[Il caso] E alla fine “vince” Bonafede: la prescrizione non c’è più. Alta tensione tra Pd e Italia viva. Votazioni sul filo

Il Pd e il premier Conte hanno dovuto abbandonare il progetto di correggere la legge sulla prescrizione. Renzi ringrazia per il “buon senso”. Zingaretti attacca: “Estremisti”. Poi il tentativo di fare lo scarica barile:“E’ colpa del Pd se la prescrizione resta annullata”. Molti mal di pancia. Rinviato a stamani il voto sul lodo Annibali

[Il caso] E alla fine “vince” Bonafede: la prescrizione non c’è più. Alta tensione tra Pd e Italia viva. Votazioni sul filo

E alla fine, un po’ a sorpresa, “vince” il ministro Bonafede. “Non paga alzare i toni e basta reati prescritti” sottolinea il Guardasigilli.Tra i due litiganti, Pd e Italia Viva ora divisi su temi come la giustizia e la prescrizione che li avevano visti fino a pochi mesi fa uniti e compatti dalla stessa parte, ha la meglio il ministro della Giustizia che ottiene di tenere in vigore la sua prescrizione, nei fatti la sua abolizione, per un tempo ancora lungo. Probabilmente molto lungo.

Falliti tutti i progetti annunciati

Tutto il resto che in questi giorni ha innescato polemiche e vere e proprie “testate” tra piddini e renziani, scompare dal tavolo. L’ipotesi decreto aveva vissuto per 48 ore lo scorso fine settimana poi gli uffici si sono resi conto che sarebbero stati bocciati dalla Corte Costituzionale che nel 2014 ha vietato di mescolare temi diversi nello stesso decreto per rispetto dei criteri di omogeneità.  La riformulazione corretta e attenuata della Bonafede (in vigore dal primo gennaio), il cosiddetto lodo Conte 2, non sarà più presentato nell’ambito del decreto Milleproroghe e neppure sottoposto a voto di fiducia. Gli uffici legislativi si sono resi conto che non c’era modo di scriverlo in modo conforme ai criteri di ammissibilità. Sarebbe stata più che una forzatura infilare una norma che modifica la procedura e il processo in un decreto legge che parla di proroghe di fine anno.

Se ne riparla tra mesi?

Questo stesso emendamento potrebbe essere ripresentato subito al testo del ddl Costa (Enrico, Fi) che propone l’abolizione totale delle legge Bonafede, il ripristino della legge Orlando (Andrea, ministro Pd ai tempi dei governi Renzi e Gentiloni) e che arriva, anzi torna, in aula alla Camera il 24 febbraio. Utilizzando questo “tram”, ci sono buone possibilità che il lodo Conte 2 (per molti in realtà peggiore della Bonafede) possa entrare in vigore in tempi ragionevoli. Ma il Pd, o almeno una larga parte, ha deciso che è meglio “rinviare il tutto a un disegno di legge autonomo” che diventerà però legge tra mesi. Forse.

Su questo ci potrebbe essere un ripensamento. Tra i deputati dem che siedono nella Sala del Mappamondo dove le commissioni Affari costituzionali e Bilancio stanno votando gli emendamenti al decreto Mille proroghe, si raccolgono voci diverse. Qualcuno dice “useremo il ddl Costa per fare prima”. Altri, i più vicini al dossier , tengono il punto su “un ddl autonomo”.

Lo scaricabarile

La preoccupazione, almeno ieri, sembrava essere soprattutto un’altra: levarsi di dosso ogni possibile forma di responsabilità per aver lasciato campo libero alla legge Bonafede. “Tutta colpa di Italia viva -  dicevano i dem a mezza bocca conversando tra una pausa e l’altra delle votazioni - se non si fossero messi in mezzo, adesso avremmo già un accordo pronto”. Il Lodo Conte 2 che però Italia viva  ha sempre considerato “inutile”, “pasticciato”, una “pezza peggiore del buco”, “incostituzionale”.

