[il caso] Il Vaticano sciupa la festa di Draghi. Von der Leyen difende i diritti. In arrivo 25 miliardi del Pnrr

A Cinecittà la cerimonia del via libera al Pnrr italiano. La presidente Ue: “Motore per l’Italia e per tutta Europa”. E sul dll Zan: “I Trattati Ue tutelano diversità e diritti ”. Draghi rinvia ad oggi una risposta più argomentata. Soldi del Pnrr: “Adesso spendiamoli tutti con onestà”. Doppio "giallo": la “manina” in Vaticano, quella domanda che non arrivava mai

Draghi e Ursula von der Leyen a Roma (Foto Ansa)
Draghi e Ursula von der Leyen a Roma (Foto Ansa)

Von dr Leyen non vedeva l’ora di parlarne e rispondere. Draghi assai meno e infatti ha preferito rinviare la sua risposta a oggi: “Starò tutto il giorno in Parlamento e sarà quella la sede più appropriata per rispondere ad una domanda così importante”. E per qualche decina di minuti anche la “fabbrica dei sogni” di Cinecittà scelta per celebrare l’approvazione definitiva del Piano nazionale di resilienza e ripartenza da parte della Commissione europea diventa una scomoda sala stampa attraversata da gravi questioni diplomatiche ed esplosivi dossier che trasformano la maggioranza in un campo di battaglia. In questo caso il disegno di legge che porta come prima firma quella del deputato Pd Alessandro Zan. Dodici pagine, dodici articoli  che intendono specificare meglio (e aumentare le pene) le misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità. Una norma specifica per reati discriminatori visto che le norme attuali (tra codice penale e legge Mancino) non definiscono come sarebbe necessario questo tipo di reati in continuo aumento e sempre più odiosi. Una legge approvata alla Camera nell’autunno 2020, ora al Senato e ostaggio dei veti incrociati della maggioranza. La faccenda è una di quelle che può far saltare il banco della larga maggioranza anche perchè divide anche all’interno dei singoli partiti. Da ieri ci è messo anche il Vaticano a disturbare il manovratore, cioè Draghi in questo caso.

La nota del Vaticano

 Ieri mattina infatti uno scoop del Corriere della Sera dava conto di una nota ufficiale della Segretaria di Stato Vaticana con cui si muovono critiche al ddl Zan e se ne chiedono modifiche e correzioni. La protesta da Oltretevere è stata consegnata all'ambasciata italiana presso la Santa Sede e gli uffici diplomatici l'hanno a loro volta inviata al Quirinale. Si tratta di una nota verbale, una forma di corrispondenza tra ambasciate o tra una missione diplomatica e il ministero degli Esteri dello Stato ospitante. E’ redatta in terza persona e non è firmata. Di prassi queste corrispondenze non vengono diffuse ai media. Una “manina” ha provveduto a fare il contrario. Questa volta. Molto probabilmente per far scoppiare il caso ed impedire che le diplomazie lavorassero indisturbate per disarticolare il contenuto del ddl Zan. Che da ieri diventa certamente più forte. Quando mai uno Stato per quanto amico e i cui rapporti sono regolati da Concordati può intromettersi nell’iter di approvazione di una legge?   

La nota del Vaticano è arrivata infatti come un fulmine a squarciare la bella quinta di Cinecittà. Martedì pomeriggio, alle 16 e 30,  la delegazione di Ursula von der Leyen è appena arrivata agli studios e Mario Draghi le sta facendo gli onori di casa direttamente nello Studio 5, quello delle magie di Federico Fellini. A seguire la conferenza stampa allestita nello Studio 10. “Grazie Mario per avermi accolto in questo luogo di magia, tra la Dolce Vita e La Strada” ha sorriso Von der Leyen. La cerimonia è stata un show gentile e raffinato di musica, suoni e immagini. Mentre i due presidenti parlavano e mostravano a favore di telecamere la cartellina gialla/blu con la bollinatura di Bruxelles, ai lati del Teatro 10 sono rimaste fisse le immagini di una dolcissima Giulietta Masina e dell’ineffabile Geppy Gambardella in giacca gialla seduto ai piedi di una grande statua di marmo. “La Strada” e “la Grande bellezza”, il primo e l’ultimo Oscar vinto dall’Italia.  

