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Abruzzo, la Coppa del mondo di sci (nordico) nel Parco. Il progetto che indigna gli ambientalisti

di Italia Libera   
Abruzzo, la Coppa del mondo di sci (nordico) nel Parco. Il progetto che indigna gli ambientalisti

La Coppa del mondo di sci nordico infiamma i cuori in Norvegia, ma non suscita gli stessi entusiasmi in Italia. Eppure è per inseguire la possibilità (non la certezza) di ospitare questo evento che in Abruzzo è stato dato il via libera a uno stadio dello sci di fondo in una località bellissima, i Piani di Pezza, un altopiano incastonato nel Parco naturale Sirente-Velino. Uno stadio che significa una serie di infrastrutture (dalle tribune alla sala stampa, dal parcheggio a un laghetto artificiale) che vanno incontro alle necessità di una gara, e a una speculazione che però non ha nulla a che fare con lo sci di fondo inteso come sport nella natura

L’articolo di IVO LEONE

L’ABRUZZO È UNA REGIONE di formidabile bellezza, e grazie al fatto di avere buona parte dei territorio vincolato per i parchi, le aree naturali e la aree marine protette, è riuscita a mantenere una sua integrità. Fragile, perché continuamente aggredita dalla speculazione edilizia che, negli anni, ha cementificato con avidità, lungo le coste, ma anche nelle località di montagna.

C’è anche un problema politico, una “mania di grandezza” che spesso ha animato gli amministratori e chi vuole sfruttare al massimo le bellezze della regione. Per i tanti sciatori che vivono a Roma, l’Abruzzo è una risorsa per gite e vacanze, con l’area sciistica più importante dell’Appennino centrale. Molti romani (ma anche molti napoletani) hanno acquistato la “seconda casa” in Abruzzo per le vacanze di montagna. C’è possibilità di praticare lo sci da discesa, ma anche quello da fondo, e ci sono in Abruzzo per questi appassionati almeno sette percorsi al top (quasi tutti attorno ai 15 chilometri) per bellezza, scenari, fascino, prossimità con strutture alberghiere o di ristoro.

Lo sci da fondo è considerato uno sport a ridotto impatto ambientale: non c’è la speculazione degli impianti di risalita, è uno sport “povero” (per praticarlo basta l’attrezzatura minima) e questo frena il business della neve artificiale, che ha dei costi. Lo sciatore di fondo, normalmente, è uno sportivo che ama la natura.

Sorprende, quindi, che per realizzare una struttura per lo sci di fondo, si voglia profanare un territorio dal pregiato valore naturalistico, nel Parco naturale Sirente-Velino, in località Piani di Pezza. Si tratta di uno splendido altopiano a 1.400 metri di quota, nell’Aquilano, tra i comuni di Ovindoli e Rocca di Mezzo.

A denunciare il progetto sono i rappresentanti regionali di sette associazioni amanti dell’ambiente, dal Cai (Club alpino italiano) a Italia Nostra, in un comunicato congiunto. Ma come può lo sci di fondo essere una minaccia ambientale così grave? Con la realizzazione – già avviata, secondo gli ambientalisti – di uno stadio dello sci di fondo, quindi con tribune, strutture di supporto intorno a una pista che sarà di ottocento metri, perfino un laghetto artificiale (evidentemente previsto come deposito d’acqua in caso di innevamento artificiale). Non solo: spogliatoi, centro stampa, grande parcheggio.

“Sulle alterazioni paesaggistiche dell’area è facile fare previsioni – scrivono nel loro comunicato di denuncia gli ambientalisti – . Dal laghetto, che in estate, come a Campo Felice, si trasformerà nel fondo plasticato di una discarica, ai cannoni sparaneve sul cui numero e sulla cui mobilità dubitiamo, ai canali e alle canalette in vista per l’adduzione dell’acqua al laghetto, alle gradinate che non sono state realizzate nemmeno in occasione della “Route” scout del 1986. Siamo senz’altro facili profeti se affermiamo con certezza che da ovest e da Capo Pezza la vista verso il valico sarà paesaggisticamente insostenibile”.

“Per non parlare – prosegue il comunicato – del sicuro consumo di acqua potabile per alimentare il laghetto, considerato che la zona interessata è del tutto esposta e quindi presto priva di neve, e del rischio che le gradinate possano essere il pretesto per qualche spettacolo, del tutto fuori contesto in una località come i Piani di Pezza”.

Naturalmente, alle proteste degli ambientalisti si può obiettare che il progetto valorizzerà il territorio, e che lo stadio potrà ospitare le gare di Coppa del mondo di sci di fondo. Questa era probabilmente l’originale intenzione, quando nacque il progetto. Ma è una cosa che poteva avere senso trent’anni fa, quando lo sci di fondo era popolarissimo per la spettacolare rivalità di Manuela Di Centa e Stefania Belmondo. Oggi le cose sono cambiate, e non è solo una questione di campioni: lo spazio previsto per la stampa, che trent’anni fa sarebbe stata riempito dagli inviati dei principali quotidiani, a Piani di Pezza sarebbe destinato a restare deserto. Le gare sportive che non sono di primissimo piano (e le gare di Coppa del mondo, soprattutto di sci nordico, non lo sono) ormai i giornalisti le seguono in redazione, ammesso che debbano scrivere più di una breve. E questo vale anche per i quotidiani sportivi.

L’Abruzzo dello sci non ha bisogno della vetrina di un giorno, quello della gara. E tutto ciò che è spinto dalla politica e dagli imprenditori e viene definito come sviluppo dell’economia del territorio, con nuovi posti di lavoro per servizi e infrastrutture, è una deviazione da una vocazione turistica che può essere ancora più valorizzata dalla tutela delle bellezze naturali. Non manie di grandezza ma turismo per chi ama la natura.

Le associazioni ambientaliste lanciano anche un sospetto: come mai questo progetto – se così utile per il territorio – non è stato presentato in pompa magna, ma è stato messo in cantiere quasi in sordina? Certo sorprende un po’ un avvio con il silenziatore: ma questo almeno in parte sarebbe dovuto al fatto che il progetto era legato a un piano di sviluppo di impianti per lo sci in questa parte dell’Abruzzo. Il Consiglio di Stato nel marzo scorso ha dato il via libera (nel comprensorio verranno tra l’altro costruiti altri tre impianti di risalita), accogliendo il ricorso della regione d’Abruzzo e del Comune di Ovindoli contro la decisione del Tar che a suo tempo aveva negato l’autorizzazione all’ampliamento del comprensorio sciistico. © RIPRODUZIONE RISERVATA

di Italia Libera   
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