[Il caso] Tornano i vitalizi ai condannati e i 5 Stelle ritrovano una bandiera per cui combattere

Con i voti di Lega e Forza Italia, la Commissione cancella una delibera del 2015 e restituisce gli assegni. I 5 Stelle protestano dentro e fuori il palazzo. Conte attacca la decisione. Ma è stato decisivo l’azzurro Vitali a cui l’ex premier affidò per una notte il suo destino. Inascoltati gli appelli di Mattarella. Che avvisa: “Sono stanco, tra otto mesi lascio”

Roberto Formigoni (foto Ansa)
Roberto Formigoni (foto Ansa)

Col favore delle tenebre il “centrodestra di governo” ripristina i vitalizi per i parlamentari condannati e consegna ai 5 Stelle una bandiera utile da issare nel loro campo da troppo tempo vuoto di idee e battaglie. Pieno, invece, di polemiche, scontri legali e dal destino più incerto che mai. Nonostante Conte. E i buoni propositi di qualcuno. E le promesse dell’alleanza col Pd.

E’ successo martedì sera. Il Consiglio di Garanzia del Senato, i giudici di appello di palazzo Madama, hanno definitivamente annullato la delibera con cui nel 2015 l’allora presidente del Senato Piero Grasso stabilì lo stop ai vitalizi ai condannati in via definitiva per alcuni gravi reati tra cui la corruzione.

Tre voti contro due

Ci sono voluti sei anni di battaglie legali e poi di ricorsi interni al Parlamento - le due camere sono regolate con principi fissati in assoluta autonomia (autodichia) e non soggetti alle regole della vita fuori dal palazzo - per tornare al punto di partenza. E cioè che i parlamentari, in questo caso i senatori, seppur condannati in via definitiva, hanno sempre diritto a ricevere il vitalizio per essere stato parlamentare.

La decisione è passata per 3 voti a 2: a schierarsi a favore del ripristino dell'assegno sono stati Luigi Vitali (FI), presidente della commissione, e i leghisti Pasquale Sepe e Ugo Grassi (ex M5S), il “centrodestra di governo”, appunto. Contrari invece Alberto Balboni (FdI) e Valeria Valente (Pd). “La cosa sconcertante - spiega Valente - è che invece di decidere nello specifico sul caso Formigoni è stata assunta una decisione che vale in linea generale per tutti i parlamentari e retroattiva. Ci possono essere dei casi, come è stato per Ottaviano Del Turco (malato, l’unico sostentamento è il vitalizio che infatti è stato ripristinato, ndr), che devono andare in deroga per motivi oggettivi. Ma non assumere una decisione generale che vale per tutti. Questo è incomprensibile”. Tra i “tutti” ci sono Dell’Utri e Berlusconi che pure è stato riabilitato.

Prima di addentrarsi nelle conseguenze politiche della decisione, occorre spiegare di cosa si stratta e come è stata assunta.

Organo giurisdizionale

Il “Consiglio di garanzia” decide sui ricorsi presentati contro le decisioni della “Commissione contenziosa” che è il quindi il primo grado di giudizio su provvedimenti che riguardano la vita interna del Senato, alcune regole e tra queste la questione vitalizi. E’ composto di cinque senatori nominati all'inizio di ogni legislatura dal Presidente del Senato e sono prescelti tra i senatori in carica esperti in materie giuridiche, amministrative e del lavoro, che abbiano uno dei seguenti requisiti: magistrato, anche a riposo, delle magistrature ordinaria e amministrative; professore ordinario o associato d'università in materie giuridiche, anche a riposo; avvocato dello Stato, anche a riposo; avvocato del libero foro. I senatori 5 Stelle non avevano sufficienti profili idonei a questo incarico. Che è incompatibile con altri tre organismi interni: il Consiglio di Presidenza, la Commissione contenziosa e il Consiglio di disciplina (dove invece siedono senatori 5 Stelle). Ora va detto soprattutto che “Commissione Contenziosa” (primo grado) e “Consiglio di garanzia” (secondo e ultimo grado) sono organismi con poteri giurisdizionali su cui nessun altro organismo del Senato può interferire. Soprattutto chiudono ed esauriscono la storia: al di là delle lamentale e delle promesse, i ricorsi sulla storia dei vitalizi finiscono qua.