Il giallo della domanda

La domanda, su un totale di quattro ammesse, arriva  per ultima, quasi in subordine. Quasi che non dovesse essere fatta. Quasi che fosse stato ritenuto sconveniente e inopportuno farla proprio lì oggi che deve essere una celebrazione del Pnrr italiano e del buon lavoro del governo Draghi. Invece la domanda arriva. Per fortuna. Perchè sarebbe stato incomprensibile  non affrontare in Italia una notizia pubblicata in esclusiva da un quotidiano italiano e di cui tutta Europa parla dalla mattina. Non a caso Ursula von der Leyen comincia a rispondere “dalla sua seconda domanda” specifica al giornalista del Sole24 ore (la prima era piuttosto generica sui rischi di non realizzare il Recovery italiano). Armata del suo più largo sorriso sottolinea che “ i Trattati europei proteggono la diversità e la dignità di ogni singolo essere umano”. Ogni legge nazionale che migliora e rende ancora più tutelati questi diritti è ben accetta. Al contrario - è il senso profondo - nessuno Stato, neppure il Vaticano, si permetta di ostacolare iniziative del genere. Von der Leyen è perentoria, decisa, affatto disturbata dalla domanda. “Non commentiamo mai le bozze di legge - precisa - in generale però voglio enfatizzare il fatto che i Trattati europei sono molto chiari all'articolo 2. Proteggono la diversità, la dignità di ogni singolo essere umano e la libertà di parola. Proteggere e portare questi ed altri valori è un lavoro quotidiano per la Commissione”. Così come lo è combattere chi fa il contrario. Oltre al caso italiano, ieri ha fatto discutere il caso ungherese. Assai peggio del nostro. Il governo di Orban infatti ha approvato una legge “contro la propaganda gay verso i minori” e tredici paesi Ue hanno firmato una nota contro l’Ungheria. I primi a firmare sono stati Germania, Francia, Spagna, Olanda, Svezia. Tutti i grandi ma fino a ieri sera mancava proprio la firma dell’Italia. Arrivata in extremis dopo aver valutato, ha spiegato il sottosegretario Amendola, che  “dal governo ungherese non erano arrivate le necessarie spiegazioni”. O forse perchè il caso Vaticano-Zan è montato così tanto che palazzo Chigi non avrebbe sopportato di farsi trovare indietro anche su questo dossier per quanto laterale.

Draghi prende tempo

Se von der Leyen è stata ferma ed esplicita, il premier  italiano ha rinviato ad oggi, nella sede opportuna che è il Parlamento, il dibattito sulla questione e la presa di posizione del governo. A questo punto infatti, una faccenda che Draghi ha fatto di tutto perchè trovasse una soluzione a livello parlamentare, esplode sul tavolo del governo. Proprio per l’intervento dello Stato Vaticano. “La questione e' molto semplice, il ddl Zan da oggi non è più solo una questione parlamentare ma governativa” spiegava ieri una fonte di governo. Di sicuro, faceva notare la stessa fonte, “i procedimenti legislativi italiani non sono in alcun modo subordinati a patti concordatari tra Stati”. Dunque quella del ministro degli Esteri di Papa Francesco è stata una inaccettabile invasione di campo in uno stato laico come l’Italia. Draghi dovrà trovare il modo oggi di denunciare questa incursione e rimettere le cose a posto. Il suo sarà un intervento più che altro “procedurale” accompagnato da un sostanziale appello per una condivisione parlamentare più ampia e meditata. Consapevole anche del fatto che l’uscita del Vaticano è molto probabilmente strumentale a nascondere le profonde divisioni del mondo cattolico. Von der Leyen ha in qualche modo già indicato la strada di una possibile sintesi: trovare un equilibrio tra la tutela della diversità e quella della libertà di parola, entrambi valori protetti dai Trattati Europei.

