"Il virus ci sta facendo perdere una generazione, ma è quella degli adolescenti"

Guardate il video di Matteo Bassetti che spiega il vaccino a colpi di “chiavette Usb”, “stampanti” e “foto segnaletiche” per quelli che non devono passare, nella circostanza i virus

Guardate il video di Matteo Bassetti che spiega il vaccino a colpi di “chiavette Usb”, “stampanti” e “foto segnaletiche” per quelli che non devono passare, nella circostanza i virus. Funziona perfettamente, ho capito persino io. E, per raccontare questa storia devo partire da brevissima confessione personale, una sorta di autodafè, di scuse pubbliche, pur non avendo ovviamente mai fatto attacchi personali a Matteo, ci mancherebbe altro: pur conoscendolo e stimandolo professionalmente da tanti anni, nei primi mesi della pandemia spesso sono stato molto critico nei confronti del direttore della clinica di malattie infettive e malattie tropicali del Policlinico San Martino di Genova, uno degli ospedali più grandi d’Europa. Pensavo che il suo semplificare le cose e insistere in continuazione sul convivere con il virus, anziché reagire ipotizzando sempre e comunque chiusure ovunque, fosse eccessivo e che sentire un luminare che tranquillizzava troppo fosse un messaggio comunicativamente sbagliato per l’uomo della strada. In verità, credo che il problema centrale sia stato che una parte della politica e addirittura qualche negazionista (che oggi ovviamente rifugge Bassetti perché primo testimonial dei vaccini e della necessità di vaccinarsi) hanno vergognosamente strumentalizzato le parole di Bassetti per i propri scopi.

Ma questo non c’entrava nulla con le parole originarie del professore genovese, che ha dimostrato la sua totale buona fede stando lontano dalla politica nonostante gli fioccassero le proposte di candidatura da molte parti. Insomma, sostanzialmente ce l’avevo con chi lo strumentalizzava, usando sue dichiarazioni come madonne pellegrine dialettiche da portare come una reliquia in giro per le televisioni, magari a supporto di tesi negazioniste o di chi negava la necessità di prorogare lo stato di emergenza. Non con Bassetti. In qualche caso occorre scomodare anche Umberto Eco, significante e significato, testo e contesto, semantica e semiotica. Per me la frase “è solo un’influenza” significa ricordi di coperte, latte e miele caldo, aspirina e borsa dell’acqua calda sullo stomaco. Per chi vive studiando virus, chiaramente, significa che occorre riferirsi alla grande famiglia dei Coronavirus, esattamente come le influenze stagionali. Poi, per l’appunto, anche Bassetti ha fatto certamente qualche errore comunicativo e l’ha anche ammesso, magari con qualche difficoltà un po’ come Fonzie (“Ho sb.., ho sbagl..”) ma comunque con grande onestà intellettuale, come quando ha spiegato che non avrebbe pensato a una seconda ondata così forte. Poi, però.

Poi, però, ho parlato con tanti amici a cui, letteralmente, Matteo Bassetti aveva salvato la vita. E, soprattutto, ho capito lo spirito che c’era dietro le sue parole: essere scientifico al massimo, ma anche tranquillizzare e capire che non c’è solo la pandemia negli ospedali, ma rischia di esserci una pandemia economica. E una pandemia della cultura. E una pandemia di un’intera generazione. “I nostri ragazzi adolescenti stanno chiusi in casa tutto il giorno senza andare a scuola, senza incrociare gli occhi con i loro amici, con i loro compagni, con i loro professori. E mentre loro stanno lì dietro a un computer e dietro ai vetri di casa, qualche novantenne molto più a rischio va in giro tranquillamente al supermercato, magari con la mascherina non messa troppo bene”.

Per Bassetti, in questa occasione scienziato-umanista, “in questo modo, mentre i loro coetanei del resto d’Europa vanno regolarmente a scuola, avremo una generazione che dovrà competere con i ragazzi degli altri Paesi partendo già svantaggiata”. E lo dice anche per gli universitari che può vedere dalla sua cattedra del Policlinico.

