Comunali/2. Si vota a Torino e Milano, la prima capitale d’Italia e la (presunta) capitale morale

A Milano l’esito è scontato (rivincerà Beppe Sala), a Torino la battaglia è incerta

Beppe Sala (Foto Ansa)
Beppe Sala (Foto Ansa)

Proseguiamo il nostro ‘viaggio’ nelle città al voto che abbiamo iniziato, la scorsa settimana, con il racconto delle elezioni comunali a Roma. Oggi parliamo, invece, delle elezioni comunali, che si terranno il 3 e 4 ottobre, nella (ex) prima capitale d’Italia, o meglio del Regno d’Italia, Torino, e della (ex) capitale ‘morale’, Milano…

Cinghiali per strada anche sotto la Mole…

“Torino come Roma. Due cinghiali sono stati avvistati e filmati da alcuni passanti nei pressi della Gran Madre (si chiama così perché prende il nome dalla Chiesa della Gran Madre di Dio e si trova ai piedi della collina della ex capitale sabauda, ndr.), in via Villa della Regina, alle 20”. La notizia la riporta il sito del giornale cittadino, La Stampa, ieri, e fa una certa quale impressione. In una città algida e compassata come Torino, non lo diresti mai, ecco. Per fortuna, c’è chi – come l’attrice comica Luciana Littizzetto, spalla di Fabio Fazio a “Che tempo che fa” (Rai 3) – la butta sul ridere. Li fotografa e posta la foto così: «I miei nuovi vicini. Va via Ronaldo e arrivano i cinghiali. #benemanonbenissimo», scrive lei.

Le due cose ‘curiose’ delle comunali torinesi

Le cose ‘curiose’ che riguardano le elezioni in quel di Torino sono due. La prima è che, proprio come a Roma, la sindaca uscente, Chiara Appendino, è detestata, se non ‘odiata’, da più di metà della città, tanto che ‘non’ si ripresenta per un secondo mandato, adducendo varie scuse, cercando di evitare il ‘capitombolo’ triste che travolgerà, a Roma, Virginia Raggi, che neppure arriverà al ballottaggio, evitando brutte figure, ma lasciando un Movimento diviso e parcellizzato nelle mani di una candidato sindaco, tale Carneade Valentina Sganga, ex consigliere comunale uscente, che non arriverà al 10% (sempre se avrà fortuna), dimostrando che l’M5s è, sostanzialmente, franato sui propri ex allori, anche perché è riuscita, tra le tante, a farsi rubare tutte le occasioni buone per riportare la città ai fasti di un tempo, come le Olimpiadi invernali, assegnate al duo, originale, di Milano&Cortina.

Di sicuro si andrà al ballottaggio, sotto la Mole

La seconda cosa ‘curiosa’ è che, a differenza che in molte altre città italiane (Trieste, vittoria del centrodestra, Milano e Bologna, vittoria del centrosinistra, Roma e Napoli al ballottaggio ma con centrosinistra con ottime chanche di successo), dove il risultato di queste elezioni è ‘già’ scritto, le elezioni comunali di Torino si decideranno sul filo di lana e, soprattutto, degli ‘indecisi’ che, come in altre città, sono tantissimi.

Infatti, il centrodestra ha azzeccato – unico caso, in tutte le principali città al voto – il candidato, l’imprenditore low profile Paolo Damilano, civico tutto d’un pezzo, ma appoggiato dai partiti, nonché sceso in campo da molti mesi prima di tutti gli altri, Ma il centrosinistra, che pure presenta un candidato di partenza assai ‘debole’, il capogruppo uscente del Pd in consiglio comunale, Stefano Lo Russo, vincitore delle primarie meno partecipate, nella storia del Pd, sta, mese dopo mese, riguadagnando spazio e terreno.

