"No alla violenza sulle donne". Ma la ministra Bonetti parla in un’Aula dei Deputati deserta

Nel giorno in cui viene presentata la mozione contro la violenza sulle donne in Parlamento ri registra il vuoto quasi totale

'No alla violenza sulle donne'. Ma la ministra Bonetti parla in un’Aula dei Deputati deserta

“Mozione contro la violenza sulle donne: in otto, alla presenza della ministra Elena Bonetti (così si fa). E’ lunedì, quello che vi pare. No”. Lo scrive, su Twitter, il deputato del Pd, Filippo Sensi, commentando le assenze dei deputati nel corso dell’esame, in aula alla Camera, della mozione. 

Ora, stabilito che Sensi – noto come nomfup su Twitter (l’acronimo è inglese, anglosassone, e vuol dire ‘non è un mio fottuto problema’…) – non è uno che passa di lì per caso: tassi di presenza in Parlamento, alla Camera dei Deputati, che rasentano il 98% (lo batte solo un vero stakanovista d’aula, il dem Stefano Ceccanti, maniacale nelle presenze come in tutto il resto), ex storico portavoce di Renzi e Gentiloni a palazzo Chigi, una specie di ‘genio’ della comunicazione politica, ma anche un uomo mite, gentile, mai aggressivo, resta il punto.

A sentire la ministra Bonetti a parlare di violenza sulle donne, in Aula, non c’era nessuno. Otto deputato otto. Su seicentotrenta (630). Una miseria, e uno spettacolo miserevole, non solo perché denota e denuncia la piaga storica dell’assenteismo parlamentare, ma per il tema di cui si trattava. La violenza sulle donne e i femminicidi, appunto. E va bene che era lunedì (i parlamentari non vanno quasi mai, in Aula, di lunedì come di venerdì), e va bene che si era in sede di discussione generale, e va bene che ci sono sempre cose più urgenti da fare e a cui partecipare, ma il Destino vuole che, oggi, 25 novembre, sia il giorno dedicato alle donne e alle drammatiche violenze che subiscono. 

Peccato per la Bonetti, di rosso vestita, che promuove misure per le donne: lei ‘ci crede’… 

Eppure, la ministra alle Pari opportunità e alla Famiglia, Elena Bonetti (Iv), essendo una tipa che – magari scioccamente – a queste cose ci crede, ci investe tempo, passione, dedizione, studio, cura, veste di rosso, mascherina compresa, giusto per far capire a tutti, compresi gli otto parlamentari presenti, di ‘cosa’ si parla.  

Una scelta simbolica e niente affatto casuale proprio nel giorno in cui viene presentata la mozione contro la violenza sulle donne e a pochi giorni dalla Giornata internazionale che ogni anno, il 25 novembre, viene dedicata a loro, alle donne, e al triste fenomeno dei femminicidi. 

Ad essere simbolico, però, è solo un altro aspetto: la sua solitudine. La ministra parla, infatti, a un’aula vuota: soltanto otto, appunto, i presenti. 

Una scena desolante che le telecamere di Montecitorio si guardano bene dal registrare, ma che non sfugge agli scatti dei giornalisti (pochissimi, a loro volta) e dei fotografi. Tra gli otto ‘fessi’ deputati presenti, c’è anche Sensi. Nel vuoto dell’aula, un numero rimbomba ancora più forte: “sono 108 le donne vittime di femminicidio quest’anno”, dice la ministra Bonetti. “Le donne devono essere libere di poter denunciare e sapere che c’è uno Stato che accoglie le loro richieste d’aiuto e le protegge. Quest’anno festeggiamo i dieci anni della convenzione di Istanbul, di cui l’Italia è tra le prime firmatarie. Oggi ci poniamo ancora di più nel solco di questa convenzione”. 

Durante la presentazione generale della mozione, che poi verrà votata (otto su otto a favore, sic…), la ministra illustra anche due azioni concrete che il governo è pronto a mettere in campo per contrastare la violenza sulle donne: il microcredito di libertà e il reddito di libertà, che prevede un assegno di 400 euro al mese rivolto alle donne che non denunciano le violenze subite per motivi economici. Come spiega la ministra, “più che nuove norme del codice penale, il nuovo piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne 2021-2023 istituzionalizzerà una maggiore sinergia tra i procedimenti di carattere civile, penale e minorile”, in modo da “evitare il fenomeno della vittimizzazione secondaria che la Commissione sul Femminicidio ha messo bene in evidenza” e “sentenze contraddittorie nella protezione della donna. Troppo spesso, specie nei casi di separazione con un minore, non c’è una presa in carico complessiva del fenomeno”.

