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Il ferroviere comunista ex capo di Rifondazione che va in Italexit con Paragone

La metamorfosi di Ugo Boghetta, tre volte deputato Prc, che oggi guida il movimento dell’ex deputato del M5S in Emilia Romagna

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Lussana   
Ugo Boghetta, ex Rifondazione (Foto Facebook)
Ugo Boghetta, ex Rifondazione (Foto Facebook)

Paragone siede nel gruppo Misto di Palazzo Madama ma, a differenza della scorsa legislatura, stavolta non è possibile costituire monocomponenti se non si ha alle spalle un simbolo presentato alle elezioni e quindi “Italexit” non appare in quanto tale sugli atti parlamentari e vive solo quando viene evocata dal suo fondatore e unico parlamentare che chiede ogni giorno la parola “in dissenso dal mio gruppo” e quindi parla a nome di Italexit, un po’ come faceva a inizio legislatura a Montecitorio il leader del Partito dei Pensionati Carlo Fatuzzo, eletto grazie a un patto federativo con Forza Italia, che concludeva ogni suo intervento con “Pensionati all’attacco!”.

Addirittura Italexit

Addirittura Italexit è accreditato da alcuni sondaggi che sembrano un po’ troppo larghi del 2 per cento dei voti, ma oltre a Paragone sono pochi i personaggi noti in politica entrati nel partito più sovranista a disposizione nello scenario politico: per qualche mese si è parlato di Monica Lozzi, presidente ex pentastellata del settimo Municipio di Roma, il più popoloso della Capitale, che comprende fra l’altro Ciampino, Appio Claudio, Latino, Romanina, Tuscolano, Morena.

Per capire l’ordine di grandezza del territorio amministrato dalla Lozzi, gli abitanti del settimo Municipio di Roma sono 308.076, cioè sarebbe la decima città per popolazione in Italia, davanti a Catania e subito sotto Bari. Ma l’adesione a Italexit di Monica Lozzi, che si candiderà a sindaco di Roma con una lista civica, è durata da luglio a novembre e lei è uscita spiegando che, ad esempio sui diritti civili, Italexit non rispecchia i principi originari del MoVimento Cinque Stelle.

Insomma, per trovare un altro volto noto, bisogna andare a cercare il responsabile del partito sovranista di Paragone a Bologna. Che è Ugo Boghetta. E qui è straordinario raccontare questa storia: perché Boghetta è stato deputato di Rifondazione comunista per tre legislature, dall’undicesima alla tredicesima. Due brevissime (1992-1994, quella di Tangentopoli, e 1994-1996, quella di Berlusconi, del ribaltone di Bossi, del patto delle sardine e di Dini) e una intera, dal 1996 al 2001, quella di Prodi, della rottura con Bertinotti sulle 35 ore di lavoro settimanali, dei due governi di Massimo D’Alema, dell’Upr di Cossiga e Mastella, della guerra nel Kosovo e dei tre milioni di persone portate in piazza sotto le bandiere arcobaleno dall’allora leader della Cgil Sergio Cofferati.

Boghetta, soprattutto, oltre ad essere di Rifondazione aveva tutte le caratteristiche del vero marxista-comunista: ferroviere, movimentista, anche un po’ anarchico di fondo, come un personaggio della “Locomotiva” di Francesco Guccini.E poi bolognese, capo di Rifondazione a Bologna ed eletto nel collegio più popoloso di Bologna. E ancora proveniente da Democrazia Proletaria, che a Bologna vuol dire anche il MoVimento, il Settantasette, la voglia di disegnare un nuovo mondo e anche tanto, tanto situazionismo.

Il demoproletario Boghetta

Ad esempio, nel 1985, l’allora demoproletario Boghetta guidò una contestazione all’allora segretario della Uil Giorgio Benvenuto, accusato di essere troppo allineato con il governo Craxi sul taglio alla scala mobile. Boghetta, che era ferroviere e sindacalista dei ferrovieri prese a torte in faccia Benvenuto e non badò a spese nel reperimento della materia prima: la sua fu una vera e propria torta di pasticceria, acquistata nel negozio di via Falegnami e corredata addirittura di un doppio giro di panna montata, a segnare quanto fosse importante la contestazione, quasi un segno di rispetto al ruolo di Benvenuto.

Il compagno ferroviere

Ma, anche arrivato a Montecitorio nelle liste di Rifondazione comunista, il compagno ferroviere Boghetta non si risparmiò mai, tanto che 17 novembre 1997 fu fra i protagonisti di una rissa alla Camera con fascicoli bruciati, portaceneri rotti, insulti, urla e scontro fisico evitato per pochissimo. Gli incidenti avvennero in Transatlantico e ebbero come protagoniste due squadre contrapposte: quella dei leghisti Enrico Cavaliere, Mario Borghezio e Luciano Dussin e quella delle sinistre con l’ex capogruppo di Rifondazione Famiano Crucianelli, allora passato ai Comunisti Unitari per appoggiare il governo, e i due rifondatori doc Ugo Boghetta e Ramon Mantovani, l’uomo che portò in Italia il leader curdo Ocalan.

La sinistra benpensante

Insomma, un personaggio. Addirittura, quando Rifondazione lo candidò a sindaco di Bologna, il ferroviere Boghetta prese il 7 per cento dei voti da solo. Ma nel 2017 decise di uscire dal suo partito storico, fondando un’associazione “Rinascita! Per un’Italia sovrana e socialista” in cui già c’era tutto, in quella parola: “sovrana”. E in una delle sue interviste in cui spiegava l’addio a quella che era stata tanta parte della sua vita Boghetta spiegò: “In effetti la cultura largamente maggioritaria nel Partito della Rifondazione comunista è il sinistrismo: un impasto di banalità, luoghi comuni, afflati umanitari. Unico impedimento è il simulacro del nome comunista da mantenere per motivi di tenuta interna (…) È la sinistra benpensante! Non si vorrebbero affrontare temi difficili ma cruciali: la questione sicurezza, la sovranità nazionale, l’immigrazione. 

Un problema che non è certo confinato al PRC, ma che riguarda molta parte della sinistra europea. Eppure è attraverso questi problemi che gran parte dei lavoratori si sono allontanati dalla sinistra; anzi è la sinistra che si è allontanata da loro. Anche qui non mancano i cortocircuiti. La sicurezza è un tema di destra. Se poi affermi che i giovani emigranti italiani (ora più numerosi degli immigrati) devono poter vivere in Italia è tutto ok. Se affermi che gli immigrati devono poter rimane nel loro paese: questo è razzismo. (…) Insomma la questione migrazioni è diventata solo un problema di accoglienza e di coscienza, del tutto privo di una connotazione di classe”. 

Corre la locomotiva

E, a rendere questa storia ancora più particolare è il fatto che Boghetta ha sempre fatto parte della corrente bertinottiana in Rifondazione, quella più aperta al mondo dei Movimenti, tanto che – dopo il G8 del 2001 a Genova - Fausto teorizzò la trasformazione del partito in un “Movimento dei Movimenti”, dove certamente i valori successivamente contestati da Boghetta avevano comunque un peso notevole. Insomma, dopo l’addio alla falce e martello con queste motivazioni, Italexit di Paragone e il sovranismo sono quasi una destinazione naturale. Corre la locomotiva.

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Lussana   
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