Bomba tossica nel Parco del Vesuvio. E la bonifica può attendere

Avvenire

Cava Fiengo, nel cuore del Parco nazionale del Vesuvio. Le analisi richieste dalla Procura di Napoli tre hanno svelato una bomba tossica. Racconta una video-inchiesta del quotidiano L'Avvenire che diversi mesi fa gli uffici giudiziari partenopei hanno scritto alla Regione Campania, alla Città metropolitana di Napoli e al Comune di Ercolano, chiedendo di conoscere («con l’urgenza del caso») cosa intendano fare «in ordine agli interventi di bonifica» e alle «misure di riparazione e ripristino ambientale» di Cava Fiengo. E stanno ancora aspettando risposte. Si tratta di un’area di 150mila metri quadrati in Contrada Castelluccio, diventata «discarica abusiva», nella quale le analisi certificano il «consistente superamento dei limiti di soglia di contaminazione previsti» non solo «per siti a verde pubblico, privato e residenziale», ma anche per quelli «a uso commerciale e industriale». Ad aver sfondato quelle soglie c’è «berillio, cadmio, benzoantrace, benzopirene, rame, piombo, zinco», ci sono «le diossine, i furani e gli idrocarburi pesanti» e altro, annota la Procura. Nella cava sono stati trovati quattrocentomila metri cubi di rifiuti, pericolosi e non. «Cumuli di indumenti e pezzame in parte combusti, rifiuti prodotti da demolizioni edilizie, pezzi di manufatti cementizi contenenti amianto, fusti da duecento litri deteriorati, un fusto contenente olio lubrificante, carcassa di autovettura, imballaggi in plastica e metalli». Negli ultimi mesi, due pentiti di clan ercolanesi, Ignazio Magliulo e Ciro Gaudino, stanno raccontando ai magistrati molto di quanto accaduto negli ultimi trent’anni: «Sì, il Vesuvio era la discarica della camorra», ha spiegato il secondo.