[Il retroscena] M5S e Lega all'attacco dell'Università per pochi: via il numero chiuso

"Siamo vicinissimi alla revisione del sistema d'accesso alle facoltà". E' il fronte che vede unite le due componenti del governo giallo-verde. Ma quanto costa?

La protesta degli studenti
La protesta degli studenti

Se tra qualche settimana, quando il provvedimento dovrebbe arrivare in Aula, ci sarà ancora il governo gialloverde, al momento non è dato saperlo. Se anche non fosse così, resta il fatto che il Parlamento dovrà comunque lavorare fino alle elezioni e dunque potrebbe esaminare i provvedimenti sui quali la maggioranza ha trovato un accordo. L’ultimo, che riguarda moltissime persone e che ricalca una battaglia storica dei Cinquestelle, è quello che prevede l’abolizione del numero chiuso nelle università. L’esecutivo ci aveva già provato il 16 ottobre scorso. Il comunicato stampa sulla manovra pubblicato sul sito del governo, al punto numero 22, citava proprio l'obiettivo di abolire il numero chiuso nelle Facoltà di Medicina “per permettere a tutti di poter accedere gli studi”. La notizia era rimbalzata su tutti i media, sia perché il ministro competente non ne era stato informato sia perché una decisione così rilevante era stata inserita in una manovra finanziaria. Così, di fronte alle polemiche sollevate, Giuseppe Conte aveva deciso di rivedere la decisione rinviando l’iniziativa a un successivo provvedimento.

Aperto a tutti

Eccolo. “Siamo vicinissimi alla revisione del sistema di accesso alle facoltà a numero chiuso”, annuncia ora in una nota il presidente della Commissione Cultura della Camera, Luigi Gallo, insieme al deputato del Movimento 5 stelle Manuel Tuzi. Il riferimento è all’esame della proposta di legge per la revisione delle modalità di accesso ai corsi universitari che vede come prima firma quella di Francesco D’Uva, capogruppo pentastellato a Montecitorio. “Con la norma che abbiamo messo a punto, garantiremo il primo anno di corso aperto a tutti attraverso un tronco sanitario comune costituito da alcune di quelle facoltà sanitarie e scientifiche dove oggi rimangono parcheggiati gli studenti in attesa di riprovare il test di medicina: si procederà quindi senza test di accesso”, scrivono. L’intervento prevede anche l’ampliamento del 20% dei posti per le facoltà di Medicina e Chirurgia, che in passato erano state l’epicentro dello squilibrio tra il numero eccessivo di iscritti e i posti disponibili. Il passaggio preliminare è l’abrogazione della legge 264 del 1999, quella che istituì il numero chiuso.

"20 anni di diritti negati"

I pentastellati, per giustificare le nuove norme, fanno riferimento alla Costituzione. “L'articolo 34 parla chiaro: ogni cittadino capace e meritevole ha il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. In Italia questo non accade da vent’anni, perché non tutti possono accedere al corso di formazione prescelto, in quanto i posti disponibili sono limitati da un test che raramente premia davvero il merito”. La soluzione proposta è quella di consentire l’accesso libero al primo anno di corso, puntando sulla “selezione naturale” da un lato e introducendo un esame al secondo anno dall’altro: “Il nostro Paese è penultimo in Europa per numero di laureati. Solo il 18 % della popolazione ha infatti una laurea”, fanno notare. Ma quante possibilità di successo ha il provvedimento? Sulla carta è blindato, perché anche i leghisti sono impegnati sullo stesso fronte. Oltre a quella pentastellata, in Commissione erano state infatti depositate altre due proposte leghiste: una porta la firma del deputato Paolo Tiramani e un’altra è del Consiglio regionale del Veneto, la Regione guidata da Luca Zaia.

Carroccio contro i test d'ingresso

Tiramani, partendo dal presupposto che “la Lega è da sempre contraria ai test di ingresso”, mette nel mirino l’adeguatezza dei test di ingresso, che “non sono parametrati sulle materie attinenti alle facoltà scelte dai candidati, ma riguardano argomenti del tutto estranei, spesso di cultura generale” e propone il modello applicato in Francia, “in cui la selezione per la facoltà di medicina avviene dopo il primo anno di università e un breve tirocinio in ospedale". La proposta del Consiglio regionale veneto è più stringata e si compone di un unico articolo che abroga la legge sul numero chiuso: "Con il presente progetto di legge - si legge nella relazione al testo così come è giunto alla commissione Cultura - si propone al Parlamento l'abrogazione della legge 2 agosto 1999, n. 264, per eliminare il numero chiuso e le prove di ammissione ai corsi universitari, al fine di consentire ai giovani di iscriversi liberamente a qualsiasi corso universitario”.

Quanto costa

Resta - e non è un particolare secondario - il problema dei costi. L’allargamento della platea degli iscritti comporta spese significative (istituzione di nuovi corsi, assunzione di docenti, disponibilità di spazi e strutture) con il rischio che una parte di esse vada a finanziare “gli scarti” degli anni successivi al primo. Inoltre, almeno per le facoltà di Medicina, il problema principale è la collocazione successiva dei laureati, che oggi mancano al sistema sanitario - 12mila nei prossimi tre anni, secondo la Federazione medici di medicina generale (Fimmg) ed il sindacato dei medici dirigenti Anaao - e la cui assunzione è impedita oggi dal blocco del turn over.

 

 

 

 

 

 

Pronto in commissione Cultura un testo scritto dai pentastellati ma condiviso con la Lega: niente più test all’ingresso delle facoltà, tutti potranno frequentare il primo anno di corsi. La selezione avverrà al secondo anno. Per Medicina ci saranno il 20 per cento dei posti in più, ma c’è un problema di costi.