Voci dal Transatlantico: il Pd pronto a ‘staccare la spina’ al governo

Il partito di Zingaretti prepara la sua ‘Bolognina’. Renzi attacca, ma la partita vera si giocherà sulle regionali in Emilia-Romagna

Voci dal Transatlantico: il Pd pronto a ‘staccare la spina’ al governo

Si respira un’aria strana, nel Transatlantico della Camera dei Deputati. Mentre la Lega di Salvini continua la sua marcia trionfale per conquistare la regione Emilia-Romagna e i 5Stelle si dibattono nelle loro polemiche interne (ieri Di Maio ha detto “chi rema contro può anche andarsene”) che mettono a serio rischio la stabilità del governo, mentre il caso Ilva si intorcina e peggiora di giorno in giorno e di ora in ora (ieri Arcelor/Mittal ha annunciato la chiusura totale di tutti gli stabilimenti siderurgici a partire da gennaio), dentro il Pd si levano voci – ovviamente, per ora, anonime – che vedono il partito di Zingaretti sempre più tentato dall’aprire la crisi di governo subito dopo il varo della manovra economica, cioè ai primi di gennaio.

Ben prima, quindi, del responso delle urne in Emilia-Romagna (il 26 gennaio) e questo per evitare di farsi dire che la richiesta di voto anticipato sia vissuta e letta come la conseguenza dell’eventuale e probabile sconfitta elettorale nella regione più ‘rossa’ d’Italia. Insomma, sarebbe il Pd a ‘staccare la spina’ al governo Conte perché stufo dei continui strappi e distinguo sulla manovra da parte del partito di Renzi e dell’inaffidabilità dei 5Stelle, perché costretto a ergersi a unico difensore di Conte e deluso da una manovra che non è ben vista dall’elettorato perché percepita di sole tasse. Una responsabilità pesante, per il Pd, che si accollerebbe la responsabilità della crisi e del voto anticipato, oltre che della prevedibile vittoria del centrodestra.

L’Emilia-Romagna è la battaglia della vita di Pd e Lega

Certo è che l'Emilia-Romagna si annuncia come il fronte più ‘caldo’ per Pd e M5s e per la sopravvivenza del governo Conte II. A 72 giorni dal voto regionale, Matteo Salvini apre ufficialmente stasera la campagna elettorale della ‘sua’ Lucia Borgonzoni al palaDozza, luogo storico della sinistra emiliana, dove il Pci teneva i suoi congressi. Per il segretario leghista è la ‘battaglia della vita’ che, se vinta, potrebbe provocare scossoni talmente forti da far cadere l'esecutivo giallorosso e riportare il Paese al voto. Ma è la partita della vita anche per il Pd di Zingaretti. Se i democratici dovessero perdere la roccaforte emiliana e il governatore uscente Stefano Bonaccini non fosse rieletto, difficilmente il segretario dem manterrebbe la guida del partito: farebbe probabilmente un passo indietro. Per questo weekend il Pd ha organizzato un’assemblea programmatica, a Bologna, dedicata agli “Anni 20 del 2000”, cui prenderanno parte tutti i big di partito, anche quelli al governo.

Una iniziativa di fatto a sostegno del governatore modenese che però sta facendo di tutto per dare un senso territoriale al voto, al punto da avere chiesto di non avere accanto a sé, sul palco delle sue iniziative, big di partito né tantomeno di governo, come è successo in Umbria, ma solo esponenti locali, sindaci e amministratori. Sfumata l’ipotesi di accordo con i 5Stelle – che però potrebbero decidere, cosa che faranno nel week-end – per una sorta di ‘desistenza’ light, non presentando la loro lista, mentre alcuni consiglieri regionali pentastellati sono tentati dall’ipotesi di candidarsi in una delle liste di appoggio a Bonaccini, scelta che ha già deciso di fare Italia Viva, la partita è al momento ancora tutta aperta, con la maggior parte dei sondaggi che indicano un sostanziale testa a testa tra i due contendenti, la leghista Borgonzoni e Bonaccini. Salvini, che oggi raduna circa 5000 persone, al PalaDozza, di certo non si risparmierà, con una campagna a tappeto.

