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Proteggere le nostre opere d’arte dai terremoti si può. I Bronzi di Riace indicano come fare 

di Italia Libera   
Proteggere le nostre opere d’arte dai terremoti si può. I Bronzi di Riace indicano come fare 

I due capolavori esposti e custoditi al Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria sono protetti da un sistema di isolamento sismico, costruito alla base delle grandi statue in bronzo. Le lastre di marmo di Carrara su cui poggiano i piedi i due antichi guerrieri — “Il Giovane” e “Il Vecchio” — nascondono tre strati di quattro piccoli isolatori elastomerici tridirezionali ad alto smorzamento. Il dispositivo di sicurezza è completato da quattro sfere di marmo inserite in quattro calotte concave e da barre di acciaio inox per l’isolamento sismico verticale. La soluzione definitiva, va da sé, è la protezione antisismica alla base degli interi musei che contengono i nostri capolavori. All’estero già si fa, in Italia si fatica a far capire quanto sia essenziale, e urgente, agire presto

L’analisi di ALESSANDRO MARTELLI, ingegnere antisismico

LA RAI HA recentemente ricordato il ritrovamento dei Bronzi di Riace, più di 50 anni fa (il 16 agosto 1972), nei pressi di Riace Marina (Reggio Calabria). Furono avvistati sul fondale marino (ad 8 metri di profondità) da Stefano Mariottini, un giovane sub dilettante romano. Le due stupende statue di bronzo (ora denominate “Il Giovane” ed “Il Vecchio”), di provenienza greca e databili attorno al 450 a.C., sono a noi pervenute in eccezionale stato di conservazione. Sono alte, rispettivamente, 1,98 m ed 1,97 m; il loro peso, originariamente di 400 kg, ora è diminuito a circa 160 kg, grazie alla rimozione della terra di fusione. Si suppone che esse (forse un tempo appartenenti ad un gruppo statuario) fossero state gettate a mare per alleggerire il carico della nave che le trasportava, ovvero che tale nave fosse affondata con esse a bordo. 

Da dicembre 2013, si trovano definitivamente al Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria (Figg. 1 e 2). Io avevo già potuto ammirarle diversi anni prima. Dato che il servizio di Rai 3 non ne ha parlato, ricordo che, in considerazione dell’elevata sismicità della Calabria, nel 1996, ambedue i capolavori furono protetti (per la prima volta in Italia, per singole statue) da un sistema di isolamento sismico. Si trattò, allora, di sistemi solo bidirezionali, in considerazione del fatto che le due componenti più pericolose dei terremoti sono quelle orizzontali. Ciascuno dei due sistemi (Fig. 3) era costituito (seguendo l’esempio di precedenti applicazioni giapponesi a strutture relativamente leggere, come sono i Bronzi di Riace) da 3 strati di 4 piccoli isolatori elastomerici ad alto smorzamento (High Damping Rubber Bearing o Hdrb). 

Per l’esposizione definitiva dei Bronzi di Riace, i due sistemi originari d’isolamento sismico bidirezionale originari summenzionati furono sostituiti da due sistemi tridirezionali, sviluppati, nel 2011, dall’Enea, nell’ambito di una collaborazione con la Soprintendenza Archeologica delle Belle Arti e del Paesaggio della Calabria. Tali due nuovi sistemi (Fig. 4) sono “a rotolamento”, per quanto riguarda la protezione dei due capolavori dalle sollecitazioni sismiche orizzontali. Ciascuno di essi, infatti, consta in una base costituita da 2 blocchi di marmo di Carrara sovrapposti; entrambe le superfici interne dei due blocchi presentano (in modo speculare) 4 calotte concave, nel mezzo delle quali sono collocate 4 sfere, anch’esse di marmo di Carrara. Tra i 2 blocchi sono poi installati elementi dissipativi in acciaio inox, per consentire pure l’isolamento sismico nella direzione verticale. 

