’editoria perché non erano coerenti con l’idea che animava il festival quell’anno. Altre volte invece le esigenze coincidevano e il suggerimento è stato accolto. Noi salvaguardiamo innanzi tutto la qualità della proposta, fatto che ha garantito la longevità del festival, e spesso per questo preferiamo autori sconosciuti a quelli con grande appeal televisivo.”

Una scelta controcorrente della quale andate particolarmente fieri?
“Per esempio Mo Yen (cinese, Nobel alla letteratura 2012, ndr), lo abbiamo invitato due anni prima del Nobel e in Italia era praticamente sconosciuto. Basti pensare che il New York Times, nella sua pagina web, per spiegare chi fosse ha trasmesso integralmente il filmato del festival di Gavoi che, tra l’altro, ha fatto Tiscali con Streamago.”

Cosa bolle nella pentola del Marcello Fois scrittore?
“Il mio prossimo libro uscirà a settembre per la collana Arcipelaghi di Einaudi. È un romanzo breve che si intitola L’importanza dei luoghi comuni. È una storia contemporanea: due sorelle gemelle di una certa età rientrano nella casa del padre che le aveva abbandonate quando avevano otto anni. Tornano proprio in occasione della morte dell’uomo che per loro è in realtà un estraneo, tuttavia l’evento costringerà le due a una sorta di piccolo bilancio della loro vita.”

E come sceneggiatore?
Lavoro ad una serie televisiva della quale non posso ancora parlare, ma ultimamente tendo a limitare molto i rapporti con la tv”.

Deluso? Format sempre uguali e scarsa sperimentazione?
“C’è una crisi enorme: attraversiamo una stagione veramente triste. La tv è ormai un oggetto quasi romantico per quanto è depressa, decisamente poco divertente. I miei figli non la guardano più: l’hanno in camera da letto e non l’accendono mai. E così tanti giovani.”

Il Web la fa da padrone offrendo anche contenuti tv on demand.
“Io stesso uso Internet per i programmi che mi interessano perché posso vederli quando e come mi pare. La televisione generalista ormai è come il grammofono.”