In arrivo 24,9 miliardi  

Il dibattito scatenato sul ddl Zan dalla inopportuna presa di posizione del Vaticano non ha però coperto l’altro evento di giornata, la cerimonia per il via libera ufficiale della Commissione Ue al Pnrr italiano.  Un via libera che vale, come ha precisato Draghi, “24,9 miliardi, praticamente il valore di una finanziaria”. Soldi che dovrebbero arrivare già entro luglio visto che la raccolta sul mercato, ha precisato von der Leyen, “è andata in questa prima tranche sette volte meglio del previsto”.  

 E’ una giornata di orgoglio, ripartenza, responsabilità. “Siamo qui - ha precisato Draghi - perchè questo è un luogo evocativo sotto tanti punti di vista”.  Non solo simbolo di eccellenze, artigianato, creatività e magia ma anche di ripartenza. Anche da qui, da questi studi cinematografici, ripartì l’Italia negli anni cinquanta. Gli anni d’oro della Hollywood sul Tevere. A Cinecittà, alla costruzione di nuovi studi, alla digitalizzazione e alla specializzazione delle maestranze, sono destinati 300 milioni nell’ambito dei circa sette miliardi della “missione cultura” del Pnrr.

Von der Leyen ha sottolineato che Next Generation Eu “è un'opportunità generazionale per investire nella forza dell'Italia, per fare dell'Italia un motore di crescita in tutta Europa”. La Commissione ha dato pieno sostegno al piano italiano (tutte A, una sola B relativa ai costi perchè la voce sarà valutata ogni sei mesi in base alla realizzazione, implementazione, dei vari progetti).  “C’è stata una cooperazione eccellente - ha insistito la Presidente della Commissione -  e voglio davvero ringraziare Mario per il lavoro svolto dai nostri rispettivi team”. Un piano definito “ambizioso”, con “lo sguardo lungo” e riforme “cruciali” che aiuteranno a “costruire un futuro migliore” per “gli italiani e per l’Ue”.

Draghi: “Adesso spendiamo tutto con onestà”

I complimenti si sprecano e gli aggettivi anche. E se von der Leyen ha elencato le riforme chiave che l’Italia deve fare - giustizia, pubblica amministrazione, legge sugli appalti, semplificazione della burocrazia oltre a digitalizzazione e ambiente - è toccato poi a Draghi riportare i piedi in terra, e ricordare che la sfida adesso è “spendere quei soldi, tutti, bene e con onestà”.  Una “responsabilità doppia” in capo al governo e alle amministrazioni coinvolte, rispetto agli italiani e agli europei che “ci hanno messo i soldi delle loto tasse”.    

Un'Italia più forte rende l'Europa più forte. Draghi lo sa perfettamente e sa che gli obiettivi vanno centrati, rigorosamente. Perché le tranche per rimettere in piedi l'economia falcidiata dal virus saranno sbloccate passo passo solo se l'Italia avrà fatto i compiti a casa. Guai se il Pnrr anzichè volano di crescita si trasformasse solo in un annuncio come già successo negli anni con i tanti fondi europei destinati all’Italia e mai spesi. Ma questa volta - ha promesso Draghi - ci sono due condizioni diverse e dirimenti: “La volontà politica” per cui ha ringraziato partiti, forze sociali e Parlamento; le “riforme già realizzate sul fronte della semplificazione e della pubblica amministrazione”. E’ solo l’inizio, certamente. Il cronoprogramma è serrato: entro l’estate la legge sulla concorrenza, la riforma della giustizia (“a giorni”),  quella sugli appalti e sulle concessioni.

Un programma impegnativo su cui il Parlamento deve marciare compatto evitando di dividersi su questioni importanti ma non di stretta attualità.