Anche la Lega ‘vede’ avvicinarsi le elezioni anticipate

Certo è che anche la Lega ‘vede’ avvicinarsi le elezioni politiche anticipate e sempre nei corridoi del Transatlantico fervono i capannelli di leghisti che dipingono scenari catastrofici per gli avversari al governo. La previsione è che l'esecutivo Conte II non regga molto oltre la sconfitta del Pd - che gli ex lumbard danno quasi per assodata - in Emilia-Romagna e che, dal 27 gennaio, partirà un processo, interno al Pd, che porterà al voto nazionale anticipato a maggio, in un ‘election day’ con le Regionali di primavera. E’ già fissata in rosso una data, quella del 24 maggio, giorno dell'ingresso dell'Italia nella Prima guerra mondiale. 

Renzi vuole ‘svuotare’ il Pd di voti e truppe

Intanto, Matteo Renzi ha lanciato una vera e propria dichiarazione di guerra al suo ex partito: “faremo ai dem quello che Macron ha fatto ai socialisti francesi”, dice il leader di Italia Viva. Ovvero assorbire parlamentari e consenso del Pd per poi allargarsi al centro e alla destra moderata. In Francia a pagarne le spese furono i gollisti, partito dell'ex presidente Sarkozy, e il Parti Socialiste di Oliviere Faure. In Italia, la 'riserva di caccia' di Renzi è il suo ex partito, innanzitutto, poi i 'transfughi' di Forza Italia. Renzi si sbilancia anche sui tempi: “Il disegno è dichiarato e io penso che nei prossimi tre anni si realizzerà”.

Dal Pd prima esitano a rispondere (il segretario era impegnato negli Stati Uniti in una serie di incontri con esponenti di rango del Partito Democratico Usa), poi arrivano le bordate. Gli zingarettiani paragonano Renzi a “Rivera”, il leader del partito spagnolo Ciudadanos, che ha perso le elezioni e si è dovuto dimettere, o lo bollano come un “Micron, altro che Macron”, dicendo che “così fa solo un favore a Salvini, magari ci vuole fare un governo insieme”, insinuano.

Renzi, proprio oggi, a Torino, tiene un appuntamento nazionale del suo partito in nome della “battaglia No-Tax” che prevede una serie di “proposte choc” per dare una scossa all’economia. Non contento di aver incassato (almeno sulla carta) il via libera a tutte le richieste-chiave avanzate sulla manovra - dallo stop alla plastic tax al ritiro della tassa sulle auto aziendali a quella sullo zucchero - l'ex premier ha messo a punto un piano per rilanciare gli investimenti: “La situazione economica del Paese non è rosea. Tutto ristagna”, scrive nella sua E news, “E il problema non è la legge di bilancio – su cui continueremo la nostra battaglia #NoTax – ma la situazione di incertezza sugli investimenti”. Proposte che il Pd ha dovuto ingoiare, facendo buon viso a cattivo gioco, ma – ormai stufo dei continui strappi di Renzi – è tentato di andare al voto anche per dimostrare che i consensi reali di Renzi sono bassi…

Il Pd risponde lanciando una tre giorni di ‘Bolognina’

Il Pd risponde con un appuntamento di carattere politico-culturale. A trent'anni dalla Bolognina che segnò il passaggio dal Pci al Pds, da venerdì a domenica si apre la ‘Bolognina’ del Pd: rinnovare il partito è l'ambizione del segretario e anche il nome scelto per l'appuntamento suona paradigmatico: “Tutta un'altra storia”. I dem vogliono chiudere definitivamente i conti con il passato, lasciandosi alle spalle anni di faide interne e guerre per fazioni. Una missione che Zingaretti si è dato fin dal suo primo giorno al Nazareno, un anno fa, quando decise di seguire la strada dell'unità. Strada obbligata, certo, anche per la presenza di gruppi parlamentari a forte identità renziana che avevano fatto sentire subito la loro presenza rifiutando di entrare in segreteria come aveva invece offerto loro il segretario.

