La posta del direttore

I concorsi e le graduatorie scorrette: troppi favori e ingiustizie, se sei bravo ma non ti aiuta nessuno il posto non l’avrai mai

Negli ultimi anni abbiamo assistito a numerosi provvedimenti in merito alle graduatorie dei concorsi pubblici.

In primis - anno dopo anno, in sede di approvazione della finanziaria - alla loro proroga. Le graduatorie ancora aperte hanno trovato una ragione d’essere perché utilizzate, seppure con una certa discrezionalità, sia per assunzioni a tempo indeterminato che determinato o rese disponibili per altre amministrazioni per attingere da esse. In merito a quest’ultima accade spesso che per quanto le PP. AA. richiedano le graduatorie spesso non gli si vengano messe a disposizione, precludendo la possibilità per gli idonei di essere chiamati.

Così nel corso di circa un decennio abbiamo assistito ad un fenomeno di anarchia totale. Parla con cognizione di causa una persona che, dopo la laurea, di concorsi ne ha dato tanti, e in molti di essi si e’ posizionata ai primi posti . Una persona che, tramite sistematiche chiamate a tempo determinato ha avuto la possibilità di conoscere il “sistema”. Verrebbe da dire che non sono mai stata abbastanza brava da vincere un concorso e arrivare prima, e l’umiltà per riconoscerlo non mi manca.

All’inizio me ne facevo una colpa, se non fosse che, come accade ormai con tanta disinvoltura, nei concorsi pubblici italiani il primo classificato non è sempre il più meritevole ma diciamo così… il più “fortunato”. Le dinamiche dell’espletamento del concorso sono veramente le più svariate. Le commissioni d’esame, apparentemente imparziali sono bravissime a cambiare atteggiamento a seconda del candidato che gli si presenta davanti. Comprensivi e accomodanti con uno, severi e pignoli con l’altro. Facile, no?

Anche al lavoro, s'impara a non rivelare le proprie opinioni, specialmente quelle politiche, caso mai fossero contrarie all’amministrazione dove si sta prestando servizio. S'impara a tacere davanti a ingiuste decisioni dettate da favoritismi palesi. Ma se vuoi lavorare non è sufficiente dare il massimo, andare al lavoro anche con la febbre a 40 e non chiedere ferie d’estate perché ci devono andare tutti gli altri colleghi assunti a tempo indeterminato.

Sì, perché si sente parlare tanto dei c.d “furbetti dei cartellini”, ma mai dei risaputi trattamenti di disparità ai quali sono sottoposti i non pochi dipendenti precari che guardano in silenzio chi si è aggiudicato il primo posto e si permette anche di non rispettare il lavoro per il quale è stato assunto, e di beffeggiare chi lavora con un contratto a termine. Magari sono proprio loro che avrebbero dovuto vincere il concorso ed essere assunti a tempo indeterminato, loro che non hanno cercato nessun tipo di canale preferenziale e si sono presentati all’ esame solo con il loro bagaglio professionale.

E quando finalmente stai raggiungendo i 3 anni (ora parrebbe ne servano solo 2) per essere stabilizzato se non sei “nessuno” torni a casa alla vigilia del tuo 3o anno. Se invece sei “fortunato” riesci ad essere stabilizzato. Forse i primi non sono in realtà tali. La normativa pareva dare uno spiraglio di giustizia agli idonei delle graduatorie se non fosse che, alla possibilità di scorrere le graduatorie ancora aperte ora fino al 31.12.2018, si affianca la parola FACOLTA’ da parte pubbliche amministrazioni di farlo.

Così l’amministrazione che dovesse procedere a un’assunzione e dovesse attingere dalle graduatorie in suo possesso e in corso di validità potrebbe trovare poco soddisfacente il secondo o il terzo classificato, e decidere per assurdo giustificando il tutto con le previste motivazioni, di bandire un ‘altro concorso magari modificando appena il profilo richiesto.

E poiché è altrettanto facoltativo utilizzare la graduatoria del Comune limitrofo, perché non bandire un nuovo concorso per piazzare nuovamente il più fortunato in quel momento?

Da qui si capisce benissimo che la normativa attuale si presta a questi “giochetti di palazzo” lasciando a casa tantissime personale valide e meritevoli, le stesse che non hanno chiesto niente a nessuno per piazzarsi al secondo o terzo posto. Perché allora non eliminare la parola “facoltà” e sostituirla naturalmente con i dovuti correttivi con la parola “obbligo” di scorrimento delle graduatorie e dare speranza a chi si è visto sorpassare dal raccomandato di turno?

Magari, Ministro Bongiorno, si dimostrerebbe che in questo paese esiste effettivamente un po’ di giustizia e di meritocrazia. Non costerebbe niente e forse le pubbliche amministrazioni funzionerebbero meglio se a lavorarci ci fossero persone con una dignità e dei valori.

La soluzione è più semplice di quanto non sembri. Si risparmierebbero soldi per inutili nuovi concorsi. I migliori li avete a portata di mano.

Sonia P.

Ringrazio Sonia per la sua lettera denuncia. Con la redazione proveremo a fare indagini e verifiche su quanto raccontato. Ma a te Sonia dico: non mollare. Continua a pretendere un’Italia migliore. Per te e per tutti noi.