Italia viva non ci sta a passare per ingenua o sconfitta. “La nostra è una battaglia di civiltà e garantismo sul diritto dell’individuo ad avere un giusto processo e non il fine processo mai” ripetono gli ex Pd. Che mettono in fila i “successi” di giornata: impedito che diventasse legge  “la pezza che è peggiore del buco” cioè il lodo Conte 2; evitata, “con una mossa di buon senso del governo” si è compiaciuto Renzi,  “la forzatura di far passare una modifica ordinamentale con un decreto legge votato con la fiducia”. “Noi – hanno rivendicato Rosato e Nobili -  abbiamo fatto una battaglia con coerenza, in difesa della legge Orlando, del garantismo contro i manettari, della presunzione di innocenza contro il giustizialismo. Siamo rimasti dalla nostra parte. Il Pd ha invece cambiato campo ed è andato in quello dei 5 Stelle”.

"Che fine ha fatto la proposta del Pd?"

Piuttosto, aggiungono altri deputati di Iv, “visto che il Pd cerca di lasciare agli altri il cerino della sconfitta, perché non ha presentato subito il suo disegno di legge, pronto dal 27 dicembre, sulla prescrizione? Avremmo risolto già tutti i nostri problemi visto che quel progetto Pd propone di tornare alla legge Orlando. Esattamente quello che chiediamo noi”. Perché, aggiungono, il Pd non ha sfruttato ieri quelle 3-4 occasioni di “votare emendamenti al Milleproroghe che chiedevano la proroga della Bonafede chi per un anno, chi per 18 mesi?”.

Non un bel clima tra gli ex compagni di partito e ora alleati nella maggioranza. Uno scarica barile iniziato a metà giornata quando è stato evidente che alla fine, guardando il tavolo del risiko sulla prescrizione, quello rimasto con tutti i carrarmati era proprio il ministro Bonafede autore di una norma assai criticata perché non è cancellando la prescrizione che si risolve il problema delle vittime che restano senza giustizia e degli imputati che restano appesi anni prima di sapere se sono colpevoli o innocenti. Serve invece una rigorosa riforma del processo penale che il ministro annuncia da mesi e che forse arriverà in consiglio dei ministri domani. Vedremo in cosa consiste, dove interviene e come. Di sicuro per farla andare a regime – si tratta di una legge delega – servirà più di un anno. Con una buona dose di ottimismo. Nel frattempo è difficile che qualcuno voglia mettere di nuovo mano alla prescrizione sapendo di andarsi ad infilare in un tunnel di guai.

Evitato il rinvio per appena due voti

La tensione in sala del Mappamondo si vede negli sguardi e nei numeri. L’emendamento numero 8.51 di Riccardo Magi (+Europa) che a sua volta chiedeva una proroga della Bonafede di un anno e mezzo, è stato respinto con appena due voti di scarto (44 a 42). Troppo pochi. Meno del previsto. Per un pelo la legge Bonafede non se n’è andata in soffitta per un anno e mezzo. Occhi sgranati e facce sorprese, dentro e fuori dall’aula, veloci conteggi, “come è stato possibile?”. Colpa delle sostituzioni registrare all’inizio di ogni seduta su un foglietto però un po’ troppo volante. Morale della favola: alle 20 quando si è trattato di votare  l’emendamento di Lucia Annibali (Iv), il famoso “lodo” di cui Renzi parla da settimane indicandolo come unica soluzione possibile all’impasse sulla prescrizione, prima è stata chiesta una sospensione tecnica. Poi il rinvio a oggi (ore 15). Il rinvio è stato chiesto da Fornero (Leu), Melilli (Pd) e dalla relatrice del Mille proproghe, la grillina Vittoria Baldino. Possibile che vista l’ora, la stanchezza, magari la fame, la votazione precedente con pochissimo scarto, la maggioranza abbia pensato che sarebbe stato meglio rinviare. E non correre rischi. E così è stato. Andare sotto, seppure in commissione, sull’emendamento simbolo dello scontro Pd-Iv sarebbe stato devastante per la maggioranza. Oggi (alle 15) sarà tutto più semplice