Il ballottaggio, di fatto, è sicuro: molto dipenderà da come si comporteranno gli elettori M5s o ex, ma c’è da dire che mentre il leader nazionale, Giuseppe Conte, vorrebbe appoggiare il Pd, al ballottaggio, ma la Appendino – che, dentro il M5s torinese e piemontese comanda ancora, eccome – non vuole sentire ragioni e rifiuti appelli al voto per il centrosinistra, ‘sentimentali’ o meno, mentre – per paradosso – proprio la candidata pentastellata, Sganga, non vede l’ora, sapendo di essere già fuori dalla corsa, di fare l’endorsment “contro le destre” e a favore del… Pd. Una situazione a dir poco ‘intricata’ e, volendo, dai mille, e tutti aperti, possibili risultati.

La ex capitale di una città ‘in dismissione’

Senza dire del fatto che Torino – ex ‘capitale’ del Regno, ma anche ex ‘capitale’ della Fiat e della sua nerboruta classe operaia che non esiste più, con la Stellantis, ex Fiat, ormai emigrata altrove – sono 50 anni che viene amministrata dal centrosinistra, con i vari Novelli, Castellani, Fassino, Chiamparino. E, tranne la ‘parentesi’ dell’ultimo quinquennio, quando la Torino ‘bene’ come la Torino della ‘cintura’ operaia, hanno votato per Appendino, pentendosene amaro, è il regno incontrastato del centrosinistra, che mira e ambisce da anni a riconquistarla, anche se la Regione Piemonte, ormai da molti anni, vede il governo del centrodestra, con Alberto Cirio. Ma vediamo, ora, i principali candidati in campo.

I maggiori candidati in campo a Torino…

Il Movimento ci riprova, non con l’Appendino, che già da tempo ha escluso da tempo una sua ricandidatura, ma con la capogruppo in Consiglio comunale, Valentina Sganga. A contendersi la carica di sindaco alle elezioni ci sono anche, e soprattutto, Paolo Damilano, per il centrodestra e, Stefano Lo Russo, esponente locale del Pd, che guida una coalizione di centrosinistra ‘puro’. Secondo gli ultimi sondaggi, come vedremo, sono proprio Damilano e Lorusso i favoriti nella competizione elettorale con un testa a testa che può condurre al ballottaggio tra i due candidati.

Ma sono ben 13, in totale, i candidati sindaco alle elezioni comunali di Torino, di cui solo due donne a fronte di ben 11 uomini. Tra queste c'è la consigliera pentastellata uscente, Valentina Sganga, che, dopo il voto online degli iscritti, si candida con il supporto delle liste di Movimento 5 Stelle e dei Verdi. A Torino, cioè, l’M5s va da solo, o quasi.  Eletta consigliera comunale nel 2016 e diventata capogruppo dei 5 Stelle nel 2018, Valentina Sganga vede, in suo supporto, anche Andrea Russi, il consigliere comunale che l’ha sfidata nel voto online in cui gli iscritti hanno indicato la preferenza al nome del candidato. Oltre alla lista del M5s, che conta diversi consiglieri uscenti, c'è anche quella dei Verdi.

Dopo le primarie di giugno, dove ha sfidato altri tre candidati (Francesco Tresso, Enzo Lavolta e Igor Boni), vincendo con appena il 37% dei voti, è, invece, Stefano Lo Russo il candidato sindaco della coalizione di centrosinistra con 6 liste in suo supporto. Lo Russo è docente del Politecnico di Torino e ha già esperienza in Consiglio comunale: tra il 2011 e il 2016 ha ricoperto l'incarico di assessore con delega all'Urbanistica (mandato di Piero Fassino) ed è il capogruppo del Pd uscente che ha tenuto una linea di fiera e dura opposizione alla Appendino, che gliel’ha giurata.

La coalizione a supporto di Lo Russo è formata da sei liste: quelle di Pd, Moderati, Sinistra Ecologista, Articolo Uno, Torino Domani e dalla lista civica Lo Russo sindaco.

