Variante Omicron: sintomi, contagi e vaccini. L'Europa trema. Caso in Campania: era vaccinato con due dosi

Individuata inizialmente in Sudafrica e Botswana, Omicron diventa un'incognita a livello internazionale. A preoccupare le sue numerose mutazioni. Una famiglia campana in isolamento prudenziale

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TiscaliNews

E’ arrivata in Europa - già stretta nella morsa dell'aumento dei contagi - Omicron, la nuova variante del Coronavirus proveniente dal Sudafrica, La pericolosità della nuova mutazione non è ancora chiara. Non sappiamo quanto è contagiosa e se è in grado di bucare i vaccini. Individuata inizialmente in Sudafrica e Botswana, Omicron diventa un'incognita a livello internazionale: un caso è stato trovato in Belgio, uno in Germania e due nel Regno Unito. Riflettori accesi anche su Hong Kong e Israele.

Caso sospetto in Campania

Un cittadino campano, di ritorno dall'Africa australe, è risultato positivo al tampone molecolare. Con lui anche il suo nucleo familiare composto da cinque persone. Lievi i sintomi riscontrati. I pazienti e tutti i loro contatti, rende noto la Regione, sono stati posti in isolamento prudenziale. Ora si sta procedendo al sequenziamento del virus per accertare se si tratti di variante Omicron. Sottolinea il governatore De Luca: "Tenuto conto delle notizie di questi giorni sono state tempestivamente adottate tutte le misure precauzionali e si sta procedendo al sequenziamento del virus per verificarne la natura con certezza".

Vaccinato con due dosi

Pare che l'uomo, un professionista, fosse vaccinato con due dosi. Si tratta di un dipendente di una azienda internazionale, rientrato nei giorni scorsi dal Mozambico e risultato positivo al Covid con una sequenza genomica riconducibile - ha resto noto l'Iss - alla variante Omicron. Lo si apprende da fonti qualificate della sanità campana. Le stesse fonti sottolineano che l'uomo è paucisintomatico e che le sue condizioni al momento non destano alcuna preoccupazione

La Farnesina, attraverso l'Unità di Crisi e le Ambasciate e i consolati in loco, sta monitorando con attenzione gli effetti della recente ordinanza del Ministero della Salute che ha imposto restrizioni ai viaggi da Sudafrica e da altri Paesi della regione australe africana. Le Ambasciate coinvolte, in raccordo con l'Unità di Crisi, si sono rapidamente attivate per raccogliere le eventuali segnalazioni di connazionali ed assisterli alla luce del mutato scenario di queste ore.

I sintomi

I sintomi, secondo le informazioni che arrivano dal Sudafrica, non sembrano variare rispetto a quelli prodotti dalla variante Delta. Le prime avvisaglie della malattia che possono comparire dopo 7- 10 giorni dal contagio hanno un esordio caratterizzato da sintomatologia simil-influenzale: raffreddore, mal di gola, leggera tosse. Successivamente possono comparire mal di testa, perdita di gusto e olfatto. Si tratta di una sequenza che può variare a seconda del paziente, mentre l’elemento comune è proprio il raffreddore iniziale (tipico il naso che cola). Quelli finora elencati sono sintomi banali a cui vanno aggiunti quelli che potrebbero colpire i soggetti non vaccinati, che restano a rischio di gravi difficoltà respiratorie e di decorso severo della malattia.

Come proteggersi

"Le raccomandazioni non cambiano. Vaccinarsi, usare le mascherine, evitare luoghi chiusi e affollati. Se si è soggetti a rischio, vaccinarsi e comportarsi come se non lo si fosse. La nota positiva di questa storia è che siamo stati in grado di identificare, sequenziare e tracciare la nuova variante in maniera molto rapida. Questo significa che il sistema di sorveglianza funziona bene. Per sviluppare un vaccino specifico sono sufficienti quindi poche modifiche a livello industriale e una breve sperimentazione basata su poche decine di soggetti".

I vaccini

E' prematuro parlare di vaccini vulnerabili, anche se Pfizer e Moderna sono pronte a sviluppare versioni aggiornate dei propri farmaci a mRNA per contrastare la variante, caratterizzata da una quantità notevole di mutazioni sulla proteina Spike. Pfizer quantifica in 100 giorni il tempo necessario per lo sviluppo di un vaccino specifico. Per Moderna Le mutazioni nella variante Omicron sono preoccupanti e da diversi giorni ci stiamo muovendo il più velocemente possibile per attuare la nostra strategia per affrontare questa variante", afferma in una nota è il Ceo, Stéphane Bancel.

Contagi

L'identikit di Omicron viene tratteggiato dall'Oms, che ha 'promosso' la variante allo status 'di preoccupazione'. La variante B.1.1.529 è stata segnalata per la prima volta all'Oms dal Sudafrica il 24 novembre scorso. La situazione epidemiologica nel Paese è stata caratterizzata da tre picchi distinti nei casi segnalati, l'ultimo dei quali è stato prevalentemente da variante Delta. Nelle ultime settimane, però, "le infezioni sono aumentate vertiginosamente - si legge nella nota dell'Oms - in coincidenza con il rilevamento della variante B.1.1.529. La prima infezione confermata nota da B.1.1.529 proveniva da un campione raccolto il 9 novembre 2021". I dati suggeriscono che "Omicron potrebbe avere un vantaggio di crescita" e quindi essere più contagiosa, "oltre al già citato maggiore rischio di reinfezione rispetto ad altre varianti di preoccupazione".

Le mutazioni

La variante covid africana è stata rilevata in poco più di 80 campioni secondo i dati forniti dagli esperti dei centri Cdc africani. Quello che preoccupa è la presenza di oltre 30 mutazioni solo nella regione della proteina Spike, responsabile dell'ingresso del coronavirus Sars-CoV-2 nelle cellule umane. "La variante B.1.1.529 mostra più mutazioni nel genoma del virus", ribadiscono gli esperti dei Cdc africano. "Alcune sono state rilevate in varianti precedenti, come Alfa e Delta, e sono state associate ad una maggiore trasmissibilità ed evasione immunitaria". In altre parole, abbondano indizi sulla maggiore contagiosità. Molte delle altre mutazioni identificate, però, puntualizzano i Cdc, non sono ancora ben caratterizzate e non sono state identificate in altre varianti attualmente in circolazione. Sono dunque in corso ulteriori indagini per determinare il possibile impatto sulla capacità del virus di trasmettersi in modo più efficiente, di influire sull'efficacia del vaccino ed eludere la risposta immunitaria e sulla capacità di causare malattie più gravi o più lievi.