Amarezza 5Stelle: "Altro che scatoletta di tonno, il Parlamento è un bunker antiatomico"

Il Movimento ritrova identità, passione e rabbia sul tema dei vitalizi. La restituzione del mensile a Formigoni ho portato ieri mattina il dibattito in aula al Senato. Passano le tre mozioni che chiedono di affrontare nuovamente la questione. Rinviata la decisione sulla riduzione dei vitalizi

Senatori del M5s mostrano cartelli con la scritta 'Stop vitalizi' (Ansa)
Senatori del M5s mostrano cartelli con la scritta "Stop vitalizi" (Ansa)

Pensavano fosse "una scatoletta di tonno". E invece "è un bunker".  E intorno al totem dei vitalizi  tornano i cartelli in aula, gli slogan facili,  i battimani, il tutti contro tutti, i commessi d’aula che vanno a togliere i cartelli, a separare i senatori. Sono tornati i j’accuse: "Veramente mentre l'Italia stringe i denti volete portare la restaurazione dei privilegi?" (Perilli, M5s).  E le rivendicazioni anche un po’ puerili "Mai prima d’ora c’era stato un dibattito in aula sui vitalizi" (Licheri, capogruppo M5s). Diciamo che ci sarebbe altro su cui concentrare le energie e quindi il dibattito: come gestire il virus, far ripartire in Italia la filiera biomedica e farmaceutica, il Pnrr e le Semplificazioni, come evitare l’autunno caldo e quindi che ci siano centinaia di migliaia, un milione e forse anche più di disoccupati, una bomba sociale che scoppierebbe a settembre nel pieno, tra l’altro, della campagna elettorale per le amministrative. Nulla di tutto ciò scalda i cuori e i cervelli. I vitalizi sì.

La Taverna delle origini

Persino la vicepresidente del Senato Paola Taverna, ormai una signora raffinata che osserva la misura come regola, torna quella delle origini. “Il Senato non è una scatoletta di tonno - urla a modo suo nell’aula di palazzo Madama - è un bunker antiatomico e per poterlo scardinare non bastano otto anni, forse non ne basteranno venti”. Applausi e sghignazzi. I 5 Stelle ritrovano l’identità sotto il loro vecchio cavallo di battaglia dei vitalizi. Dal 2018, anno in cui Camera e Senato hanno approvato il taglio dei vitalizi degli ex parlamentari (cancellati dal governo Letta nel 2012), il tema degli assegni versati a ex deputati e senatori ha continuato ad agitare le acque della politica. Fino al caso Formigoni, dieci giorni fa, quando il Senato ha ribaltato la decisione dei due rami del Parlamento sullo stop all'assegno per i condannati con pene superiori ai due anni.

Sommersi da settimane nel silenzio, senza leader, in attesa di Conte che promette rifondazioni ma ha le mani legate dalle regole, senza identità, alle prese con Rousseau e Casaleggio jr diventato il peggior nemico, il Movimento prova a ritrovarsi sotto la bandiera dei vitalizi. Tema che almeno per un giorno può nascondere nuovi titoli di giornale nefasti. Del tipo Barbara Lezzi e Nicola Morra che fanno il loro partito e partecipano alle elezioni amministrative, in due regioni del sud come Puglia e Calabria che sono state bacino i voti per il Movimento. O Giuseppe Conte che per diventare leader del Movimento, o come si chiamerà, dovrà prima passare dalle aule di tribunale e vedersela con Casaleggio. Peggio ancora Di Battista che alla fine diventerà il leader anti Conte. Un disastro. Ma per un giorno i vitalizi riconsegnano un senso a tutto quello che è stato.

Il caso Formigoni

La restituzione del vitalizio al condannato Formigoni risale a dieci giorni fa. A maggioranza (3 favorevoli, Fi e Lega; due contrari, Pd e Fdi) il “tribunalino” interno del Palazzo ha azzerato una delibera del 2015 dell’allora presidente del Senato Piero Grasso. Fu l’ex magistrato a dare seguito ad una delle campagna storiche dei grillini: ridurre e ricalcolare anche i vecchi vitalizi sebbene maturati con le regole dell’epoca e toglierli a chi, tra i parlamentari , aveva avuto una condanna definitiva superiore ai due anni. Ad esempio Formigoni, Dell’Utri e Berlusconi. Seguirono feste di piazza e sit-in davanti al palazzo con tanto di brindisi e foto di gruppo da postare sui social.

