"Immagini troppo crude", ecco il video spot sull'Esercito censurato dal nostro governo

Ecco il filmato realizzato per celebrare le Forze armate il 4 novembre e bocciato da Palazzo Chigi perché considerato "troppo combat"

Codice da incorporare:

La guerra non è un gioco: sembra un’affermazione lapalissiana, ma spesso anche le cose più semplici da comprendere hanno bisogno di spiegazioni. Se però è il nostro governo ad avere qualche dubbio su questa asserzione non si può non essere preoccupati. Vi consigliamo di esaminare - per comprendere la premessa - il video postato in questa pagina: si intravedono soldati impegnati nell’addestramento o in azione. I nostri sono stati ripresi mentre stanno eseguendo il loro dovere: si preparano a fare o fanno la guerra. Eppure, che Dio ce ne scampi e liberi, quel video è stato giudicato troppo combat (e quindi non s’ha da pubblicare).

Il governo ha infatti bocciato lo spot del 4 novembre che avrebbe dovuto dare il riconoscimento che merita alle nostre Forze armate 100 anni dopo la vittoria nella prima guerra mondiale. La decisione è stata presa dal Dipartimento per l’informazione del sottosegretario Vito Crimi. Davvero, non suoni come un’accusa (è solo una constatazione) sembra che nel M5S, su questa partita, non ci sia né capo né coda, impegnato com’è al salto della quaglia, ai cambi di idee repentini e a bruschi pentimenti. Questo atteggiamento può essere compreso durante una campagna elettorale, ma la stessa non può durare in eterno, soprattutto quando si è alla guida di un Paese strategicamente importante come il nostro.

Da quando sono andati al governo poi, la ‘schizofrenia’ grillina sembra essere peggiorata. Prendiamo il caso degli F-35, gli aerei militari che il M5S ha da sempre osteggiato: “Il programma F35 (i cacciabombardieri) è un programma fallimentare. Chi ci ha fatto entrare in questo programma dovrebbe essere preso a calci in culo”, aveva detto prima della vittoria elettorale del suo partito Alessandro Di Battista.  In sostanza, i pentastellati ritenevano il programma degli F35 inutile e costoso. Sulla piattaforma Rousseau il Movimento aveva anche incoraggiato un piano per la calo delle spese militari, di riduzione delle missioni e per lo stop immediato (appunto) all’acquisto degli F35. Il risultato? Un clamoroso nulla di fatto.

La ministra della Difesa Elisabetta Trenta, per togliere le castagne dal fuoco ai suoi ha poi fatto sapere al popolo che è impossibile ridurre il numero degli F35, perché i costi di una eventuale uscita dal progetto (ormai avanzatissimo) costerebbe più di un occhio della testa. Per i pacifisti gialli un brutto colpo. Si va avanti, perché tanto la colpa è come al solito dei governi di sinistra e di destra che hanno partorito questa politica di armamento. Va bene, questo non si poteva più fare, ma i pacifisti dov’erano quando non c’è stato il graduale ritiro delle truppe dal fronte afghano e quando i nostri peacekeeper hanno varcato il confine del Niger? Non si trattava di una prospettiva legata a ideologie, il governo Conte pensava di fare cassa per utilizzare le risorse in altre voci di bilancio (in primis il reddito di cittadinanza).

La conferma di queste mancate scelte giungono dai dati degli allegati tecnici al disegno di legge di Bilancio 2018: mostravano un incremento annuo del 3,4% (circa 700 milioni) del budget previsionale della Difesa, che passava dai 20,3 miliardi del 2017 ai quasi 21 del 2018. Un aumento che aveva rafforzato la tendenza di crescita avviato 2 anni fa: +8% (circa 1,6 miliardi) rispetto al bilancio del 2015. Nell'ultimo decreto missioni di gennaio scorso, proposto dal governo Gentiloni, la Lega si era astenuta mentre il Movimento 5 Stelle aveva votato contro la missione in Niger. Quest'ultima - che prevedeva l'invio di 470 militari con funzioni di addestramento delle forze di sicurezza locali - era ancora tutta da costruire - visti i segnali non univoci delle autorità di Niamey.

Sia la missione in Niger che quella in Libia (400 militari) erano considerate centrali dal Governo precedente per contrastare i flussi di migranti irregolari ed il rischio terrorismo. In un primo momento, il nuovo esecutivo non le aveva considerate rilevanti, si era pensato, quindi, che avrebbe apportato modiche alla prima occasione utile. Il risultato: le missioni promosse dal precedente governo sono state tutte confermate. M5S ancora una volta non ha mantenuto le promesse (e chi vuole farsi male può cercare su un motore di ricerca: M5s and F35). La Trenta, all'opposto, ha fatto meno della Pinotti che aveva promesso una graduale ritiro delle truppe, partendo dal presupposto (condiviso dagli alleati) che l’Isis era stato “confitto” in Siria e in Iraq, dove il nostro Paese aveva schierato 1500 soldati”. La guerra per il M5S? Brutta cosa: facciamola, ma nascondiamo il video. Ecco la nuova politica estera e interna del governo.

Nel frattempo, l’ambasciatore Usa a Roma, Lewis M. Eisenberg, ha esaltato il ruolo da leader dell'Italia per la sicurezza va "ben oltre la Libia" e si estende a vari teatri di crisi: "il vostro Paese - ha sottolineato Eisenberg - è il secondo dopo gli Usa come presenza militare in Afghanistan, il secondo in Iraq, ha un grande contingente militare in Libano e fornisce un aiuto importante nei Balcani". Inoltre "le forze italiane usate nell'addestramento sono tra e migliori che si possano trovare nel mondo!".  Bene dunque: solo che non era il progetto disarmista dei 5S. L’unica guerra che l'Italia vuol combattere è quella contro i migranti. Tanto sono disarmati e affamati.