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[Il punto] Aumento delle retribuzioni dei parlamentari, Zanda: “I cinquestelle mistificano”. Ma Cacciari dice: "Una follia"

La proposta del nuovo tesoriere del Pd di “parificare il trattamento dei parlamentari italiani a quello dei parlamentari europei” ha scatenato le reazioni dei pentastellati. In una intervista su Repubblica oggi Zanda dice la sua: “Il trattamento economico dei parlamentari della Ue è inferiore”

Ignazio Dessìdi I. Dessì   
Il senatore del Pd Luigi Zanda (Ansa)
Il senatore del Pd Luigi Zanda (Ansa)

Il nuovo tesoriere del Pd ed ex capogruppo al Senato Luigi Zanda, con la sua proposta di uniformare gli stipendi dei parlamentari italiani a quelli dei parlamentari europei, ha scatenato reazioni forti in campo avversario (soprattutto nel M5S) e perfino in certi ambiti renziani. L’accusa mossa all’esponente dem è di voler aumentare a 19 mila euro le attuali indennità. Una uscita classificata da molti come un vero autogol in un periodo come questo e con le elezioni europee sempre più vicine.

La difesa di Zanda

L'interessato però si difende. "La proposta di legge che ho presentato il 27 febbraio – afferma Zanda rispondendo all’Ansa - prevede di parificare il trattamento economico dei parlamentari italiani a quello dei parlamentari europei, che è leggermente inferiore a quello che oggi senatori e deputati ricevono. Questa è la verità e ognuno lo può verificare andando a controllare gli atti sul sito del Senato: poi Di Maio può dire pure quello che gli pare". Ognuno può fare le proprie verifiche, insomma, per vedere chi ha ragione.

Intanto il neo segretario Zingaretti twitta e precisa: “Non c’è nessuna proposta Pd per un aumento” delle retribuzioni dei parlamentari. A suo avviso “hanno costruito una fake. C'è solo "una proposta di legge presentata da Zanda, che ha tutta la mia stima, prima della nomina a tesoriere e addirittura prima delle primarie”.

Luigi Zanda con il neo segretario Pd Zingaretti (Ansa)

La polemica continua

La polemica tuttavia non si ferma. Del resto si tratta di una tematica, come quella dei costi e dei privilegi della politica, molto cara ai pentastellati. Conseguenza: si chiede a Zingaretti di ritirare la proposta del Pd. Senza particolari effetti, in verità. Basti a tale proposito la risposta della renzianissima Alessia Morani: “Parliamo di una proposta fatta a titolo personale e già smentita, ufficialmente, dal partito". Questione sempre aperta dunque. Mentre non mancano le critiche da sinistra. Massimo Cacciari parla di "una follia. Non ho altro da aggiungere - sostiene il filosofo - Una forza politica, che dovrebbe fare opposizione, si mette a discutere di temi assurdi? Temi che fanno infuriare i cittadini, temi clandestini nel Parlamento di Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Come farsi male da soli: un manuale scritto da Zanda"

L'intervista

Il principale protagonista comunque ritorna oggi sull'argomento rilasciando una intervista a Repubblica in cui spiega le sue ragioni. Ribadisce in primo luogo di aver parlato di  equiparazione della indennità dei parlamentari italiani a quella dei parlamentari Ue in quanto, secondo i suoi calcoli, “la nostra indennità è superiore a quella europea". Si tratterebbe quindi di diminuzione non di aumento. Insomma “i 5Stelle mistificano e dicono il falso – sostiene il nuovo tesoriere del Pd -  Li capisco. Sono terrorizzati, sentono sul collo le fauci di Salvini e ogni argomento gli sembra buono per darsi un tono politico".

L'attacco del M5S

E in effetti gli esponenti del M5S non sono teneri. "C'era una volta un Pd che non guardava agli interessi degli Italiani, che non pensava a tagliare gli sprechi, che non stava dalla parte dei cittadini. C'era una volta e c'è ancora”, interviene duro su Facebook il capogruppo pentastellato a Palazzo Madama Stefano Patuanelli che se la prende poi con Zingaretti. “Ma come? - sbotta - Il suo tesoriere e uomo di punta presenta un disegno di legge per aumentare fino a 19mila euro gli stipendi dei parlamentari e lui se ne lava le mani così, parlando di fake news e dicendo che la proposta è di Zanda e non del Partito democratico?". "Se non è d'accordo - incalza - gli facesse una chiamata per dirgli di ritirare immediatamente il ddl, magari revocandogli anche l'incarico subito dopo. Poi scelga di fare l'unica cosa seria in questo momento: appoggiare e votare le nostre proposte sul taglio degli stipendi dei parlamentari e sul salario minimo, con il quale alzeremo gli stipendi di quasi 3 milioni di cittadini e non quelli della Casta. Certo è che se questo è il 'nuovo' Pd ne vedremo delle belle". M5S velenoso e tagliente, in sostanza. Tanto che la botta definitiva la assesta il leader Di Maio: "Il Pd è falce e cachemere".

"Nessun autogol"

Un brutto autogol di Zanda dunque parlare proprio adesso di finanziamento pubblico e aumento degli stipendi dei parlamentari? L’interessato risponde con accorata determinazione. “Per me la battaglia a favore del Parlamento non sarà mai un autogol – sostiene nell’intervista al quotidiano romano - . Amo le sue prerogative, il suo prestigio e finché sto qua lo difenderò sempre".

Il senatore del Pd ribadisce quindi che la sua proposta è "un disegno di legge presentato molto prima di accettare l'incarico nel nuovo Pd” e si dice molto “colpito dai giudizi di chi non ha letto non dico il testo ma nemmeno la copertina".

Per altro la sua proposta riguarderebbe “l'attuazione dell'articolo 49 della Costituzione attesa da 70 anni e che non si riesce ad attuare”. Secondo Zanda non si riesce a farlo perché “chiede che i partiti vengano organizzati con metodo democratico” e questo sarebbe “il vero punto debole dei cinquestelle che dall'orecchio della democrazia non ci sentono”. Di conseguenza i pentastellati “attaccano il finanziamento, un rimborso spese di 18 milioni l'anno per le necessità non della politica ma della democrazia".

A questo punto il giornalista gli ricorda però che lui, 6 anni fa, votò per l’abolizione del finanziamento pubblico e il tesoriere del Pd si prodiga a spiegare perché lo fece. “Ero capogruppo, ho votato sentendo il peso dell'antipolitica – afferma su Repubblica - Ora direi che potevamo fare diversamente e quella decisione ci deve insegnare che non può essere l'antipolitica a dominare il nostro lavoro". Del resto, che diamine, di finanziare i partiti "lo dice la Costituzione" e sugli aumenti si è detto. E la presa di distanza di Zingaretti? E la dichiarazione di Cacciari? "Zingaretti ha detto la verità - osserva Zanda - Il partito non ha una posizione sull'argomento. Ma ha detto anche che quando il Parlamento lo riterrà opportuno parteciperà al dibattito sul finanziamento. Di cacciari dico che è così intelligente che non posso replicare".


 

Ignazio Dessìdi I. Dessì   
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