In risposta alla decisione di dieci giorni fa,  i partiti hanno presentato tre diverse mozioni: una firmata Pd-Leu e M5s; la seconda Lega-Fi e Fdi; la terza di Italia viva. La richiesta comune, sebbene con specifiche diverse, è di coinvolgere nuovamente il Consiglio di presidenza del Senato (il primo grado dell’autodichia interna) e di affrontare la questione. Per la prima volta il dossier vitalizi è stato affrontato con un dibattito pubblico in aula. Finora è sempre stato gestito dagli organismi interni (primo grado Commissione Contenziosa; appello Consiglio di garanzia). Veri e propri organismi giurisdizionali dove le sedute non sono neppure verbalizzate.

Una battaglia che va avanti dal 2018

Il dibattito parlamentare, per la prima volta pubblico, ha così mostrato tutti i limiti di questa faccenda. E come anche  le sacrosante questioni di principio - ad esempio limitare gli sprechi della casta - diventino pretestuose se rapportate ad altri sprechi della casta di cui anche i 5 Stelle fanno parte ormai da nove anni.

Per Pd-M5s e Leu il vitalizio non è assimilabile ad una pensione. Dunque può essere ridotto e tagliato in caso di condanne. “Il mandato parlamentare, essendo di natura elettiva - ha spiegato Grasso - non è affatto assimilabile ad un rapporto di lavoro, l'indennità parlamentare non può essere qualificata come retribuzione, tanto che viene percepita per il solo fatto di ricoprire la carica, anche se il parlamentare si astenga del tutto da qualsiasi attività parlamentare e serve ad assicurare l'indipendenza della funzione. Pertanto, il vitalizio come proiezione dell'indennità non può avere natura previdenziale di retribuzione differita”. Da qui la necessità di far applicare la legge Severino ai vitalizi degli ex senatori condannati.

Il centrodestra ha invece presentato una mozione che invita a “rivalutare” la delibera Grasso del 2015. Per qualcuno (il presidente della Commissione di garanzia Luigi Vitali, Fi) significa cancellarla. Per altri (Alberto Balboni di Fratelli d'Italia) significa riscriverla mantenendola. Italia viva ha impegna il Consiglio di presidenza “a disciplinare i casi di revisione e revoca del vitalizio” tenendo conto di casi specifici e della gravità del reato.

Vitali: “Battaglia ipocrita su una strada sbagliata”

In aula si è così sentito anche il parere del presidente della Commissione di garanzia Luigi Vitali, il senatore che per una notte salvò il Conte 2 andando nel gruppi dei Responsabili per Conte salvo poi tornare sui suoi passi la mattina dopo. “Sono contento - ha detto Vitali - che oggi si parli di vitalizi in quest’aula e spero che i cittadini possano finalmente avere una corretta informazione”.  Non conta essere a favore o contrari ai vitalizi. In base al principio dell’autodichia, ha specificato,  “il Consiglio di garanzia ha agito quale organo giurisdizionale che deve decidere nel rispetto della legge e dei principi della Costituzione. L'art.28 del codice penale, che fa riferimento all'interdizione dai pubblici uffici è stato superato da due sentenze della Corte costituzionale in cui si fa esplicito e particolare riferimento alla tutela dei diritti umani. Quindi, la prima delibera del Consiglio di Presidenza, che non aveva tenuto conto delle sentenze della Corte, era incostituzionale e il Consiglio di Garanzia ha ristabilito il rispetto della legge”. Quella di urlare contro i vitalizi ai condannati è “un’ipocrisia”. La strada giusta, se proprio si vuole raggiungere questo obiettivo, “è approvare una legge che superi l’autodichia e sottoporre i parlamentari al giudizio della Corte costituzionale. Finché non c’è questa riforma bisogna rispettare l’autodichia e le decisioni degli organi da essa previsti”. Che possono essere diversi da quelli assunti da Vitali.

Oltre duemila ricorsi

Terminato il surreale dibattito in aula, il  Consiglio di Garanzia si è riunito nella sede di Sant’Ivo alla Sapienza per decidere sul taglio dei vitalizi agli ex parlamentari contro cui sono stati presentati in questi anni circa duemila ricorsi, tanti quanti i vitalizi tagliati.  Anche ieri non c’è una decisione finale. “Mi auguro che tra due settimane ci possa essere l'agognata sentenza qualunque essa sia” ha chiosato il presidente Vitali. Ci sono appena duemila persone che aspettano una risposta. E non tutte navigano nell’oro, hanno “rubato” o sono state casta.
Al momento delle delibere adottate da Camera e Senato, i vitalizi erogati agli ex parlamentari erano in tutto circa 2.700 per un importo totale di circa 200 milioni di euro. Sommando la cifra relativa alla Camera con quella del Senato si ottiene un risparmio di circa 56 milioni all’anno e  280 milioni circa a legislatura.