Vitali, il “salvatore” di Conte

Questa storia regala anche un piccolo cameo. Il voto decisivo è stato quello del presidente Vitali (Fi), il senatore a cui per una notte Giuseppe Conte aveva appeso il suo governo in un lunga trattativa per portarlo nel suo gruppo dei “Centristi europeisti liberali e socialisti”. Fu un lunga notte di trattativa. La sera i giornalisti chiusero i loro articoli dando per fatto il nuovo gruppo di Conte al Senato che da quel momento in poi sarebbe ingrossato per garantire lunga vita al Conte 2 facendo saltare ogni ipotesi di crisi di governo e di mandare a casa Giuseppe Conte. A VItali, quella notte, Conte aveva promesso molto: la rielezione certa nell’ambito della propria lista, il coordinamento della lista Conte in Puglia, embrione del nuovo partito che dovrebbe essere annunciato entro il mese e che dovrebbe prendere il posto del Movimento, e poi collaborazioni tra avvocati e uffici legali. La mattina dopo però il senatore Vitali era tornato velocemente a casa, cioè in Forza Italia, e aveva salutato Conte. Fu quello il momento più basso della trattativa-compravendita di senatori che Giuseppe Conte portò avanti per un mese e mezzo. Al posto di Vitali, il Pd fu costretto a prestare una propria senatrice per far arrivare a dieci il nuovo gruppo parlamentare di Conte e farlo nascere. Si sacrificò, a collo storto, la Rojc. Che poi è tornata indietro. Nessuno ieri tra i tanti campanelli 5 Stelle ricordava questo dettaglio.

Una nuova bandiera

Ma torniamo a ieri. Il Movimento è riuscito a ritrovarsi sotto la bandiera del vitalizio, al grido “vergogna” rivolto ad alleati di governo come Lega e Forza Italia, ha quasi occupato l’aula del Senato, è riuscito comunque a manifestare dentro e fuori il palazzo e a rallentare i lavori. La richiesta di svolgere un dibattito in Aula è stata respinta dalla Conferenza dei capigruppo. “Non se ne può parlare” ha tuonato Paola Taverna al termine della riunione. “Credo invece sia dignitoso informare i cittadini della situazione: è stata stralciata una delibera del 2015 e sono stati ridati i vitalizi ai condannati. Avevamo chiesto mezza giornata per discutere in aula di questa cosa ma non ci e' stato concesso. Avevamo chiesto mezza giornata. Questa è l'importanza che danno allo scandaloso privilegio riconsegnato a condannati del Parlamento italiano”. Era tanto che Paola Taverna non faceva la Paola Taverna delle origini. Su questa falsa riga hanno poi dichiarato tutti i senatori 5 Stelle che sono entrati e usciti dal palazzo facendo la spola con l’angolo di piazza San Luigi dei Francesi dove stazionano le telecamere. Il capogruppo Licheri (“vergogna, restituire i soldi a chi rubato mentre gli italiani non hanno da mangiare”) e l’ex capogruppo Perilli (“Non ci toglierete anche questa bandiera”). In serata è arrivato anche il Pd a dare manforte. La capogruppo Malpezzi ha chiesto alla presidente Casellati di convocare il Consiglio di presidenza.

