Sigarette Elettroniche, 75 mila euro alla Lega per una boccata d'ossigeno. In arrivo un altro condono

Una delle aziende che hanno finanziato la scorsa campagna elettorale della Lega godrà di un consistente sconto fiscale. I verdi non sono gli unici beneficiari di una legge che comunque andrebbe limata

Matteo Salvini, segretario della Lega
Matteo Salvini, segretario della Lega

Vaporart è una azienda di successo. Il suo ramo d’affari è legato alle ricariche per sigarette elettroniche, un’attività che a onor del vero è stata messa a rischio dalle tasse. D’ora in poi però l’azienda di Biella potrà dormire sonni più sereni. A togliere le castagne dal fuoco ci ha pensato la maggioranza di governo. Nulla di illegale, ma è una storia che vale la pena raccontare. La Vaporart – ha spiegato La Stampa - ha finanziato con 75 mila euro la campagna elettorale della Lega di Salvini. I leghisti si sono battuti con forza (e come vedremo con la collaborazione del Movimento) per abbattere il carico fiscale che stava gassando le imprese del settore, ma anche per condonare i 180 milioni che i produttori e distributori di liquidi per e-cigarette contenenti nicotina non hanno versato all’Erario dal 2014 al 2018.  L’en plein il settore lo ha registrato anche grazie all’impegno del relatore Emiliano Fenu (M5S), che in commissione Finanze al Senato è pure riuscito a far abbattere le tasse per il futuro.

Che il versamento in favore della Lega ci sia stato, ha spiegato ancora il quotidiano di Torino, è confermato da Gianluca Giorgetti, che con il fratello Stefano controlla l’azienda. Gianluca ha dato tre versioni dell’avvenuto versamento.  La prima: “Impossibile, non abbiamo dato assolutamente niente”; la seconda: “Sì, abbiamo contribuito ma non con quella entità”; la terza: “L’abbiamo girato ovviamente al partito e siamo stati sotto la soglia di legge di 100mila euro”. Il contributo, uno di quelli che in campagna elettorale possono fare la differenza, non incide troppo sui bilanci della Vaporart, che può vantare 12 milioni di fatturato e i bilanci in utile. E, del resto, con la nuova normativa potrà versare solo una quota degli otre due milioni di oneri tributari non ancora pagati, che con il colpo di spugna sono diventati quasi tutti utile netto. Una bella boccata d’ossigeno qualche volta non guasta. L’estensore dell’emendamento al decreto mille proroghe è il sottosegretario agli Interni leghista Stefano Candiani.

 La Stampa: “A Candiani è legato Stefano Pozzi, imprenditore del settore, varesino, al quale fanno capo una serie id aziende del settore del vaping. Alcune nate a fine estate, anticipando di fatto la liberalizzazione prevista dagli emendamenti leghisti per aprire alle vendite online, ora vietate. Tra le società di Pozzi c’è anche la Fumador, che con Vaporart ha una partecipazione incrociata”. Che fra Lega e il settore del vaping ci siamo comunanza parrebbe dimostralo anche quanto è accaduto in passato: nel 2014, il coordinatore del gruppo «Svapo day» è stato Antonio Giordano, ex assessore del Comune di Matera.  “Nel marzo di quest’anno ha mancato il grande salto: candidato al Senato alle politiche è però rimasto fuori. Il partito? La Lega, ovviamente”, concludono i cronisti del quotidiano piemontese.

Il partito più amato dagli italiani (M5S se faccia una ragione) ha un debito con lo Stato di 49 milioni, che ha contratto con la condanna sui rimborsi pubblici causata dalla ditta Bossi & Belsito. Il Carroccio ha dunque una dannata necessità di grana. Per ora ha fatto fronte alla  iattura (comune a molti partiti) dissanguando i candidati e mettendo dentro le casse del partito 3,48 milioni. Oltre alla Stampa, anche il Fatto Quotidiano ha fatto le pulci al partito che fu di Bossi e Maroni. “Il ministro dell’Interno ha raccolto – ha spiegato il Fatto - un po’ di denaro anche con la lista “Salvini premier”: 97.000 euro, di cui 25.000 da Confagricoltura e 25.000 da Telefin. Quest’ultima è un’azienda specializzata in impianti di comunicazione ferroviaria di proprietà di Ducati Energia di Guidalberto Guidi, già vicepresidente di Confindustria e padre di Federica, ministro per lo Sviluppo economico nel governo renziano". Telefin ha finanziato tutto il centrodestra. Al contrario, la figlia si è impegnata col centrosinistra, per la precisione con il Pd. "Il centro di ricerche Ducati di Trento, di cui Federica Guidi è vicepresidente, ha finanziato gli ex colleghi ministri e sottosegretari uscenti Maria Elena Boschi (20.000 euro), Cosimo Maria Ferri (20.000) e Marianna Madia (10.000). Per Boschi da segnalare anche 9.000 euro da Robox di Roberto Marai”, sostiene il Fatto.

Il 4 marzo scorso gli italiani erano stati chiamati a votare per le prime elezioni dall’abolizione totale del finanziamento pubblico ai partiti, cominciato nel 2014 (governo Renzi). Se quanto è avvenuto in queste ore nel Parlamento fosse avvenuto alla fine degli anni “90 le cose non sarebbero filate così lisce né per la Lega, né per il M5S, né per le altre formazioni. Il finanziamento ‘privato’ (leggi tangente) ebbe come effetto ultimo quello di decretare la fine della Prima Repubblica e l'inizio della Seconda. Tutto ciò, in buona sostanza, significa che gli schieramenti politici sono dovuti ricorrere a nuove modalità di sostentamento per le proprie attività. Ottenere risorse dai privati significa comunque anche un maggiore rischio di influenze poco controllabili (non è il caso di Vaporart) se non c’è sufficiente limpidezza. Forse ora sarebbe giusto riflettere su quei luoghi comuni che ancora oggi infangano i partiti di un tempo.