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Da Vox Meloni fa un intervento identitario per fermare l’effetto Vannacci

Giuseppe Alberto Falcidi Giuseppe Alberto Falci   
Foto ANsa
Foto Ansa

Un giorno è di lotta e un altro di governo, Giorgia Meloni. Da Ursula Von der Layen Marine Le Pen il passaggio non è certo breve. Ma domenica 19 maggio che è una data cerchiata in rosso nell’agenda della presidente del consiglio Meloni indossa la casacca della lotta. L’appuntamento è da campagna elettorale in vista delle europee. Non si presenta a Madrid, alla festa organizzata da Vox. Ma si video collega. I maligni sussurrano che l’assenza sia legata alla presenza di Marine Le Pen, ospite d’onore alla kermesse di Vox. “Giorgia vuole evitare la foto con la Le Pen”.  L’abbraccio con la leader del Rassemblement National potrebbe danneggiarla in termini di immagini? Lei, Giorgia, è un riferimento importante per il partito dei conservatori in Europa ma fino a poche settimane fa ha camminato a braccetto con Ursula Von der Layen, ha lavorato insomma per avere una postura europeista. 

Ma siamo in campagna elettorale. Urge cambiare spartito, proteggersi a destra, limitare l’effetto Vannacci, il generale della discordia che potrebbe intercettare l’elettorato di destra. La premier-candidata appare in video ed è accolta come quella che ce l’ha fatta, prima donna di destra a guidare una nazione fondatrice della Ue. «Hanno provato a isolarci, ma abbiamo preso spazio. L'Europa è in declino ma possiamo costruirne una differente e migliore di quella attuale. L'Unione europea che abbiamo in mente deve recuperare l'orgoglio della sua storia e della sua identità».

L'8 e il 9 giugno, ha spiegato la leader del governo italiano, saranno «elezioni decisive». Meloni è convinta che sia possibile un’Europa con una maggioranza non dissimile da quella italiana. «Un cambio in Europa è possibile, se i conservatori europei saranno uniti». «Ci opporremo», ha aggiunto Meloni, «a chi vuole mettere in discussione la famiglia come pilastro della nostra società, a chi vuole introdurre le teorie gender nelle scuole, a chi vuole promuovere pratiche disumane come la maternità surrogata. Perché nessuno mi convincerà che si possa chiamare progresso permettere a uomini ricchi di comprare i corpi di donne povere, o di scegliere i loro figli come se fossero prodotti da supermercato». Messaggi identitari, dunque, che appare difficile possano essere digeriti dai popolari e in particolare da Forza Italia che ormai da giorni si dissocia dalla premier e da Matteo Salvini. Inoltre i popolari non siglerebbero un’alleanza organica con il gruppo dei sovranisti. Ecco perché tutti questi discorsi si potranno fare solo dopo il voto. 

Nell’attesa Meloni batte il tasto del partito di lotta. Il suo intervento serve più a ingraziarsi l’elettorato di destra che quello moderato. Non a caso subito dopo è duro il giudizio della presidente del Consiglio sulla legislatura europea che sta per giungere al termine. «È stata contrassegnata da priorità e strategie sbagliate. Mentre altre forze politiche hanno sostenuto accordi innaturali con le sinistre, producendo l'imposizione dell'agenda verde e progressista, noi ci siamo sempre battuti, spesso soli, per una Ue diversa».

Le opposizioni preconizzano che l’Italia finirà isolata per le sue «amicizie indigeribili» dell’inquilina di Palazzo Chigi, nazionalisti del calibro di Abascal, Milei, Le Pen e Orbán. Lei invece non lo teme e si candida a fare «da cerniera» tra i vertici della Ue e i leader meno governisti. Per dirla con Carlo Fidanza, capodelegazione di FdI, «puntiamo a costruire una maggioranza alternativa di centrodestra anche in Europa, senza venir meno ai principi cardine dei Conservatori Ue».

Insomma Meloni si allontana da Ursula von der Layen, presidente della commissione Ue  con cui la presidente del consiglio ha costruito un rapporto in questi mesi. Prima che la premier possa spendersi per Von der Layen dovrà essere candidata per il bis dal Ppe. 

Al momento però il flirt è con Marine Le Pen. PLe due com’è noto non si amano, ma sotto al palco di Madrid la presidente del Rassemblement National ha detto che con Meloni «ci sono punti in comune». Dalla rivalità alla stima? C’è chi ragiona sull’ipotesi di un nuovo gruppo Ue che nascerebbe dalla fusione tra meloniani e lepeniani, ma da Fratelli d’Italia assicurano che all’orizzonte non c’è niente del genere e spiegano che «Marine doveva mettere una toppa all’attacco a tradimento fatto contro Giorgia alle kermesse di febbraio di Salvini». Già Salvini, il leader della Lega è in fondo felicitato dall’ avvicinamento di Meloni e della leader della destra francese: “Le parole di Marine Le Pen alla kermesse di Vox sono sagge e confermano la necessità che tutte le forze di centrodestra si uniscano per cambiare finalmente l’Europa. È necessario che la totalità dei partiti alternativi alla sinistra, anche in Italia, confermino l’indisponibilità ad alleanze innaturali con i socialisti o con il bellicista Macron”. Ma tutto dipenderà se Meloni sarà di lotta o di governo. 

Giuseppe Alberto Falcidi Giuseppe Alberto Falci   
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