Liguria, Toti: “O ci si fida di Arcuri oppure si cambia commissario”

Liguria, Toti: “O ci si fida di Arcuri oppure si cambia commissario”
di Agenzia DIRE

GENOVA - "La struttura commissariale di Arcuri è stata l'interfaccia principale delle Regioni: molte cose non hanno funzionato, molte non avrebbero funzionato al di là di Arcuri. L'importante è che si decida: o si dà fiducia o si cambia questa struttura commissariale". Così il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, ad 'Agorà' su Rai 3. "Non possiamo stare due mesi nel limbo con una struttura commissariale che ogni giorno viene, di fatto, delegittimata sui giornali, ma che continua a detenere tutte le leve di comando", conclude il governatore."LE REGIONI CHE HANNO OFFERTE SUL VACCINO LE SOTTOPONGANO AL GOVERNO""I problemi della campagna vaccinale del nostro Paese sono le dosi e il personale che mancano. Non possiamo somministrare l'acqua minerale- continua Toti-. Tutti noi vorremmo acquistare vaccini, ma il problema è che cosa acquistiamo: propongo a tutte le Regioni che hanno offerte dalle agenzie di brokeraggio, di girarle al governo per una valutazione. Gli unici che possono dare sicurezza sono i produttori e, personalmente, credo che sia più facile che si trovino accordi tra l'Unione europea e le case produttrici"."RIAPRIAMO I LOCALI A SECONDA DEL VOLUME""Dopo un anno di pandemia, i cittadini sono esasperati, vivono la percezione del rischio in modo diverso e avremo sempre più difficoltà a tenerli in casa. Le leggi si rispettano, ma la politica si deve rendere conto della situazione che il Paese sta affrontando- dice il presidente della Regione Liguria-. Come Conferenza delle Regioni abbiamo dato l'assenso alla decisione del governo di prorogare le cosiddette norme primarie, cioè quelle che vietano la libertà di spostamento- aggiunge il governatore- ma abbiamo anche detto che tutto il sistema va revisionato in modo profondo, per renderlo più comprensibile ai cittadini e più coerente con i tempi". L'idea di Toti non è di "aprire tutto, ma l'Italia non può vivere di solo repressione: c'è bisogno che le regole vengano vissute come equilibrate e, di conseguenza, rispettate. Abbiamo sempre agito su zone che prevedono apertura e chiusura di alcune attività: perché non agire sul lato sul volume? Ad esempio, un ristorante che in zona gialla ha 50 coperti, in zona arancione potrebbe farne 25, aumentando la distanza tra i tavoli".