Ma la scelta di aprire gli organi statutari a tutte le anime del partito risponde anche alla consapevolezza che è la base democratica a chiedere di mettere la parola fine ai litigi. Solo per la presidenza del partito si aspetterà che l’attuale, Paolo Gentiloni, diventi anche formalmente commissario Ue, per mettere al suo posto, probabilmente, una donna, mentre vicesegretario unico del Pd resterà Andrea Orlando. Subito, invece, ci sarà l'ingresso nell’ufficio di presidenza dell'Assemblea di Anna Ascani, sconfitta in tandem con Roberto Giachetti al congresso di un anno fa e l'apertura della segreteria a Base Riformista, l'area di ex renziani rimasta nel Pd guidati dal ministro della Difesa Guerini e da Luca Lotti. Ma se per la nuova segreteria bisognerà attendere ancora la prossima settimana, il Pd avrà già allora un volto nuovo. Con l’assemblea nazionale che si terrà, sempre a Bologna, domenica, infatti, si modificherà lo Statuto e si regolamenteranno le primarie.

La tre giorni del Pd, organizzata dalla nuova Fondazione culturale del Pd, il cui presidente è Gianni Cuperlo, vedrà la partecipazione di esponenti della società civile, del mondo produttivo, sindacale, culturale del Paese oltre che di membri del Governo, dirigenti e amministratori del Pd. La tre giorni del Pd si aprirà venerdì pomeriggio 15 novembre a Palazzo Re Enzo con una tavola rotonda sulle donne. Sabato 16 novembre si terranno sei laboratori tematici cui seguirà l'assemblea plenaria e interventi di esponenti del Governo. Alle 21 presso DumBo, un ex scalo ferroviario, si terrà una grande cena per la campagna elettorale per le regionali in Emilia Romagna con Zingaretti e il governatore Bonaccini. Domenica 17 novembre i lavori si sposteranno presso FICO Eataly World con l'intervento finale di Zingaretti.

L’Assemblea nazionale e le modifiche allo Statuto

A seguire, alle ore 14.30, si riunirà l'Assemblea nazionale del Pd sulle modifiche allo Statuto: sarà questo il momento più importante della tre giorni dem, con la discussione e il voto dell'assemblea sulla riforma approvata all'unanimità dalla Commissione per la riforma del partito presieduta da Maurizio Martina. All'interno della riforma, molti sono i capitoli dedicati all'innovazione tecnologica che dovrà fare del Pd un partito realmente connesso con la base: una piattaforma deliberativa online offrirà anche la possibilità di iscriversi. I circoli cambieranno aspetto, diventando dei centri di discussione e di confronto sui temi nazionali e locali. Ma il punto fondamentale della riforma sarà l'addio all'automatismo per il quale il segretario del partito è anche candidato premier. Una scelta che risponde anche alla necessità di aprire il partito verso l'esterno, a forze politiche come a quelle forze sociali e territoriali su cui il Pd conta per sopperire all'assenza di uno schema di alleanze stabile con i 5Stelle, come è accaduto in Emilia.

La sfida a Salvini, dunque, si gioca a Bologna: il 26 gennaio, giorno delle elezioni in Emilia-Romagna, promette di essere uno spartiacque, per il partito e per il governo. Zingaretti ha chiesto al partito una mobilitazione totale, con i dirigenti che dovranno battere palmo a palmo tutto il territorio regionale e con la tre giorni a tirare la volata per una campagna elettorale in cui Salvini è immerso da tempo. Poco prima, o poco dopo, potrebbe scoccare l’ora della crisi di governo e di elezioni anticipate da celebrare a primavera.