La posta del direttore

L’Italia in affanno per lo sbarco dei migranti: le risposte giuste e sbagliate di Salvini, Di Maio e il governo del cambiamento

Egregio Direttore, sono un assiduo lettore di TiscaliNews e continuerò ad esserlo. Giurerei dunque sulla sua buona fede quando afferma la terzietà del vostro lavoro giornalistico sui temi della politica, ma converrà con me (spero) che i toni si sono inaspriti da quando il nuovo governo Lega Cinque Stelle ha iniziato ad operare.
Spesso noto che vengono commentati i provvedimenti adottati dall'attuale esecutivo (immigrazione in primis) come se fossero espressione di una minoranza che adotta iniziative contro il comune pensare. 
Non è assolutamente così: Salvini sta mantenendo le promesse elettorali ed io francamente mi aspettavo che lo avrebbe fatto. Si rende conto? E’ rivoluzionario! 

Inoltre il governo è espressione di una vasta maggioranza. Forse lei non so se ricorda, ma chi sta attualmente alla guida del Paese ha stravinto le elezioni. Quindi è espressione di tantissima parte degli italiani. Mi accontenterei che il suo giornale online commentasse a proprio modo i provvedimenti senza però distorcerli. Tale attività fa a pugni con ciò che lei chiama watchdog journalism.

Per quanto riguarda il presidente del Consiglio Giuseppe Conte mi ricorda tanto il titolo di un libro di scienze di quando frequentavo la scuola media: osserva, sperimenta e impara. Credo che sia ciò che il premier stia facendo in questo periodo! 

Con viva cordialità

Giovanni Saturnino

Caro Giovanni,

grazie per la sua cortese lettera nella quale seppure espone una critica nei nostri confronti, la presenta con toni pacati ed elementi circostanziati. Proverò a risponderle dunque con la stessa cura. 

Primo punto: i toni aspri che lei ritiene di trovare nei nostri commenti, retroscena e inchieste sono riservati a tutti i protagonisti della vita pubblica, senza preferenze. 

Chi è al governo ha semplicemente maggiori oneri e deve dar maggior conto alla pubblica opinione. Tutto qui.

Punto due: sul tema immigrazione occorre distinguere. Sul nostro sito d’informazione da tre anni raccontiamo quanto l’Italia sia in grave affanno per la presenza di una immigrazione mal gestita e mal controllata. 

Da almeno due anni denunciamo il business dell’accoglienza. A lungo abbiamo documentato la svolta del precedente ministro degli interni Marco Minniti che ha avuto il merito di determinare un calo degli sbarchi quasi dell’80 per cento. Di converso però abbiamo dato spazio alle inchieste che hanno dimostrato le violenze subite nei campi profughi in Libia e i legami con il finanziamento pubblico da parte del precedente governo Gentiloni. In sostanza si è detto più volte che lo Stato italiano con il centrosinistra al potere ha pagato la guardia costiera libica per non far partire i migranti. E ciò avrebbe determinato condizioni disumane per i profughi. 

Punto tre: abbiamo usati toni davvero aspri (io per primo) solo davanti all’ordine (poi ritirato) affidato alle capitanerie di porto di arretrare e non soccorrere in mare i migranti. 

Mi pareva in linea con i principi etici ancor prima che deontologici che ognuno di noi ha.

Punto quatto: Salvini ha avuto il merito, alzando i toni della discussione pubblica sul tema sbarchi (seppure in assenza di una reale emergenza), di ottenere la riapertura di un dibattito sulle vere responsabilità dell’Europa. Converrà con noi però che assai poco si è ottenuto in termini concreti, politici e strategici, ma occorre concedere altro tempo per valutare gli sviluppi.

Punto cinque: la Lega non ha vinto le elezioni. Il vero successo lo ha ottenuto il movimento Cinque Stelle che però a causa di una assurda legge elettorale (pensata ad hoc dalla vecchia maggioranza Pd per non consentire ai grillini di vincere) ha avuto l’effetto di creare una paralisi istituzionale che ha messo in grave difficoltà perfino il Capo dello Stato Sergio Mattarella.

A quel punto il partito di Salvini con il 17 per cento di dote elettorale si è staccato coraggiosamente dalla coalizione di centrodestra ed ha consentito la nascita di una maggioranza. Però l’imprevisto governo turbo-populista in una prima fase ha fortemente spaventato i mercati finanziari. Per semplificare direi che la Lega ha vinto il post elezioni, non le elezioni.

Punto sei: il consenso della Lega è in turbinosa crescita grazie alla propaganda elettorale sul tema migranti. Al momento a nostro avviso supera il 30 per cento di consenso nel Paese. Ma il dato è volatile e ogni settimana o mese cambia in meglio o in peggio. Occorrerà attendere il compimento delle misure economiche e il voto delle prossime elezioni Europee per valutare la reale crescita del voto politico delle due formazioni politiche attualmente al governo. 

Punto sette: l’oggettiva mancanza di preparazione politica dell’attuale premier Giuseppe Conte ha avuto come risultato concreto di consentire al più esperto della compagine (Salvini) di rubare la scena e imporre decisioni, almeno nel primo mese di governo. Adesso però pare evidente che Di Maio, Conte e gli altri ministri Cinque Stelle abbiano già preso le adeguate contromisure dopo un primo periodo di difficoltà.

In conclusione, il Paese il 4 marzo ha scatenato una rivoluzione chiedendo un cambiamento radicale nelle politiche di governo. Lega e Cinque Stelle nell'alleanza post elettorale si sono lanciate alla guida del Paese senza nessun contrappunto moderato, spaventando il ceto moderato. Ci sono potenzialmente in questo governo evidenti margini di rischio e altrettante possibilità di raggiungere alcuni risultati importanti. Ora occorre solo vigilare e pungolare l’esecutivo affinché il governo del cambiamento tanto annunciato sia meglio e non peggio dei precedenti.

Il buon giornalismo può servire a questo, almeno in parte.