Sono sette, invece, le liste che sostengono il candidato di centrodestra, Paolo Damilano, su cui ha puntato da subito la Lega di Salvini, con, a sostegno, un'ampia coalizione di centrodestra. Nel suo curriculum c'è una storia imprenditoriale nel settore vinicolo e delle acque minerali, l'incarico di presidente della Film Commission (incarico da cui non si sarebbe dimesso in tempo e che potrebbe costargli l’ineleggibilità futura) e il radicamento alla città di Torino che rivendica orgoglioso. La sua è stata una candidatura promossa e spinta dal leader della Lega, Matteo Salvini, che punta, almeno a Torino, alla vittoria. Con lui, le liste di Fratelli d'Italia, Forza Italia, Progresso Torino, Popolo della Famiglia, Sì Tav Sì Lavoro e la lista civica Torino Bellissima.

La competizione a sindaco, i candidati minori

Per l'area della sinistra radicale torinese, il candidato sindaco è Angelo D'Orsi. Intellettuale, molto conosciuto in città per la sua carriera da storico e docente universitario, pone la cultura al centro del suo programma per rilanciare Torino. Il 74enne professore è sostenuto da Potere al Popolo, Sinistra in Comune e Partito comunista.

Ma la sinistra torinese si schiera anche con Greta Giusy Di Cristina, una delle due sole donne candidate alla carica di sindaco. Origini siciliane e insegnate di lingua inglese, Di Cristina punta a superare il divario di genere e scommette sul tema del lavoro. In suo sostegno ci sono il Partito Comunista e la lista Torino Città Futura.

Roberto Salerno, invece, è il candidato sindaco del Movimento Ambientalista Torino. Il tributarista è conosciuto in città per la sua esperienza politica: non solo per l'elezione a consigliere regionale nel 1995, ma anche per quella al Senato nel 2001 e alla Camera nel 2006. In tutti i casi, Roberto Salerno era candidato con la ex ‘Alleanza Nazionale’, di cui ha fondato a Torino il primo circolo ambientale e che ha abbandonato dopo la caduta del governo Prodi.

Si candida da ‘civico’, invece, Ugo Mattei. Il giurista, docente di diritto civile all'Università di Torino, è sostenuto dalla lista Futura per i beni comuni. Proprio per il governo collettivo dei beni comuni, Mattei ha ricevuto nel 2017 il premio internazionale ‘Elinor Ostrom’. Nel suo curriculum di accademico si segnala anche la consulenza giuridica per il movimento No Tav in Val di Susa, la collaborazione giornalistica con Il Manifesto e con Il Fatto Quotidiano, l'esperienza di vicepresidente della Commissione Rodotà nel 2007 e un anno da vicesindaco per il Comune di Chieri tra il 2014 e il 2015. Personaggio mitico, di certo funanbolico, Mattei è pure un ‘no vax’…

Anche Davide Betti Balducci è in corsa da candidato civico per la carica di sindaco. “Sono il primo candidato sindaco di Torino apertamente gay”, scrive sulla sua pagina Facebook. La sua candidatura, infatti, è sostenuta dalle liste dal Partito Gay e dal Partito Animalista. Ma non si tratta della prima esperienza politica per Balducci, che in passato è stato già eletto in Consiglio comunale, sempre da indipendente.

Anche Gianluigi Paragone, senatore ex grillino e fondatore di Italexit, piazza un suo candidato sindaco alle elezioni di Torino. Si tratta di Ivano Verra, architetto e in passato docente presso il Politecnico di Torino. Negli anni, Verra ha avuto esperienze amministrative all'interno del Comune e tutt'ora ricopre incarichi nell'Associazione nazionale dei Comuni italiani (Anci). A sostegno, oltre Italexit, anche la lista Noi cittadini.

Una sola la lista quella che sostiene la candidatura a sindaco di Torino di Paolo Alonge. L'ingegnere e consulente manageriale corre per il partito 3V, nato a gennaio a gennaio 2019 e che ha fatto della libertà di scelta terapeutica – cioè apertamente no vax - una delle sue battaglie.

