Concluso il vertice di centrodestra: Salvini e Meloni chiedono a Berlusconi di sciogliere la riserva sul Quirinale

I vertici del centrodestra hanno dato la loro disponibilità a sostenere la corsa dell'ex premier. Decisione che irrita i Dem ed M5s

TiscaliNews

Concluso il vertice fra i leader del centrodestra, Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Lorenzo Cesa, Maurizio Lupi e Luigi Brugnaro hanno convenuto che Silvio Berlusconi è "la figura adatta a ricoprire in questo frangente difficile l'Alta Carica" di Capo dello Stato "con l'autorevolezza e l'esperienza che il Paese merita e che gli italiani si attendono. Gli chiedono pertanto di sciogliere in senso favorevole la riserva fin qui mantenuta". È quello che si legge in un passaggio della nota del centrodestra diramata dopo il vertice fra i leader del centrodestra a Villa Grande, residenza romana del leader di Forza Italia convocato per esaminare la situazione politica in vista delle elezioni per il prossimo presidente della Repubblica.

Le reazioni a caldo

La decisione del centrodestra irrita i Dem ed M5s. Le prime reazioni "a caldo" del Nazareno al comunicato congiunto del centrodestra sono: delusione per il merito e preoccupazione per le implicazioni che questa scelta può avere."Silvio Berlusconi alla Presidenza della Repubblica è per noi un'opzione irricevibile e improponibile. Il centrodestra non blocchi l'Italia. Qui fuori c'è un Paese che soffre e attende risposte, non possiamo giocare sulle spalle di famiglie e imprese". Così su Twitter il leader M5S Giuseppe Conte dopo il vertice del centrodestra sul Quirinale.

La replica del centrodestra

"Il centrodestra, che rappresenta la maggioranza relativa nell'assemblea chiamata a eleggere il nuovo capo dello Stato, ha il diritto e il dovere di proporre la candidatura al massimo vertice delle istituzioni. E i leader della coalizione hanno convenuto che Silvio Berlusconi sia la figura adatta a ricoprire in questo frangente difficile l'alta carica con l'autorevolezza e l'esperienza che il Paese merita e che gli italiani si attendono.

La conta dei “numeri” in Parlamento

I vertici del centrodestra hanno dato la loro disponibilità a sostenere la corsa dell'ex premier (''Berlusconi è la figura adatta a ricoprire in questo frangente l'alta carica'', sottolineano nel comunicato finale) dopo aver verificato i 'numeri' in Parlamento magari 'allargando il campo' il più possibile. Da qui la richiesta, rivolta al presidente di Forza Italia, di sciogliere la riserva in senso positivo ''fin qui mantenuta'' con l'impegno di lavorare da subito per trovare la più ampia convergenza al di fuori del perimetro della coalizione, rinviando tutto a un nuovo summit, la prossima settimana, probabilmente venerdì.

L'operazione “Silvio for president”

C'è la forte consapevolezza, infatti, che l'operazione 'Silvio for president' non sia affatto semplice, con il rischio del 'fuoco amico' sempre in agguato. Preoccupati dalla 'roulette' quirinalizia, i leader, insomma, si sarebbero presi altri sette giorni di tempo per valutare attentamente i pro e i contro e capire quante chances concrete abbia l'ex premier. Salvini, riferiscono, avrebbe chiesto rassicurazione proprio sui voti, munito di schede con il dettaglio storico sull'elezione degli ultimi capi dello Stato, da Oscar Luigi Scalfaro a Sergio Mattarella. Berlusconi, quindi, continuerà nei prossimi giorni lo scouting, magari con l'aiuto del 'telefonista' Vittorio Sgarbi e proverà a raccogliere consensi trasversali per convincere i più scettici.

I report su tavolo di Arcore

In questi giorni girano vari 'report' arrivati sul tavolo di Arcore. Tra questi, uno in particolare, secondo il quale, allo stato, Berlusconi potrebbe contare su 493 voti a suo favore, di cui 13 in forse. Di fatto, tolti i 450 grandi elettori del centrodestra, 43 sarebbero quelli 'extra'. E visto che la quota di sicurezza è almeno 505, gli azzurri si sarebbero resi conto che si tratta di una mission quasi impossible, ma Berlusconi ci crede fino in fondo e fino all'ultimo tenterà di spuntarla, perché - come va ripetendo - mai come questa volta il centrodestra ha il pallino e non va persa l'occasione.

Ostacoli alla corsa del Cav

In particolare, riferiscono, c'è chi avrebbe fatto notare a Berlusconi che senza un accordo blindato con Giovanni Toti e Matteo Renzi non riuscirà a spuntarla. Pallottoliere alla mano, infatti, il governatore ligure e l'ex rottamatore gestiscono un 'pacchetto di voti determinante, perché possono contare sui 31 parlamentari di 'Coraggio Italia' e i 45 di Iv, ovvero 76 in tutto tra deputati e senatori, più i delegati regionali (uno solo, lo stesso Toti). Settantasette pedine indispensabili sullo scacchiare quirinalizio. Un altro ostacolo alla corsa del Cav ventilato sul tavolo di Arcore, raccontano, è l'asse Letta-Conte-Di Maio, che potrebbero chiedere ai propri parlamentari di uscire dall'Aula fino a quando resterà in campo il nome del presidente di Forza Italia.