Università Genova, rettore incontra studenti per centro antiviolenza. Ma la protesta continua
GENOVA - Quarto giorno di protesta di Cambiare Rotta per chiedere che l’Università di Genova istituisca un centro antiviolenza, dopo il caso del professore di Architettura indagato per aver realizzato dei fotomontaggi pornografici servendosi delle immagini dei volti di alcune studentesse. Dopo i primi due giorni nell’atrio della sede dell’Ateneo, da ieri il presidio si è spostato davanti agli uffici del rettorato. E non è bastata, ieri sera, la disponibilità del rettore Federico Delfino a incontrare brevemente una delegazione dei manifestanti e ad assicurare un incontro più approfondito nei prossimi giorni. IL PROGETTO DELL'ATENEO PER IL PUNTO DI ASCOLTO Sempre ieri, la prorettrice Nicoletta Dacrema, che nei giorni scorsi aveva illustrato l’esistenza di un programma che porterà all’apertura di un punto di ascolto, ha confermato il percorso con una lettera rivolta ai manifestanti: "Apprezziamo il vostro contributo per il raggiungimento dell’obiettivo di attivare al più presto un punto di ascolto in ambito universitario in grado di raccogliere le segnalazioni di malessere e di comportamenti violenti o molesti all’interno dell’ateneo, con specifico ed esclusivo riferimento alla violenza di genere- si legge- questo obiettivo è il nostro".
Dacrema assicura che il progetto sarà approvato "entro la prossima settimana" da parte degli organi di governo di Unige. Il punto di ascolto sarà "gratuito, aperto tutto l’anno a tutta la comunità accademica, presieduto da uno psicologo" che, all’occorrenza, indirizzerà la persona interessata "ai centri antiviolenza e ai centri per i maltrattanti". Inoltre, ricorda la prorettrice, il punto di ascolto "va a inserirsi in un più articolato progetto che prevede anche la proposta di laboratori sul tema per un totale di 200 ore, e che contempla altresì lo sviluppo di progetti di ricerca sull’argomento". Lo stesso progetto dell’Ateneo viene lodato oggi dalla Prefettura, al termine della riunione periodica del tavolo di monitaroggio contro la violenza. In quella sede, la prorettrice Dacrema ha illustrato il progetto di attivazione del punto di ascolto. I presenti al tavolo, recita una nota, "hanno apprezzato e condiviso i contenuti, gli obiettivi, nonché la struttura del progetto, anche a seguito delle precisazioni fornite riguardo al rapporto con i centri antiviolenza". Per questo, viene ritenuto che "il progetto possa rappresentare uno strumento innovativo per la prevenzione e il contrasto al fenomeno della violenza di genere e costituire un utile riferimento anche per altre amministrazioni". CAMBIARE ROTTA: 'NON BASTA, DOMANI IN PIAZZA' Ma i manifestanti di Cambiare rotta non sono soddisfatti e proseguono l’occupazione. L'incontro con il rettore e la lettera della prorettrice, affermano, "sono stati due primi passi che hanno riconosciuto la nostra lotta e le nostre istanze e hanno finalmente fatto scendere la governance dell’ateneo dal piedistallo, mettendola di fronte alla sua responsabilità. Questo dimostra che la lotta paga". Ma non basta. Oggi pomeriggio hanno organizzato un’assemblea con la partecipazione da remoto della ricercatrice che un anno fa aveva messo a punto un progetto di sportello antiviolenza di ateneo, poi accantonato dall’Università. Per il collettivo studentesco restano "molti dubbi e criticità. Il documento scritto dalla prorettrice Dacrema non è risolutivo: proporre un punto solo di ascolto, mai discusso con la comunità accademica e studentesca, già avviato nelle sue fasi di approvazione, non risponde alla gravità dei fatti, dato che si pone solo nell’ottica di ascolto e non di intervento strutturale". Domani, la battaglia di Cambiare rotta si trasferirà in piazza e si unirà alla protesta nazionale del mondo studentesco per il cosiddetto “No Meloni day”.


















