[L’intervista] “Non farò cadere il governo dopo le Europee. Ho un contratto di 5 anni. Per una volta, solo questa, farò come Matteo Renzi…”

Il leader della Lega si chiama fuori dal “caso Spataro”: “Non ho danneggiato alcuna indagine. Ha fatto tutto lui. Si vede che voleva litigare con qualcuno, o che non gli sto simpatico. Non sono stato io a mandarlo in pensione: ci andrà da solo tra 15 giorni”. Sull’accordo con Bruxelles per evitare la procedura vede rosa e spiega: “Stiamo lavorando alacremente. Siamo in tempo per evitare la procedura d’infrazione”. Sul tempo perso in questi mesi: “Non m’impicco ai decimali e non faccio analisi a ritroso”. Sulle grandi opere: "Io sono con l'Italia che dice Si..."

Il vice premier Matteo Salvini
Il vice premier Matteo Salvini

 Ha appena finito una diretta Facebook in cui ha dichiarato guerra al procuratore di Torino Armando Spataro e sta per andare a presentare il libro di Bruno Vespa, appuntamento natalizio della politica per tutti i leader negli ultimi vent’anni. Rispetto alla media, doveva essere una giornata “facile” per il vicepremier Matteo Salvini. Non è stato esattamente così. In questa finestra temporale, accetta di rispondere alle domande di Tiscalinews. Il ministro è stanco ma ottimista. “Siamo in tempo per fare l’accordo con Bruxelles ed evitare la procedura d’infrazione”. La legge di Bilancio “avrà tutte le risposte che chiedono industriali e imprenditori”. E sul futuro del governo del cambiamento è categorico: “Per una volta farò come Renzi: dopo le Europee, a prescindere dal risultato, non farò cadere la maggioranza”.  

Vicepremier, capo politico di un partito, ministro dell'Interno: non crede che questo accumulo di ruoli possa creare conflitti, scivolate, errori? Ad esempio stamani (ieri mattina) quando ha svelato l’operazione contro la mafia nigeriana mentre l’operazione era ancora in corso?

“Non capisco dove sia l’errore. Quando il Capo della Polizia mi comunica alle 7.22 una notizia bella e importante che sottolinea, tra l’altro, le capacità operative delle nostre forze dell’ordine, non capisco perché sia un errore comunicarla”. 

Forse perché l’operazione era in corso?

“Io ho fatto il tweet un’ora e 22 minuti dopo che il prefetto Gabrielli mi aveva dato l'informazione. Non risulta che abbia danneggiato alcunché. Se ci sono stati alcuni nigeriani irreperibili, lo sarebbero stati a prescindere dal mio tweet. Quindi nessun errore”. 

Però lo scontro tra lei e il procuratore Spataro è diventato il caso del giorno: il ministro dell’Interno che attacca la magistratura; il vicepresidente del Csm David Ermini che interviene a tutela delle toghe...  

“Dovete chiedere al procuratore Spataro, è lui che ha fatto il comunicato attaccandomi. Io ero in aereo e non ci pensavo proprio, pensavo a ben altro…”. 

Poi però lei ha fatto una diretta Facebook invitando il procuratore Spataro ad andare in pensione e accusandolo di averla insultata. Si chiama scontro istituzionale

“Guardi che il procuratore Spataro andrà in pensione tra quindici giorni e questo non lo decido certamente io. Per il resto, sono il ministro dell’Interno e rivendico il diritto che è anche il dovere di dare notizie per dimostrare che siamo un Paese dove gli apparati di sicurezza e prevenzione funzionano. E quindi, tornando alla sua prima domanda, non vedo errori da parte mia meno che mai provocati dal cumulo di ruoli”. 

Non è che, per caso, lei stia alzando lo scontro su altro per non parlare di legge di bilancio e dossier economici? Marco Minniti, il suo predecessore,  definisce il suo modo di comunicare “strategia della tensione comunicativa”

“Ripeto: non ho sollevato io il caso ma il procuratore Spataro a cui forse non sto simpaticissimo. Oppure si è alzato male e aveva voglia di litigare. Circa Minniti: le sue sono parole brutte e fuori luogo. Io sto risolvendo i problemi, lo dicono le statistiche, i numeri mi danno ragione”.   

Il “popolo del PIL”, quello delle imprese, degli artigiani e di chi produce, vi ha detto di tagliare il deficit e sbloccare i cantieri (sono fermi cantieri per 25 miliardi) altrimenti dovete andare a casa. È il suo elettorato. Cosa risponde?

“Risponderà la manovra per me. In questa legge di bilancio faremo ciò non è stato fatto in 5 anni. Stiamo dimezzando l’Imu sui capannoni, stiamo semplificando il codice degli appalti, il ministro Giulia Bongiorno sta preparando un disegno di legge per semplificare e sburocratizzare. Si tratta di interventi che ci hanno chiesto imprenditori e artigiani. Per quello che riguarda Confindustria, poi, non sono così sicuro che rappresenti il cuore produttivo del Paese”. 

Ci sono 25 miliardi di appalti fermi

“Stiamo facendo anche quello, diventeremo capaci di spendere i soldi. Cosa che non è mai riuscita a nessuno prima di noi”. 

E la Tav?

“Stiamo aspettando le valutazioni costi/benefici. Io non faccio l’ingegnere e comunque non mi piace la decrescita felice e sono per l’Italia dei Sì”. 