Si presenta con la lista “Divieto di Licenziare” il candidato sindaco per la città di Torino Lorenzo Varaldo. Al centro della sua campagna elettorale, ovviamente, il tema del lavoro. Non è la prima candidatura per il dirigente scolastico torinese, già candidato sindaco nel 2011 e nel 2006 e candidato al Consiglio provinciale nel 2009.

L'imprenditore Emilio Mazza è stato l'ultimo candidato alla carica di sindaco di Torino a presentare la documentazione all'ufficio elettorale: si candida con la lista Torino Capitale d'Europa “Basta Isee”. Il Partito comunista dei lavoratori (sì, esiste…) candida il sindacalista della Confederazione unitaria di base (Cub), Massimo Chiesi. Si tratta della prima candidatura a sindaco per il 48enne torinese.

Gli ultimi sondaggi sulle comunali a Torino

Stando agli ultimi sondaggi, a Torino si prospetta un testa a testa al primo turno del 3 e 4 ottobre tra il candidato di centrodestra, Paolo Damilano, e quello di centrosinistra, Stefano Lo Russo. Il sondaggio realizzato da Quorum/YouTrend, infatti, stima che il primo potrebbe raggiungere il 43,7% delle preferenze e il secondo il 42,8%. Un leggero scarto che però, secondo il sondaggio, al ballottaggio potrebbe andare a vantaggio di Lo Russo con una vittoria del 52,6% contro il 47,4% dello sfidante. Decisiva, al secondo turno, sarà la posizione del Movimento 5 Stelle, che vede la sua candidata, Valentina Sganga, ferma all'8,6%.

I ‘temi’ della campagna elettorale torinese

Il destino di Mirafiori, i rapporti tra la città e il nuovo corso dell’ex Fiat-Fca, la prospettiva di riscattare la perdita della gigafactory di Stellantis — finita a Termoli — con l’idea di ospitare la super fabbrica italiana di chip di Intel. I nodi che il prossimo sindaco dovrà cercare di sciogliere forse non sono mai stati così intricati per una citta che, nonostante tutto, vorrebbe continuare a essere votata alla manifattura: sono i principali temi di questa campagna elettorale. I tre principali candidati sono tutti d’accordo nell’affermare che il lavoro è la vera «priorità”. Belle parole, si può dire, ma per ora solo parole.

La (inutile) gara a sindaco a Milano…

A Milano, meglio nota come città ‘da bere’, se non fosse per le ‘sparate’ del candidato sindaco del centrodestra, Maurizio Bernardo, ci sarebbe assai poco da dire. In pratica, il sindaco uscente, Beppe Sala, il sindaco ‘coi calzini a righe’, come si fece immortalare, ha ‘già’ vinto, e senza neppure doversi impegnare. In una città che ha mille problemi, specie nelle periferie – che però sono periferie ‘milanesi’, quindi ‘dignitose’, quindi ‘non’ si vedono, quindi se ne parla – vincerà facilmente il candidato sindaco del centrosinistra. Un soggetto particolare che, la volta scorsa, vinse le elezioni per un soffio, uno che diceva di stare nel Pd, poi disse di voler entrare nei Verdi (cui, però, non risulta la sua iscrizione), e ora non si capisce bene dove stia, ma che gode del favore della Milano ‘bene’ come, pur se tiepido, della Milano che soffre, ma vota. D’altro canto, un candidato sindaco, quello del centrodestra, come Bernardo, dopo aver inanellato gaffe su gaffe (prima la ‘pistola’ portata alla cintura nella corsia del suo ospedale, poi i milanesi ‘pistola’ – neppure un copywriter d’eccezione l’avrebbe potuta pensare, questa: ‘pistola’, in milanese, vuol dire ‘stupidi’… - infine la polemica contro i partiti che non gli danno i soldi per fare la campagna elettorale), non ha alcuna chanche. Ai milanesi, ‘bauscia’ per definizione, tutti coloro che fanno gaffes indicibili e impronunciabili non piacciono. Ma zero possibilità ha anche la candidata del M5s, la manager, ex membra del cda del Fatto quotidiano, Layla Pavone: prenderà percentuali assai risibili. Ergo, l’esito della competizione è già scritta: nella Milano della ‘cerchia dei Navigli’, quella dei milanesi ‘bene’, come in quella della ‘90/91’ (la circonvallazione periferica della metropoli) vincerà, senza dubbio alcuno, proprio Sala, probabilmente già al primo turno e Milano – curioso destino per una città ‘socialista’ e, poi, ‘berlusconiana’ – apparirà come la città ‘rossa’ che mai, nella sua lunga storia, è stata…