Fui (e tuttora sono) molto lieto dell’applicazione dell’isolamento sismico ai Bronzi di Riace, per consentirne la protezione da terremoti anche violentissimi, ma ribadisco che la soluzione più efficace (se fattibile) per proteggere i nostri capolavori dai terremoti è (come mi pare ovvio), quella di isolare alla base gli interi musei che li contengono, così da proteggere adeguatamente tutte le opere in essi contenute. Ciò è stato già fatto da tanto tempo, in vari Paesi (però, ancora mai in Italia), sia per musei di nuova costruzione che anche per adeguamenti sismici di musei esistenti. Fra le prime applicazioni ricordo:

il Te Papa Museum a Wellington (Nuova Zelanda), costruito nel 1992; il nuovo Art Museum, situato nel Golden Gate Park di San Francisco (California, Usa), eretto in sostituzione dell’edificio preesistente (che era stato severamente danneggiato dal terremoto di Loma Prieta di 17 ottobre 1989, di magnitudo M = 7,1) ed inaugurato nel 2005; il Museo dell’Acropoli nel Centro Onassis di Atene (Grecia), la cui costruzione terminò nel 2006, con l’utilizzo di 94 isolatori a pendolo scorrevole (del tipo Sliding Isolation Pendulum – Sip), forniti dall’azienda manifatturiera tedesca Maurer; il Maritime Museum di Wellington (Nuova Zelanda), il cui adeguamento con l’isolamento sismico terminò già nel 1993; la nuova sede dell’Asian Art Museum di San Francisco (California, Usa), realizzata, su progetto del famoso architetto italiano Gae Aulenti, adeguando sismicamente, con isolatori Hdrb, la preesistente San Francisco Main Library (2003); il National Western Museum (Le Corbusier, di Tokyo, Giappone), adeguato sismicamente nel 2009, anche in considerazione della rinomanza dell’architetto che lo aveva progettato.

Da tempo vi sono, comunque, anche importanti esempi di isolamento sismico di singoli capolavori, in diversi Paesi (inclusa, questa volta, l’Italia). Fra le prime applicazioni italiane di tal tipo sono da ricordare nuovamente, oltre a quella ai Bronzi di Riace:

alla statua bronzea dell’Imperatore Germanico al Museo di Perugia ed al Satiro Danzante di Mazara del Vallo, protetti dallo stesso sistema multistrato di isolatori Hdrb precedentemente citato per i Bronzi di Riace; alle statue di Scilla e Nettuno al Museo di Messina, protette, invece, da un sistema costituito da dispositivi in leghe a memoria di forma (Shape Memory Alloy Device – Smad) e, in parallelo, da isolatori a scorrimento a superficie piana (Sliding Device – Sd), tutti forniti dalla Fip Industriale di Selvazzano Dentro, Padova; alla Barca Romana del Museo di Ercolano (in provincia di Napoli), protetta nel 2008 con dispositivi antisismici tridirezionali, costituiti da 3 sfere d’acciaio (inserite fra piastre pure d’acciaio) e da un cilindro di ricentraggio in gomma (per l’isolamento sismico nel piano orizzontale), nonché da una molla e da un dissipatore viscoso (per l’isolamento nella direzione verticale).

Evidentemente, però, isolare sismicamente le singole opere d’arte all’interno dei musei non è sufficiente: occorre garantire anche che nulla crolli loro addosso durante un terremoto.

Quanto ai Bronzi di Riace, confido, quindi, che non siano possibili crolli, nel Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria che li ospita, tali da comprometterne l’integrità, neppure nel caso in cui si ripetessero sismi di violenza almeno pari a quella degli eventi avvenuti nell’area di Reggio Calabria in passato. Si ricordino, ad esempio:

il Terremoto della Calabria Meridionale del 1783, di magnitudo momento massima Mw max = 7,1 ; il Terremoto di Messina e Reggio Calabria del 1908, pure di Mw = 7,1.

Per concludere, invito a firmare la petizione da me lanciata alla fine del 2020, affinché siano attivate urgentemente adeguate politiche di prevenzione del rischio sismico e degli altri rischi naturali (http://chng.it/gf7T6ZVF). Tali politiche sono indispensabili per proteggere non solo i nostri capolavori, ma anche le nostre vite e quelle dei nostri posteri. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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