E’ stato premiato daPolitico.eu come “la personalità politica più influente del 2019”. Lei ha avuto parole soft per l’Europa, come “voglio dare nuova linfa al sogno europeo”. Deluso da come si sono comportati i suoi amici di Visegrad, a cominciare dall’austriaco Sebastian Kurz,  rispetto, ad esempio, alla manovra?

“Non sono deluso: quando si affrontano i dossier economici è chiaro che ognuno bada al suo. Il punto è che l’Europa ha regole vecchie che vanno cambiate. Ora ad esempio la discussione è sulle clausole di salvaguardia per il riso italiano. Io non sono deluso da Kurz ma da Macron e mi dispiace per i francesi…”. 

Il presidente francese ha ascoltato e ha sospeso per sei mesi l’aumento delle accise sul gasolio. Ha riconosciuto che c’è un problema. Non lo fanno tutti i leader.  

“Mi pare abbia impiegato fin troppo tempo a capire”. 

Dove trovare i 5-6 miliardi da tagliare per evitare la procedura d’infrazione?

“Sto ancora aspettando di sapere quanto serve per l’abolizione della Fornero e quanto per il Reddito di cittadinanza. Se dovessimo usare meno soldi di quanti ne abbiamo previsti, saranno dirottati sugli investimenti per creare lavoro e PIL”. 

Perché mai dovremmo all’improvviso diventare capaci di spendere i soldi che in questi anni non siamo riusciti a spendere?

“Abbiamo un problema, è vero, ho detto prima  che il ministro Bongiorno ci sta lavorando. Per quello che mi riguarda, io affiderei i fondi per la ricostruzione post terremoti e alluvioni e la ristrutturazione di edifici, strade e ponti direttamente ai sindaci. Ci sto pensando, vediamo”.  

Non sarebbe stato più economico avviare la trattativa con Bruxelles due mesi fa, ai tempi della prima lettera con cui chiedeva di cambiare la manovra invece che cercare ciecamente lo scontro? Avremmo evitato di bruciare miliardi in borsa e nello spread

“Nessuno scontro. Quello che conta è che siamo in tempo per evitare la procedura d’infrazione. Stiamo lavorando alacremente. Sono convinto che l’accordo ci sarà. Per il resto non m’impicco ai decimali e non mi piace fare analisi a ritroso”.  

Lei ha chiarito un passaggio importante del decreto Sicurezza spiegando che “non è retroattivo”.

“Mi sembrava ovvio…”. 

Forse non altrettanto per alcuni prefetti che hanno scritto circolari allarmanti.  Attualmente sono circa 21 mila i migranti ospitati presso le strutture con permesso umanitario che dura un anno. Cosa succederà a queste persone via via che scadono i permessi?

“Chi trova lavoro si ferma in Italia. Se non lo ha trovato, vuol dire che l’integrazione non è riuscita e quindi deve andare via, tornare a casa. Semplice. Mi sto dannando per fare gli accordi di rimpatrio. Nel frattempo abbiamo messo a disposizione più fondi per i rimpatri volontari e assistiti. Ripeto: chi non ha lavoro qua, deve tornare a casa. Non può restare”. 

Lei ripete che non farà mai gli errori di Renzi. Uno dei suoi errori è stato certamente di non essere andato subito al voto nel 2014 mettendo fine a una legislatura nata zoppa. Salvini vorrà capitalizzare il suo eventuale successo alle Europee chiedendo di chiudere la legislatura e andare subito a votare? 

“No, io ho fatto un contratto di governo per 5 anni. E non faccio cadere un governo per convenienza di partito. Punto. Credo che su Renzi, all’epoca, abbiano pesato altro tipo di dinamiche interne. Per una volta farò come ha fatto lui”. 

Lei è il ministro dell’Interno. Non le pare sbagliato dare la solidarietà ad un uomo - Freddy, il gommista di Arezzo - che comunque ha sparato e ucciso un uomo?  

“La mia è stata solidarietà umana visto che quell’uomo sta vivendo un dramma che è quello di aver ucciso per difendere se stesso e il proprio lavoro. Per questo stiamo cambiando la legge sulla legittima difesa”. 

Anche con la “sua” legge ci sarà sempre, per fortuna, un magistrato che dovrà valutare come e perché si è arrivati a sparare ad una persona.

“Sì, ma gli accertamenti saranno più veloci, l’onere della prova toccherà all’accusa e non all’indagato e non accadrà più che una persona resti un anno e mezzo sotto indagine per essersi difeso”. 

Si lamenta per gli insulti sul web. Giusto. Anzi, era l’ora. Non crede che dovrebbe essere lei il primo a limitare parole e gesti simbolici anche via web?

“Io non mi lamento degli insulti. Osservo che in sei mesi al Viminale mi sono arrivate decine e decine di minacce di morte. Non credo si sia mai vista una cosa del genere. Eppure, neppure un dibattito, nulla.  Per quello che mi riguarda, non ho mai minacciato di morte nessuno”. 

Non crede che la comunicazione ossessiva sui social sia parte dei cortocircuiti che ogni giorno si creano anche sul piano dell’informazione e che la gente prima o dopo si stufi?

“No, è mio dovere da ministro e un piacere da cittadino stare sui social, informare e condividere. L’ho sempre fatto e continuo a farlo. La mia forza è di non essere cambiato. Il mio social preferito da qualche tempo è Instagram”.