Tutto bello, tutto giusto. Ma cosa sta facendo, nel concreto, il governo Draghi contro tale dramma? Proviamo a capirlo, seguendo le linee di azione del ministero della Bonetti e dell’interno governo. 

Le parole di Draghi sulla violenza alle donne e gli impegni già presi da governo e ministre 

Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, decide di esporsi in prima persona e lancia un piano di contrasto alla violenza contro le donne, con nuove risorse e misure a tutela delle vittime. Proprio in occasione della giornata mondiale del 25 novembre, infatti, il governo annuncia una serie di interventi, benedetti dal premier, Mario Draghi, per accelerare il contrasto a un fenomeno che rimane una delle piaghe del nostro Paese. 

Combattere la violenza, certo, ma non solo: anche per la discriminazione di genere l’Italia, come emerso in un dibattito andato in onda sulla Rai, per dire “basta” a eventi e trasmissioni con soli maschi, è indietro rispetto agli altri grandi paesi Ue. “La tutela delle donne è una priorità assoluta per il governo, che intende affrontare l'odioso problema della violenza di genere in tutti i suoi aspetti, dalla prevenzione al sostegno alle vittime”, spiega il premier. Poi annuncia che il governo stanzia nuove risorse per aiutare le donne, per accompagnarle nel percorso di uscita dalla violenza, per favorirne l'indipendenza economica”, per rafforzare l'assistenza alle donne e minori “a difesa dei loro diritti e della società”. 

Sempre la ministra con la delega alle Pari Opportunità, Elena Bonetti ricorda che “la legge di Bilancio propone il fatto che l'Italia si debba dotare di una strategia nazionale per il contrasto alla violenza sulle donne che abbia una governance, una cabina di regia ed un osservatorio che coinvolga il mondo protagonista di questa battaglia, quello dei centri antiviolenza e delle case rifugio”. A sostegno di questa azione è previsto uno stanziamento di 30 milioni che - ha aggiunto la Bonetti – “speriamo il parlamento possa ulteriormente arricchire” (ma qui si dubita che, nella ‘fame’ famelica e atavica dei gruppi politici e parlamentari, nel loro consueto, e trito, ‘assalto alla diligenza’, durante l’approvazione della manovra economica in Parlamento, ci sarà chi si periterà di dare ‘più soldi’ alle donne). 

Tra le misure allo studio anche la scorta per le vittime di violenza che hanno denunciato e la possibilità di avvalersi di risorse europee per rafforzare strumenti tecnologici innovativi per la protezione delle donne, a integrazione di quelli già esistenti, come il braccialetto elettronico

Interventi elencati dalla ministra del Sud, Mara Carfagna (FI), insieme a “una premialità per quei comuni che doneranno i luoghi confiscati alla mafia per destinarli a centri per la protezione delle donne”, sulla base di un bando pubblico che stanzia 250 milioni di euro

Le due ministre hanno esposto queste misure quando sono intervenute al convegno in cui Rai Radio1, insieme alla Rappresentanza in Italia della Commissione europea, ha presentato il Memorandum d'Intesa “No Women No Panel - Senza Donne Non Se Ne Parla” che punta a una rappresentazione paritaria ed equilibrata dei due generi in tutte le attività di comunicazione.

Molte le istituzioni coinvolte, che hanno aderito contribuendo anche alla stesura del documento, che ha richiesto un anno di lavoro, ma che – a okkio – sarà ‘tanta grazia’ se sarà adottato in Rai. 

L’impegno della Rai: “No Woman, No Panel” 

Il capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha inviato per l'occasione una medaglia di grande formato della Presidenza della Repubblica. “Andiamo avanti - ha affermato la direttrice, finora, di Radio Uno e GrRadio Parlamento, da poco nominata direttore del Tg3, Simona Sala - perché questa idea di apertura venga applicata sempre più, in modo tale che ogni volta che si organizza un evento, un convegno, una task force, si tenga conto della rappresentanza di genere”. 

L'Italia - è emerso dall'incontro – è, purtroppo, molto indietro sulla parità di genere rispetto agli altri grandi paesi europei. Secondo un'indagine dell'Istituto Demopolis, per l’81% dei cittadini italiani è un tema importante, ma solo il 25% ritiene che sia stata raggiunta la parità di genere nel nostro Paese. Da qui, nasce, appunto, l'idea di dire “basta ai Basta” con i ‘manel’: convegni, commissioni, comitati, dibattiti, trasmissioni tv dove solo uomini sono invitati a parlare, dove solo un genere è rappresentato. I dibattiti pubblici di soli uomini sono più poveri, portano un'idea in meno”, ha sottolineato la Carfagna

Misure più stringenti alle donne maltrattate”. Le misure del ministro Bonetti e delle altre 

Ma cosa sta facendo, di concreto, il governo? “Stiamo lavorando con le ministre Cartabia e Lamorgese nell'ottica della protezione. Bisogna garantire sicurezza e libertà” alle donne vittime di violenza spiega la ministra delle Pari Opportunità e della Famiglia, Elena Bonetti (Iv). “Il focus è sull'intervento sull'uomo maltrattante. Occorrono misure più incisive e restringenti, come un allargamento dell'uso del braccialetto elettronico e il fermo cautelare laddove si ravvisino elementi di particolare pericolosità. Quanto alla tutela della donna – aggiunge la Bonetti - non deve inficiarne la libertà, va valutata caso per caso dalle autorità inquirenti. Va messa in campo un'azione integrata e pronta”. 

