[L'analisi] "Il trionfo del populismo? Colpa della sinistra. Ha sbagliato in economia e sbaglia sui migranti. Ecco perché"

Da cosa nasce l'ascesa di Trump negli Usa? E perché in Europa e in Italia le classi lavoratrici non votano più la sinistra? L'interessante teoria del politologo di Princeton Michael Walzer

Blair, Hollande, Obama, Renzi e Schroeder
Blair, Hollande, Obama, Renzi e Schroeder
di Ignazio Dessì   -   Facebook: I. Dessì

La sinistra occidentale è in crisi e lo si può constatare continuamente. Da più parti ci si lamenta del trionfo del populismo che coinvolge l’America e il Vecchio Continente. La constatazione è onnipresente sui media. Tuttavia è ancora labile l’analisi politica, sociologica ed economica che aiuti a comprenderne a fondo le cause per uscire dal pantano. Nella stragrande maggioranza dei casi si evita di dire che la sinistra ha colpe immense, perché rinnegando spesso se stessa e i suoi principi fondamentali, ha creato i presupposti della propria sconfitta.

Può essere utile, al fine di rafforzare questa considerazione, soffermarsi sulle riflessioni del decano dei progressisti statunitensi Michael Walzer, filosofo e politologo dell’Università di Princeton. A suo avviso la sinistra ha da rimproverarsi colpe fondamentali, in tema di politica economica e perfino riguardo alle strategie su fenomeno delle migrazioni.

Michael Walzer

L’ascesa dei populisti come Trump, per esempio, “è nata da temi interni come gli effetti negativi di neoliberismo e globalizzazione, e dal fallimento dei democratici nel rispondere alle sofferenze dei lavoratori, a lungo base del partito”, spiega in una intervista a La Stampa l’intellettuale. Inoltre ha fatto errori imperdonabili nella politica internazionale. Obama ne ha sicuramente commesso in Siria lasciando troppo spazio alla Russia. Il suo errore inoltre “ha lasciato aperta la porta all’Isis” alimentando i flussi migratori e le spinte alla chiusura interna che hanno condotto a scelte come quella della Brexit. Insomma i progressisti non hanno compreso la problematica migratoria e organizzazioni come la Ue hanno fallito nella gestione dei rifugiati che “dovevano essere distribuiti tra i vari governi”.

L’Unione si è divisa ed ora tiene vertici per arginare l’emergenza. Secondo il filosofo “i Paesi hanno diritto a limitare gli arrivi. La sinistra avrebbe dovuto sostenere queste cose”. Ha poi tralasciato di percorrere un’altra strada su cui le proprie convinzioni avrebbero dovuto condurla. Quella di aiutare i potenziali migranti nei loro luoghi d’origine, cosa da fare quando non si è disposti a farlo nei Paesi dove poi inevitabilmente si dirigono. E i motivi per attuare questa politica, osserva lo studioso, si riducono fondamentalmente a due: solidarietà e stabilità internazionale.

Questa presa di posizione non c’è stata e ciò ha aperto spazi enormi alla demagogia radicale. Perfino alla ipocrisia di certi imprenditori che in realtà vogliono i migranti illegali. Vogliono lavoratori da utilizzare per un tozzo di pane nei campi, o da sfruttare in certe attività artigianali o industriali a basso costo se non in nero. Vale per l’America, dove si parla di circa dodici milioni di illegali di questo tipo, e vale in certe zone d’Europa compresa l’Italia.

Esponenti del mondo "populista"

Intanto negli Stati Uniti gli operai hanno votato Trump. Perché? Può servire un esempio: “I proprietari delle fabbriche dell’acciaio non hanno fatto gli investimenti per l’adeguamento tecnologico, i tedeschi ci hanno superato, e le aziende hanno chiuso”. Licenziato i dipendenti. Il problema allora non è l’immigrazione ma la sofferenza delle classi lavoratrici. E da questo punto di vista la sinistra è stata estremamente incapace di teorizzare e proporre soluzioni. Hanno abbracciato il neoliberismo lasciandosi trascinare nei suoi turbini finanziari e nelle sue imposizioni fatte di sacrifici e austerità, di cancellazione di diritti fondamentali. Di occhi puntati solo ai bilanci e agli utili e non alle prerogative dell’uomo e delle famiglie.

E’ questo l’errore commesso da Obama e da Hillary Clinton, ma è anche una constatazione che ben si attaglia all’Italia, dove i governi finora avevano abbracciato spensieratamente quelle tendenze imperanti. I democratici in sostanza hanno adottato una “versione della globalizzazione che non rispondeva ai bisogni dei lavoratori”, osserva Walzer. La sinistra (americana e internazionale) doveva – a suo avviso – sostenere per esempio i sindacati in Cina per alzare il suo costo del lavoro”, non dire ai lavoratori occidentali che dovevano rinunciare ai loro diritti per competere con i cinesi.

Questo ha prodotto il malessere che ha condotto la classe operaia in Occidente a ripudiare la sinistra, vista di sovente come traditrice, per cercare soluzioni alternative e speranze altrove.

“Il nostro globalismo non doveva essere il Nafta – afferma il filosofo – ma un coordinamento con i lavoratori di tutti i Paesi per ottenere una globalizzazione diversa”. Più improntata ai diritti umani e meno allo sfruttamento selvaggio. Questo assuefarsi alla globalizzazione così com’era, presupponendo fosse inevitabile e necessario lasciarsi trascinare nel vortice, ha accomunato Obama come Clinton, Renzi come Prodi, Blair e Hollande come Schroeder. In un certo senso nota l’intellettuale, “l’ortodossia economica ha detto ai democratici di seguire questa strada, e così è stato fatto”. La sinistra si è “lasciata persuadere, mancando di immaginazione”. Si potrebbe dire che si è trasformata in qualcosa d’altro.

Ma cosa dovrebbe fare in definitiva la sinistra adesso per rinascere? Stando a Walzer “occorre trovare un’alternativa al neoliberismo, parlare alle classi disagiate, farle sentire tutelate, non cedere su identità e diritti, essere realisti su politica estera e sicurezza”. In relazione ai migranti attivarsi per risolvere i problemi, magari tornando a cercare le soluzioni alla radice, ma al contempo “accettare il principio che gli arrivi vanno controllati”. Gestiti.

Sul tema dell’immigrazione gli occidentali non possono starsene con le mani in mano, sono gli unici che possono intervenire. Per fermare i massacri, creare condizioni di vivibilità e ricostruire. Altrimenti non ci si può meravigliare dell’inevitabile: dell’arrivo delle maree umane composte da chi scappa da quei luoghi. Per Walzer “bisogna inoltre combattere efficacemente il terrorismo, evitando come accade qualche volta di giustificarlo (da sinistra), evitando di definire tutto l’Islam estremista, dando ossigeno all’islamofobia che serpeggia nei nostri Paesi”.

La lezione del filosofo della Princeton University sembra essenzialmente semplice ma efficace. Bisogna in definitiva, e semplicemente, tornare a fare la sinistra, riorganizzarsi in nuove aggregazioni sulla base di programmi condivisi, difendere quelli che prima si era sempre difesi, riappropriarsi degli antichi valori, lottare per mantenere i diritti e conquistarne di nuovi, non agire per convincere la gente a rinunciarvi in nome della flessibilità, della competizione e della voracità del mercato. Agire in base a un progetto complessivo, di società migliore e realizzabile. Questo dovrebbe fare la sinistra, sempre che ci sia ancora la volontà e il tempo.