"Il M5S ha fatto lo stesso errore del Pd di Renzi. Per salvarsi la strada è solo una: si differenzi da Salvini"

La politologa Urbinati analizza il risultato in Abruzzo: "Il Pd cresce in una coalizione dove il suo simbolo non domina. E poi questa destra è fascista, arriva all'estremo di creare un caso anche a Sanremo"

Luigi Di Maio e la candidata M5S Marcozzi
Luigi Di Maio e la candidata M5S Marcozzi

L'Abruzzo è andato al voto. Il dato principale è che il centrodestra a guida Lega vince con il 48 per cento e stacca il candidato del Centrosinistra che segue (31,3%) nonostante un Pd al palo che non va oltre l'11 per cento. Il M5Stelle, grande vincitore delle ultime politiche, invece, rimane al 20 per cento. L'avanzata leghista sembra inarrestabile, anche a livello locale. E tutto, sembrerebbe, a danno dei pentastellati. Ma è solo un dato regionale? Ne parliamo con Nadia Urbinati, politologa della Columbia University di New York e già presidente dell'associazione Libertà e Giustizia

Professoressa, come dobbiamo leggere questi numeri?
"In due modi. Innanzitutto con il fatto che il Pd è poco rilevante ma diventa più rilevante se sta internamente a una coalizione del centrosinistra che non sia dominata dal suo simbolo. Questa è un'indcazione molto importante per il futuro. Secondo, il M5S lo sapevamo già da tempo che è in discesa e i tentativi grotteschi di Di Maio di seguire e imitare Salvini lo hanno rovinato. Noi lo sapevamo bene: non si può imitare chi ha l'originale perché alla fine chi segue va verso l'originale. Quindi questo deve dare loro un'indicazione: seguano una strada diversa, si differenzino da Salvini". 

Cioè, lei dice che hanno fatto l'errore che fece già il Pd di Renzi?
"Esatto quindi sembra che dagli errori non si impari nulla". 

La candidata del M5Stelle in Abruzzo, Sara Marcozzi, punta il dito e dice: "Spostarsi a destra non paga".
"I pentastellati si devono ripensare, senza dubbio. E anche il Centrosinistra a questo punto potrebbe emanciparsi e uscire da questa subalternità a un'idea che 'chi non ha votato per me ha votato per il M5S': è ora di andare a riprendere quei voti.

Quindi il M5S diventa ago della bilancia e può spostarsi a sinistra in funzione antileghista?
"Se vuole certo. Altrimenti il Pd deve rioccupare quello spazio che non ha saputo proteggere e difendere, ma a sinistra". 

La destra trainata da Salvini si riprende tutti i suoi spazi.
"Sono fascisti e i fascisti si riprendono gli spazi con la retorica e argomenti che ogni giorno vengono propinati da siti e social e che costruiscono un'egemonia anche linguistica che è molto spiacevole ma così è. Quindi sarà una battaglia molto difficile contro questa destra, che non è una destra tradizionale ordinaria questa: è xenofoba e molto intollerante. Come si è visto addirittura sul palco di Sanremo che è un fatto estremo". 

Perché? 
"Perché significa che tutte le dimensioni della vita nostra, anche quelle più distanti dalla politica, sono occupate da questo dualismo, dentro e fuori, tra italiani e non. Un dualismo, se mi permette, terrificante". 

Il voto in Abruzzo secondo lei è un test nazionale?
"Non un test nazionale ma un'indicazione di quello che potrebbe accadere sul nazionale. E l'indicazione è chiara".

Tra qualche settimana ci saranno le regionali in Sardegna. Ci daranno un'ulteriore conferma di una tendenza?
"Salvini ha tentato in tutti i modi di conquistarsela la Sardegna. Ed è strano come un antimeridionalista riesca a conqustare i voti di chi vive nelle regioni non del Nord. E' un fatto straordinario. Vedremo cosa succederà".