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[Il punto] Trionfa Zingaretti: Pd e politica nazionale ne subiranno le conseguenze. Il rapporto col M5S

L’obiettivo per le Europee? Superare i grillini. La schiacciante vittoria alle primarie del governatore del Lazio apre nuove prospettive al Partito Democratico. La sfida con lo sguardo rivolto a sinistra.

Ignazio Dessìdi Ignazio Dessì   
Nicola Zingaretti dopo la vittoria alle primarie (Ansa)
Nicola Zingaretti dopo la vittoria alle primarie (Ansa)

Le primarie del Pd hanno decretato la vittoria schiacciante di Nicola Zingaretti. Un vero bagno di consensi con un milione e settecentomila partecipanti che, stando alle proiezioni, gli hanno tributato quasi il 70 per cento delle preferenze. Un gradimento nettamente superiore a quanto necessario per cingere la corona di segretario dei Democratici (50% più uno). E questa scelta, questa partecipazione di popolo (sia pure inferiore ad altre volte), potrebbe indicare al Pd – come ha osservato più d’uno – come uscire dal cul de sac in cui era finito.

Spostamento del potere interno

Cosa significa allora la vittoria del governatore del Lazio? Per prima cosa si parla evidentemente di uno spostamento del potere interno. Maurizio Martina - con i suoi sostenitori post-renziani, come Luca Lotti, Lorenzo Guerini e Andrea Marcucci - non arriva al 20%. Roberto Giachetti non oltrepassa l’11%. Meno potere in mano al giglio magico dunque, quello propenso a spostare l’asse verso il centro-destra, più potere viceversa a chi vuole un’apertura a sinistra. Anzi, a ben vedere, si potrebbe trattare proprio di una archiviazione del ciclo renziano, con la possibilità per il Pd di ricostruire tutto ex novo.

Martina, Zingaretti e Giachetti

Le ripercussioni nazionali

Con ovvie ripercussioni sulla politica esterna, quella nazionale. Non per nulla Zingaretti ha parlato di “rivoluzione democratica al servizio dell’Italia”. E le stesse parole, pronunciate subito dopo l’affermazione dal vincitore, suonano innovative. Finalmente un frasario di “sinistra”, dice qualcuno. Parole dedicate ai poveri, alle donne, agli sfruttati, agli ultimi, all’ambiente e, perché no, anche ai milioni di piccole e medie imprese messe in difficoltà dai pesi fiscali e da certe politiche economiche. E poi c’è una proposizione fondamentale. “Non vogliamo solo contestare questo governo ma vogliamo mettere in campo idee migliori di quelle del governo”. Esiste cioè il progetto di un partito alternativo a quelli di governo, quindi alla Lega ed anche ai cinquestelle. Magari con nuove prospettive in termini di future alleanze. Senza più patti del Nazareno. Un Pd insomma pronto a combattere una battaglia con il M5S sfidandolo sui suoi stessi temi, quelli che per molto tempo sono stati, del resto, i temi della sinistra. Cercando in tal modo di riconquistare quell’elettorato doc (di sinistra, appunto) che – a causa delle scelte fatte da chi ha governato il partito negli ultimi anni – se ne sono allontanati. Una sfida che dovrebbe portare a risultati già a fine maggio, quando si svolgeranno le elezioni Europee. Un appuntamento dove arrivare secondi, scavalcando i pentastellati, certificherebbe a tutti gli effetti la ripresa, il nuovo corso cui si accennava. Un progetto comunque dove le prospettive per costruire in futuro qualcosa di sinistra con parte dei cinquestelle, Leu e le altre forze sparpagliate su quel versante politico ci sono tutte.

"Leader di una comunità"

Una aspettativa questa, legittimata da quella uscita del neo segretario di carattere personale che ha colpito nel segno: “Non mi considero un capo ma il leader di una comunità. Non guarderemo le persone dal chiuso delle stanze del potere, ma nella vita concreta”. E ancora: “Basta con politicismi e ambizioni incomprensibili”. Per questo Zingaretti rappresenta, a vederlo dall’esterno, la scommessa del Pd per trovare quei motivi di contenuto e d’orgoglio capaci di risollevarlo da un incontestabile declino. Sul terreno più generale della politica nazionale, il suo partito potrebbe effettivamente posizionarsi diversamente da quanto fatto, per esempio, con Renzi. Percorrere altre strade sui contenuti e sulle scelte strategiche. Così, in caso di crisi di governo conseguente alle europee la scelta più probabile è quella delle elezioni anticipate. Nessun governo politico o tecnico di emergenza, dunque. Nessuna alleanza innaturale.

Zingaretti

Nessuna alleanza per ora con il M5S

Niente intesa però, almeno nell’immediato, con il M5S. “Guai a fornire la stampella a Di Maio – ha avuto modo di sottolineare Zingaretti - Semmai per ora bisogna cercare di dare accoglienza a chi scappa da lui”. Nessuna apertura ovviamente a eventuali  esecutivi con Salvini e Berlusconi per fare la finanziaria, e poi magari votare a inizio dell’anno prossimo, come qualcuno vorrebbe. Senza trascurare, comunque, le indicazioni del Capo dello Stato in caso di crisi di governo, come l’interessato ha sottolineato dopo un incontro informale al Quirinale.

Evitare scissioni

Zingaretti ha però, in definitiva, anche il compito di giocare un altro grande ruolo: evitare che il Pd arrivi ad altre scissioni. Ci riuscirà? "Da oggi - afferma su Facebook, commentando a caldo i risultati, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano - vogliamo vivere in amicizia ed armonia senza rottamare e asfaltare nessuno, chiedendo a tutti noi umiltà e onestà cristalline per opporci alle lobbies che distruggono l'ambiente e la povera gente, al neofascismo che inselvatichisce le nostre periferie sofferenti e ai chiacchieroni che tradiscono ogni giuramento". In definitiva "riprendiamo la nostra strada senza pensare alle amarezze e alle sconfitte del passato - conclude - per andare incontro ad un'Italia giusta, determinata e bellissima che faccia della speranza e dell'accoglienza la sua bussola".
 

 

Ignazio Dessìdi Ignazio Dessì   

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