I principali candidati alla sfida a sindaco

La sfida, in teoria, è a due, tra il sindaco uscente Beppe Sala e il candidato di centrodestra Luca Bernardo, ma sono 11 in totale i candidati sindaco che aspirano a un posto a Palazzo Marino. Non solo per l'elezione del sindaco, ma anche dei 48 consiglieri comunali, dei presidenti e dei consiglieri dei nove Municipi cittadini. Ma ecco i candidati, in rigoroso ordine alfabetico. Da notare le ben tre liste legate a ben tre ‘diversi’ (sic) partiti ‘comunisti’ e le ben due liste no vax...

Luca Bernardo (centrodestra)
Bryant Biavaschi (Milano inizia qui)
Mauro Festa (Partito gay)
Giorgio Goggi (Socialisti per Milano)
Gabriele Mariani (Milano in Comune)
Marco Muggiani (Partito comunista italiano)
Gianluigi Paragone (Italexit)
Alessandro Pascale (Partito Comunista)
Layla Pavone (Movimento 5 stelle)
Beppe Sala (centrosinistra)
Bianca Tedone (Potere al Popolo)

I due principali candidati in campo a Milano

Beppe Sala (PD). “Ho deciso di ricandidarmi”. Con un post sui social, il sindaco di Milano Beppe Sala ha annunciato che correrà di nuovo alle prossime amministrative. Si dice "molto ottimista" sul futuro della città, beato lui… Milanese, classe 1958, laurea alla Bocconi ed esperienze professionali in Pirelli e Telecom, nel 2009 è stato direttore generale del Comune con Letizia Moratti. E' stato anche amministratore delegato di Expo 2015. Otto le liste che lo sostengono: Partito democratico, Milano Radicale, Milano in salute, Europa Verde - Verdi, Milano unita, Lista Beppe Sala sindaco, Riformisti lavoriamo per Milano, Volt.

Luca Bernardo (FDI, Lega, FI). Il centrodestra ha scelto Luca Bernardo per la sfida a Sala. Primario di pediatria al Fatebenefratelli, classe 1967, Bernardo è da sempre attivo nel campo del sociale: nel 2008 ha fondato il Centro Disagi Adolescenziali del Fatebenefratelli a Milano, primo in Italia a occuparsi di cyberbullismo e attività illegali in Rete, dedicandolo a Carolina Picchio, la ragazza di 14 anni suicidatasi perché vittima di bullismo. Tra il 2012 e il 2016 è stato Consigliere del ministro per le Politiche Agricole in materia di educazione alimentare per l'Expo 2015; dal 2013 fa parte del gruppo di approfondimento tecnico per il riordino del sistema sanitario regionale. Questa non è la sua prima corsa per Palazzo Marino: già nel 2006 era stato candidato come consigliere comunale nella lista civica di Letizia Moratti (200 preferenze…). Sei le liste che lo sostengono: Forza Italia, Lega per Salvini premier, Lista civica Luca Bernardo, Fratelli d'Italia, Partito Liberale europeo, Milano Popolare Maurizio Lupi.