Il direttore della clinica universitaria del San Martino, che usa i suoi social come strumento di divulgazione e si è conquistato così tanta popolarità da essere diventato un personaggio del programma di Luca e Paolo, consacrazione assoluta, aggiunge anche le sue parole sulla cultura: “Se dovessi dire chi ha vinto e chi ha perso nel 2020 a causa del Covid, non avrei dubbi a dire che abbiamo un vincitore che è la ricerca medico-scientifica e uno sconfitto che la cultura e la scuola.

La ricerca ha vinto perché ci ha dato in pochissimo tempo armi per prevenire e curare questa malattia nuova, concludendo l’anno con ben due vaccini già approvati e disponibili. Chi esce sconfitto invece, se non addirittura morta, è la cultura, la scuola e l’università. Cinema, teatri, aule di scuola superiore e non solo, aule di Università, tirocini pratici, musei, ecc. sono chiusi da troppo tempo.

In Italia si è uccisa la cultura della socializzazione. Si parla tanto di aiutare la ripresa economica, che è sicuramente fondamentale, ma non dimentichiamoci che in campo culturale, non si può andare avanti così ancora per molto. Continuando con le chiusure, le conseguenze saranno devastanti sulle future generazioni. Occorre trovare una soluzione per tornare in sicurezza all’esercizio tradizionale della Cultura e dell’Istruzione. Quelle vere!!”.

Nel frattempo, proprio mentre la Regione Liguria annuncia che cinema e teatri saranno scelti anche come sedi della seconda fase delle vaccinazioni, quasi un punto di contatto fra i due discorsi, Matteo Bassetti – forte dell’osservazione dei suoi casi in corsia – mette in rete anche un “decalogo” di come pensa si debba affrontare il virus d’ora in poi.

“Si deve tornare- spiega l’infettivologo genovese - al sistema del controllo del territorio a seconda dei parametri ministeriali, che andrebbero probabilmente semplificati e resi più dinamici: non si può decidere sulla base di dati di due settimane prima. Occorre intervenire chirurgicamente su dati dei contagi e delle ospedalizzazioni freschi e recenti.

Bisognerebbe fare alcune cose per evitare errori già commessi nel 2019:

- calcolare l'indice di positività su tutti i tamponi fatti, includendo anche gli antigenici. Alcune regioni hanno lavorato molto bene sviluppando questi sistemi di tracciamento e diagnosi. In Liguria per esempio ieri il tasso di positività era dell'11.7% calcolando i tamponi molecolari e scendeva al 7.8% sommando anche gli antigenici. Si capisce che un conto è avere quasi il 12%, un conto meno dell'8% reale

- sapere quanti sono i casi di COVID-19 seguiti a domicilio dalla medicina territoriale, come si fa normalmente per l'influenza e conoscere il loro stato di salute

- conoscere ogni giorno quanto sono stati i decessi per polmonite interstiziale, per altre complicanze della malattia COVID-19 e quanti per altre cause in corso di positività per SarsCoV-2.

- sapere per i prossimi mesi quando e dove saranno vaccinati gli italiani. Se un italiano ha 55 anni dovrebbe sapere quando sarà il suo turno, almeno avere un'idea del mese...

- spiegare come funzionano i vaccini e quali possono essere gli effetti collaterali. Una campagna informativa di massa su social, TV, giornali, scuole, mezzi pubblici, ecc.

Mi piacerebbe anche che il nostro Paese avesse una maggiore indipendenza nelle scelte strategiche. Sarebbe da evitare di guardare sempre all'estero per decidere cosa fare. Lo abbiamo fatto prima con la Francia e poi con la Germania. In Italia abbiamo esperti di malattie infettive, microbiologia, virologia e igiene tra i migliori del mondo con curricula eccezionali. Ascoltiamoli di più”.

Scienziato, umanista, divulgatore, Fonzie, polemista come si evince dall’ultima frase di forte rivendicazione dell’eccellenza scientifica italiana.

Insomma, Matteo Bassetti.