Microcredito di libertà’ e ‘Reddito di libertà’: le nuove misure prese dal ministro Bonetti

Il governo, complessivamente, dunque, ha stanziato 10 milioni di euro per sostenere progetti di imprenditoria, di inizio di attività lavorative. Un microcredito di libertà per donne vittime di violenza con garanzia al 100 per cento da parte del governo. Il reddito di libertà è, invece, un finanziamento, un assegno che viene erogato a donne vittime di violenza nel momento in cui devono ricostruire una vita per loro e per i loro figli, comprendendo fino a 400 euro al mese per 12 mensilità. “Accanto al reddito di libertà, per cui il governo ha stanziato i primi 7 milioni, abbiamo aggiunto altri 3 milioni”, spiega sempre la ministra Bonetti, che va giustamente orgogliosa di tali, nuove, misure. 

Inoltre, c'è “l'impegno del governo nel proteggere le donne vittime di violenza e impegno importante nel sostenere quei percorsi di libertà e speranza, dalla possibilità di avere un reddito autonomo fuori dalla dipendenza in cui a volte la violenza le costringe”, continua la ministra, spiegando che si tratta di “un piano ampio che questo governo decide di rendere strutturale”. 

Il sotegno ai centri anti-violenza e l’azione sinergica dei ministri del governo per arginare anche il fenomeno dell’uomo ‘maltrattante’

Con il Piano strategico nazionale contro la violenza maschile sulle donne 2021-2023, dunque, il Governo ha compiuto un significativo passo in avanti: sceglie la stabilità e la strutturalità delle attività di contrasto e anche dell'investimento dello Stato nel sostenere la rete dei centri antiviolenza, “che svolge un lavoro straordinario in tutto il Paese – nota sempre la Bonetti -. È un investimento importante che rendiamo strutturale in legge di bilancio con 30 milioni di euro, cui si aggiungono ulteriori e strutturali 5 milioni di euro per l'attuazione del Piano e altrettanti per l'attuazione del Piano parità. Oggi siamo chiamati tutti insieme a mettere in campo azioni sinergiche e trasversali”. 

L'introduzione della legge sul ‘Codice rosso’ ha dato un impianto normativo importante, tuttavia serve, e questo lo dicono i fatti di cronaca, rafforzare l'elemento della protezione della donna dal momento della denuncia all'attivazione, poi, di tutte le misure cautelari necessarie rispetto all'uomo violento” ha però ammesso la ministra, al talk showStart’, su SkyTG24, trasmissione condotta da Roberto Inciocchi, e spiegando che “stiamo facendo un lavoro davvero di attenta valutazione, in particolare con le ministre Cartabia, Lamorgese e Gelmini, che hanno un'intersezione, con le mie deleghe, su questo settore, per le specifiche competenze giudiziarie, delle forze dell'ordine e delle competenze regionali per una maggiore protezione della donna vittima di violenza e di intervento anche sull'uomo maltrattante”. 

Ci si libererà dalla violenza sulle donne? Forse sì, ma dal ‘sonno’ del Parlamento è difficile… 

E’ possibile oggi liberarci dalla violenza sulle donne perché c’è un Paese intero che vuole promuovere la vita possibile fuori dalla violenza” chiude la sua riflessione il ministro Bonetti. Già. Belle parole. E anche un impegno preciso, vero, concreto. Ricapitolando, in manovra economica, quella del 2021 per il 2022, sono previsti: 

- 30 milioni alle Regioni (finanziamento reso strutturale insieme al piano antiviolenza);

- 5 milioni per l’attuazione del piano antiviolenza (nuovi, strutturali);

- 5 milioni per l’attuazione del piano parità (nuovi, strutturali).

In totale, fa 40 milioni, e non sono affatto pochi. Ora, non resta che spiegarlo ai parlamentari – maschi, ma anche donne – che quando la Bonetti si presenta in Parlamento, di rosso vestita, per denunciare le violenze sulle donne, stanno a casa. A dormire, si presume, i ‘sonni dei Giusti’ (sic).