La scorsa estate il 90% delle strutture liguri ha aperto in alta stagione

La scorsa estate il 90% delle strutture liguri ha aperto in alta stagione
di Agenzia DIRE

GENOVA - Nonostante le stringenti misure di sicurezza anti Covid, la scorsa estate in Liguria nove strutture ricettive su dieci sono riuscite ad aprire almeno in alta stagione. Nel dettaglio, il 70% delle imprese era aperto a giugno, l’87% a luglio, l’89,4% ad agosto, l’88% a settembre. Le percentuali di apertura maggiori si sono riscontrate nel comparto alberghiero, con un tasso medio dell’86% a giugno e del 96% da luglio a settembre. Tuttavia, il calo complessivo dei vacanzieri rispetto all’estate 2019 è stato del 27,3%. Molte le disdette ricevute dagli operatori turistici della regione, soprattutto per i soggiorni di giugno (51,5% delle prenotazioni), ma anche nei mesi successivi (34,9% a luglio, 25,6% ad agosto, 29,5% a settembre). I dati emergono da un’indagine svolta dall’Osservatorio turistico regionale su circa 5.000 strutture ricettive liguri.Tra le realtà che hanno scelto di non aprire, nel 65,9% dei casi la motivazione è stata l’assenza o la scarsità di prenotazioni. Se, in genere, per gli hotel i costi di adeguamento ai protocolli di sicurezza non sono stati un problema insormontabile, lo stesso non si può dire per una struttura extralberghiera su cinque, che ha deciso di non aprire proprio per questo motivo. Inoltre, per il 12,5% degli hotel e il 7,8% delle imprese extralberghiere la ragione della mancata apertura è legata all’assenza di spazi adeguati nelle aree comuni per essere in regola con le linee guida. Il dato più preoccupante è che un albergo su quattro tra quelli che non hanno aperto ha chiuso definitivamente l’attività.Le percentuali di occupazione media sono state del 45,5% a luglio, del 66,4% in agosto e del 42,3% a settembre. Diversamente dal resto del Paese, a tenere di più sono stati gli alberghi: 29,7% a giugno contro il 21,8% dell’extralberghiero, 52,1% a luglio contro il 43,6%, 76,8% ad agosto contro il 63,5% extralberghiero, 53,5% a settembre contro il 39,2% extralberghiero. Quasi tre turisti su quattro (74,1%) nell’estate 2020 della Liguria sono stati italiani, con una percentuale che sale al 78,3% negli hotel. Dal punto di vista dell’offerta, quattro imprese su dieci hanno attivato misure di promozione e tre su dieci hanno deciso di puntare di più sul mercato digitale, mentre solo il 5% delle strutture si è dedicata a una promozione extra web.Altro tema caldo è la riduzione della forza lavoro. Se in Italia il 74% delle imprese ricettive non crede di ritornare ai livelli occupazionali del 2019, tra personale fisso e stagionale, la Liguria è più ottimista: il 53% crede che la crisi non sia recuperabile, ma il 20% delle realtà prevede di riassumere il personale fisso, il 18% solo lo stagionale e l’8,5% pronostica un riallineamento completo della propria forza lavoro. Su questo aspetto, però, incidono le molte imprese familiari che non si affidano a collaboratori esterni: il 39% degli intervistati e il 47,5% per le sole strutture extralberghiere. Per le altre realtà, la gestione del personale durante la pandemia è stata caratterizzata da un ampio ricorso alla cassa integrazione: il 23% medio, che sale però al 61,7% tra gli hotel. Da sottolineare, infine, che a inizio novembre solo il 14% delle imprese ricettive contava di chiudere il bilancio del 2020 in pareggio, contro un 83,6% di strutture che, alla luce dei costi sostenuti e delle prenotazioni ricevute, stimava perdite per la propria attività, quota che saliva all’87,6% per le imprese alberghiere.