Scende in campo Conte. E anche Di Maio

Ma soprattutto ieri hanno parlato e si sono schierati i due leader del nuovo Movimento, Giuseppe Conte e Luigi di Maio. L’ex premier c’è andato giù pesante. Ha parlato di “decisione erronea, che trasmette un messaggio profondamente negativo per i cittadini” visto che “mina il delicatissimo rapporto di fiducia con le istituzioni” tanto più in un momento in cui il Paese “sta faticosamente cercando di superare una drammatica pandemia, che ha fiaccato e messo in ginocchio moltissime attività economiche e creato difficoltà a tantissimi cittadini”. Conte poi annuncia nuovi ricorsi - “ricorreremo a qualsiasi strumento possibile perché questa decisione sia riconsiderata” - ma non sono tecnicamente possibili altri ricorsi. L’unica strada è presentare una nuova delibera. Luigi Di Maio ha definito la scelta “riprovevole”: “Così la politica si dimostra davvero fuori dal mondo. Mi appello a tutte le forze politiche: non facciamo passare sotto silenzio quanto accaduto”.

Salvini fa lo gnorri

Dal punto telecamere di San Luigi dei Francesi, sotto il Senato, passa anche Matteo Salvini. Che a domanda sul perchè la Lega ha riconsegnato i vitalizi ai condannati, ha replicato secco: “Non commento le vicende giudiziarie dei 5S e mi auguro che il figlio di Grillo risulti innocente”. E allora poco dopo torna il capogruppo Licheri: “La tecnica di scappare dalla domanda non funziona più da tempo. L'Italia le sta chiedendo una cosa molto chiara: perché la Lega, insieme a FI, ha restituito il vitalizio a Formigoni e ad altri ex senatori condannati per reati gravi? Darsela a gambe davanti a questa grave responsabilità non serve a nulla”.

Formigoni attacca Conte

I 5 Stelle hanno sparato per tutto il giorno addosso all’alleato di governo Lega e Forza Italia. Una reazione forte figlia più della paura di perdere veramente ogni bandiera e di perdersi in questo tempo in cui non hanno un capo, è difficile riconoscere loro una identità politica e sono in mezzo ad una lotta durissima con Casaleggio e la piattaforma Rousseau. Contenzioso che ogni settimana viene dato per concluso da Conte e Crimi ma poi così non In serata arriva la replica durissima del convitato di pietra di tutta la giornata, Roberto Formigoni. “E’ impressionante - dice l’ex presidente della Regione Lombardia - che Giuseppe Conte non sappia rispettare le sentenze. “Per anni il Movimento 5 stelle, alla cui poltrona di capo politico Conte aspira, ha difeso tutte le magistrature, oggi attacca quella del Senato perchè non si è piegata alla loro volontà. Hanno perso tutte le battaglie ora anche la coerenza”. Formigoni ha parlato con l’agenzia Agi ed erano mesi, forse anni, che l’ex governatore non prendeva una posizione così netta.

Eppure Mattarella…

Eppure il Presidente della Repubblica continua a fare appelli (il secondo in pochi giorni) alle forze politiche perchè “questo è il tempo di pensare al futuro progettandolo e realizzandolo insieme. Ciò non vuol dire abbandonare le proprie prospettive, idee e opinioni. Ma confrontarsi costruttivamente è ben diverso che agitarle come motivi di contrapposizione insuperabile”. State buoni, se potete, sta dicendo il Presidente della Repubblica. Distinguetevi pure, è legittimo, ma poi camminate uniti in direzione di quello che serve: pandemia, vaccini, riforme e misure economiche. E’ per questo che è nato questo governo. Mattarella ieri ha detto di essere “stanco, anziano” e di “voler smettere tra otto mesi”, a febbraio quando scadrà il suo mandato. Salvini ha già candidato Draghi, convocato le urne e prenotato il posto a palazzo Chigi per il centrodestra. Il Pd non si pronuncia, Letta dice che è ancora presto. Ma la battaglia per il Quirinale è già iniziata. E il Mattarella bis è sempre più tra le cose possibili. Anzi, necessarie visto che è difficile immaginare un cambio di mano a palazzo Chigi nella gestione del Pnrr e delle riforme. Draghi ha bisogno di almeno un altro anno per blindare il percorso del Piano nazionale di ripresa e resilienza.