[Il caso] "Basta silenzi". Dopo la relazione shock sull'uranio impoverito, in arrivo una legge per tutelare i soldati

La relazione tecnica che esclude il nesso causale tra malattie e esposizione all'uranio non chiude la questione. Le titolari della Salute e della Difesa pronte ad agire

[Il caso] 'Basta silenzi'. Dopo la relazione shock sull'uranio impoverito, in arrivo una legge per tutelare i soldati

"Basta silenzi, basta voltarsi dall'altra parte". Entro l'estate arriverà il disegno di legge a difesa delle vittime dell'uranio impoverito. Un obiettivo importante annunciato dalle ministre della Salute e della Difesa, Giulia Grillo e Elisabetta Trenta, che mira a mettere entro breve la parola fine su una polemica - dai risvolti tragici per i tanti morti tra i militari - che va avanti da anni. Quattro commissioni parlamentari d'inchiesta, l'ultima nella legislatura passata presieduta dall'ex parlamentare del Pd, Gian Piero Scanu, per un nulla di fatto moltiplicato per quattro. L'ultimo atto è una relazione tecnico scientifica, attesa da 7 anni e giunta ai ministeri competenti una decina di giorni fa, che sa tanto di beffa e di anni buttati al vento. Attenzione perché secondo i dati del centro studi dell'Osservatorio militare in vent'anni 7500 militari si sono ammalati e 366 sono morti.   

La relazione che fa discutere

Il documento, trasmesso al Parlamento dai due ministeri, parla dello stato di salute del personale militare e civile impiegato nei territori dell'ex Jugoslavia nel periodo settembre 2007-17. Le polemiche trovano una loro giustificazione nelle parole scritte nella relazione, dove si dice che "non si può concludere che vi sia evidenza di un collegamento tra le missioni effettuate e stati patologici insorti successivamente nei soggetti che hanno aderito al programma di sorveglianza". Non è tutto. "Il confronto tra mortalità dei militari impiegati in missione nei Balcani e popolazione generale o dei carabinieri non impegnati in missioni all'estero - si legge ancora -, non ha evidenziato alcun eccesso di rischio nel periodo 1999-2008. Il confronto con la popolazione generale evidenzia, nella coorte dei militari impegnati nei Balcani, un rischio significativamente ridotto".

- Le conclusioni dell'ultima commissione d'inchiesta

Le critiche, arrivate all'indirizzo delle ministre, non trovano campo perché, come loro stesse spiegano in una nota, il monitoraggio sanitario è andato avanti "con molta difficoltà". Dal 2011 a oggi, infatti, sostengono, "è stata abolita la disponibilità di fondi destinati al pagamento delle visite e dei test di laboratorio". Inoltre, aggiungono, "il monitoraggio sanitario è privo di una guida scientifica e le attività, benché più ridotte, vista la diminuzione della platea degli interessati, sono state gestite dagli uffici amministrativi degli enti coinvolti". La sintesi è che senza soldi e senza personale non è possibile studiare le persone che sono state esposte all'uranio impoverito. Sul perché dei tanti malati tra le file dei militari nessuno ha lavorato come avrebbe dovuto. 

L'ultima proposta di legge si è fermata al comitato ristretto della commissione Difesa nel novembre del 2017 e doveva fare sintesi tra i quattro testi presentati da altrettanti parlamentari (Mauro Pili del Gruppo Misto, uno di Gian Piero Scanu, uno di Edmondo Cirielli di FdI e uno di Elio Vito di FI) in modo da velocizzare il percorso fino all'approvazione. Così non è andata e dopo di allora il silenzio.

In arrivo entro l'estate il disegno di legge

La ministra Grillo ha detto che è il momento di "rilanciare questa battaglia", che è "una bandiera del Movimento e su cui assicuro il mio impegno da ministra oggi, ma che già nella passata legislatura mi ha vista in prima linea come membra della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito". Per questo dice Grillo "è stato avviato un tavolo tecnico al ministero della Difesa (che dunque già supera la relazione del 2007-17) volto allo studio dei nuovi dati rielaborati dagli esperti e all'individuazione di un percorso per depositare entro la fine dell'estate la prima legge dello Stato a difesa delle vittime di uranio impoverito, una legge che punta a invertire l'onere della prova e salvaguardare le vittime da ogni possibile ostruzionismo dell'amministrazione".

Inoltre, rendono noto le ministre, nel 2020 si concluderà uno studio dell'Istituto Superiore di Sanità commissionato dal ministero della Salute finalizzato alla Sorveglianza Epidemiologica della coorte Balcani (SEBAL-2), che prevede l'aggiornamento dello studio di mortalità e uno studio sulle ospedalizzazioni per tumore. Il fine è quello di "contribuire alla valutazione del profilo di salute della ccorte di veterani dei Balcani", dice la nota congiunta. "Lo studio costituisce un'estensione temporale del precedente studio (SEBAL-1) condotto dall'Iss".