Zingaretti a Iv: “Estremisti”

Così finisce la giornata. Che era iniziata con la comunicazione ai leader della maggioranza che non sarebbe stato possibile utilizzare il decreto Milleproroghe, destinato al voto di fiducia (deve essere convertito entro il 28 febbraio), per correggere e intervenire sulla prescrizione e sul processo. Renzi ha ringraziato con un post su Facebook. Ha parlato di “gesto di buon senso che ha evitato forzature e spaccature”. Iv non cambia idea: “Quando arriverà la legge sulla prescrizione in aula (allegata al ddl Costa o in via autonoma)  “voteremo secondo le nostre idee e il garantismo che ci caratterizza”. Poi Renzi sembra voler  chiudere una faccenda  che sta monopolizzando l’attenzione da settimane per andare a lavorare su altro, più urgente, come la crisi economica. Per una volta che l’ex premier glissa e non rilancia, il segretario del Pd invece ha azzannato alla giugulare. “Dicevano di essere moderati ma sono diventati estremisti che fanno un favore a Salvini - ha attaccato Zingaretti -  “quello in corso in questi giorni è un insopportabile teatrino” e quello di Iv è “un fallimento strategico, basta vedere i sondaggi”.  Aver visto smentite un giorno dopo l’altro tutte le ipotesi fatte e annunciate da giovedì scorso a lunedì sera fa ha fatto saltare i nervi anche ad un mediatore come Zingaretti. Mai i rapporti tra Pd e Iv erano arrivati ad un punto così basso da quando c’è stata la scissione. Renzi non ha replicato al segretario. Lo hanno fatto Rosato (“il segretario più imbarazzato che imbarazzante: succede quando ci si schiera con i giustizialisti andando contro la propria storia”) e Nobili: “Il Pd ci ha scelto come nemici perchè preferiamo la riforma Orlando invece di quella Bonafede-Salvini”. 

Le altre “occasioni”

Vediamo che succede oggi (ore 15) quando finalmente le commissioni riusciranno a votare il lodo Annibali. Quando è così sicuro l’orario della votazione, in genere non ci possono essere sorprese. Anche se i mal di pancia nel Pd sono molti. “Ho detto e spiegato ai miei colleghi che da parte mia non ci sarà mai un voto a favore di questa legge sbagliata e incostituzionale - spiega un deputato Pd - Un po’ di dignità. Quando eravamo all’opposizione e anche i primi mesi di governo molti di noi si sono espressi contro la Bonafede. Adesso non possono chiederci di girarci dall’altra parte”.

Se Bonafede ha buon gioco nel dichiararsi “vincitore” visto che la sua “legge è e resta in vigore, senza rinvii, nè sospensioni o altro”, c’è da dire che Iv ho giocato la sua partita ottenendo qualcosa ma il Pd non ha toccato palla. Forse nasce anche da questo tanto nervosismo.  

I prossimi passaggi stretti per la maggiorana su questo punto sono domani quando nel Consiglio dei ministri sarà approvato il nuovo processo penale (le ultime bozze pare soddisfino un po’ tutti). Resta da vedere se presenteranno qualche nuovo emendamento correttivo il 24 febbraio quando in aula andrà il ddl Costa (che vuole sopprimere la Bonafede).  C’è poi il decreto intercettazioni in aula al Senato la prossima settimana. Un’altra occasione per presentare emendamenti, chiedere voti segreti. Le opposizioni stanno studiando trabocchetti. I numeri al Senato sono sempre contati per la maggioranza. E Iv ha ripetuto mille volte di non volere una crisi di governo.