Gli altri candidati a sindaci, detti ‘i nanetti’…

Layla Pavone (M5S). Imprenditrice e manager, Layla Pavone, classe 1963, è amministratore delegato Industry Innovation di Digital Magics e consigliere di Italia Startup. Dal 2003 al 2010 è stata presidente di Iab Italia, associazione internazionale per lo sviluppo e la promozione della pubblicità interattiva. Inoltre, è consigliere indipendente nella Seif, la società editoriale de Il Fatto Quotidiano, incarico da cui si è dimessa. La candidatura di Pavone rappresenta “un nuovo corso del Movimento con Giuseppe Conte” ha scritto il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano. Sarà. “Ho accettato con orgoglio e gratitudine la proposta di candidarmi a sindaca di Milano. Ho raccolto la sfida per la città con grande entusiasmo, mettendo tutta  a mia esperienza al servizio dei cittadini. Lavorerò come ho sempre fatto, con impegno e determinazione per migliorare e far crescere la nostra Milano” scrive lei sul suo sito web.

Gianluigi Paragone (Milano Paragone Italexit e Grande Nord) - Classe 1971, Gianluigi Paragone, giornalista, ha lavorato per La Padania, Libero, Rai, La7. Ha fondato il suo partito, Italexit, dopo l'espulsione dal Movimento 5 stelle. E' stato eletto in Parlamento nel 2018 candidandosi alle elezioni politiche con il M5s.

Gabriele Mariani (Milano in Comune e Civica Ambientalista) - Ingegnere e architetto, 58 anni, Gabriele Mariani corre per Milano in Comune e Civica Ambientalista. Un passato nel Pd, diverse esperienze nei municipi cittadini, ha sempre abbracciato i temi ambientalisti: “Noi vogliamo una città bella e giusta per tutti” scrive Facebook.

Natale Azzaretto (Partito Comunista dei lavoratori). Insegnante in una scuola media in periferia, Azzaretto ha 69 anni. Ha già tentato la corsa: si era presentato da autonomo, infatti, alle elezioni del 2011 e poi, di nuovo, nel 2016.

Alessandro Pascale (Partito Comunista). Originario della Valle d'Aosta, Pascale ha 35 anni. Scrittore, oltre che docente di Storia e Filosofia, a Milano corre per il Partito comunista. 

Marco Muggiani (PCI). Classe 1954, Muggiani è medico di base e lavora a Voghera (Pavia). Da sempre legato al partito comunista, ha la tessera in tasca dal 1983.

Bianca Miriam Tedone (Potere al Popolo). Ha 28 anni la candidata sindaca di Milano di Potere al Popolo. Laurea in giurisprudenza, lavora all'Università Statale di Milano, studia Filosofia.

Giorgio Goggi (Socialisti di Milano e Milano Liberale). Classe 1946, nato a Lecco, Goggi è architetto e docente di Urbanistica al Politecnico di Milano. Ha già lavorato in Comune: è stato assessore ai Trasporti con il sindaco Gabriele Albertini. Iscritto al Psi dal 1973, ha partecipato allo studio su la riapertura Navigli - Politecnico.

Mauro Festa (Partito Gay). Origini napoletane, 46 anni, Mauro Festa corre per il Partito Gay. Avvocato specializzato in nuove tecnologie, ambientalista, è attivista per i diritti Lgbtq+.

Teodosio De Bonis (Movimento 3V - Vaccini Vogliamo Verità). Classe 1953, Teodosio De Bonis è un medico specializzato in anestesiologia e rianimazione. Originario della Basilicata, si è trasferito a Milano nel 1980. Corre per Comune di Milano con il Movimento 3V, partito no vax.

Bryant Biavaschi (Milano inizia qui). Laurea in economia, il candidato di “Milano inizia qui” ha 36 anni. Ha lavorato all'estero prima di tornare a Milano dove lavora nel settore delle startup. Ha fondato una società attiva in catering ed eventi. 

Cosa dicono gli ultimi sondaggi su Milano

Gli ultimi sondaggi realizzati per le elezioni comunali Milano 2021 vedono il sindaco uscente, Beppe Sala, in vantaggio rispetto al principale sfidante, il candidato del centrodestra Luca Bernardo, che sconta rispetto a Sala la minore popolarità. Più staccati appaiono tutti gli altri contendenti, che difficilmente potranno riuscire ad accedere a un eventuale ballottaggio.