L’ultimatum di Conte: “Avanti solo alle mie condizioni”. Oggi la risposta di Grillo. Ricca di conseguenze politiche 

“Caro Beppe, questa casa va ristrutturata dalle fondamenta e non solo imbiancata”. L’ex premier sfida il fondatore:”Metti ai voti la mia proposta”.  Solo Grillo può decidere di farlo. Oggi la risposta. Maggioranza e centrosinistra ne escono comunque indeboliti

Giuseppe Conte (Foto Ansa)
Giuseppe Conte (Foto Ansa)

Conte parla un’ora. Ed è in pratica un ultimatum lungo 60 minuti: o si fa come dico io o salta il banco, caro Beppe, decidi tu ma fallo adesso perchè “questa casa, il Movimento, non puoi solo imbiancarla ma va ristrutturata dalle fondamenta”. Grillo, che dell’ultimatum è il destinatario, tace. In compenso parlano, tanto, Roberto Fico e Luigi di Maio, ufficiali di collegamento in questi giorni tra i due Giuseppi. Distribuiscono, all’unisono,  messaggi di fiducia e ottimismo. “C’è un dibattito in corso e dopo saremo molto più forti di prima. Sono fiducioso e ottimista” dice il Presidente della Camera. “L’Italia in questa fase è centrale in Europa e nel mondo come non mai” dice il titolare della Farnesina nei panni del padrone di casa al G20 degli Esteri, della serie “ma tu guarda se io che devo fare il bilaterale con Blinken (segretario di stato Usa, ndr) devo perdere tempo a capire cosa c’hanno in testa questi”. E poi, in chiaro con quel tocco un po’ naif diventato un tratto di distinzione di una certa comunicazione 5 Stelle:“Confido che sarà trovata l’intesa. Il Movimento è pronto ad evolversi (dando così ragione a Conte, ndr). Remiamo tutti nella stessa direzione, coraggio e stiamo uniti”.

Nulla di fatto

Tutto questo per dire che a ieri sera, nonostante attese e ultimatum, nessun passo avanti decisivo è stato fatto in relazione all’ultima diatriba 5 Stelle: chi farà il leader? E chi è il garante? Giuseppe Conte si prende il movimento e lo plasma a propria immagine e somiglianza, copia sbiadita del Pd? Oppure Grillo si ricorda di essere l’Elevato, il fondatore e il garante e, come ha fatto nell’ultima settimana, dice “caro Conte, questa è sempre e ancora casa  mia e non ho alcuna intenzione di consegnarti le chiavi di casa”.

Il “padre” dei Cinque Stelle è a un bivio probabilmente senza ritorno: replicare per le rime a Giuseppe Conte decretando la definitiva scissione del M5S o cedere, magari non nella forma ma nella sostanza, per permettere alla sua creatura di risalire la china sotto la guida dell' avvocato del Popolo. “E’ stato lui a chiedermi di rifondare il Movimento” ha chiarito Conte “ed io ho sempre agito con chiarezza e trasparenza, in questi lunghi e difficili mesi ho condiviso ogni passaggio”.

Il nodo della comunicazione

Primo punto su cui fonti vicine a Grillo storcono il naso e anche la bocca. “Nell’ultimo mese e mezzo l’ex premier ha fatto tutto per conto suo, non si è mai consultato con nessuno tranne forse Rocco Casalino” racconta una fonte che è stata in prima linea in queste ore per creare di cucire lo strappo. “Che errore madornale: il Movimento è un tavolo che si regge su quattro gambe, l’anima governista, quella movimentista, quella digitale e quella radicale. Conte nell’ultimo mese ha tagliato almeno tre di queste gambe, la piattaforma Rousseau, Casaleggio e ora Grillo. Come può pensare di tenere in piedi il Movimento solo sulla gamba governista? E di fare tutto questo in poche settimane? Togliatti ha saputo convivere per decenni con Pajetta grazie ad una continua mediazione…”.

Ecco, è proprio la capacità di mediazione, nei tre anni al governo il tratto distintivo di Conte e a volte anche troppo, che è venuta meno. E questo è “un errore madornale”. La cui responsabilità, almeno stando ai racconti, non sarebbe solo di Conte. Ma dell’unica persona con cui in realtà l’ex premier  ha condiviso il lavoro di questi mesi: Rocco Casalino. Se il ruolo di Grillo, nei piani di Conte derubricato a garante senza poteri di indirizzo politico, è tecnicamente il casus belli di questo ennesimo strappo nel Movimento, il ruolo di Rocco Casalino e della comunicazione è stato un  motivo altrettanto valido. E il suo ritorno con pieni poteri alla guida della comunicazione con ufficio a Montecitorio è stato forse anche il motivo non secondario di un altro fatto di peso accaduto in questi giorni: Augusto Rubei, l’abile portavoce e consigliere politico di Luigi Di Maio ha lasciato la Farnesina ed è andato alla guida delle relazioni istituzionali di Leonardo. Tra Rubei e Casalino non è mai stato amore. E non c’è dubbio che sia stato merito anche di Rubei l’indubbia e trasversalmente riconosciuta crescita politica di Luigi Di Maio da quando ha lasciato la guida del Movimento. E’ un fatto che ieri al Tempio di Adriano, Casalino non c’era. I Parlamentari neppure. “Per lasciare spazio ai giornalisti” è stata la motivazione.

“Prendere o lasciare”

Quel “prendere o lasciare”messo sul tavolo da Conte sul nuovo Statuto da lui stesso forgiato, a Grillo non è piaciuto e non piacerà. Qualunque cosa succederà, oggi o nei prossimi giorni, gli strascichi resteranno. Il rischio di nuovi fuoriusciti pure. Il silenzio di Grillo sarà comunque rotto dalla votazione a cui Conte ha chiesto di sottoporre il proprio progetto di Movimento. Oggi lo invierà ai parlamentari e poi chiederà a Vito Crimi (diventato per la seconda volta papà proprio in questi giorni) di sottoporlo al voto degli iscritti. Ma solo il garante attuale Beppe Grillo potrà dare il via alla votazione.  Conte sembra sicuro della sua vittoria. E, nel caso, quella sarà la fine di Grillo fondatore e garante del Movimento. Peccato che Conte non sia ancora iscritto a M5s, e che Crimi sia un capo politico a metà visto che il congresso del Movimento ha deciso, da mesi, di essere guidato da un Direttorio di cinque persone. Ma Conte è stato chiaro ieri: “Il mio progetto è pronto, ci ho lavorato tanto, ci ho messo testa e cuore, prevede una profonda riorganizzazione del Movimento e lo posiziona nell’area del centrosinistra che immagino come un campo largo. A Grillo andavano bene aggiustamenti ma non modifiche radicali. Un ‘idea, la sua, già in origine invischiata e non disposta a cambiare. E io, mi dispiace, ma non sono disposto a fare il prestanome. La diarchia in questo caso non può funzionare”.

Dunque, come si vede, non è questione di “ottenere pubbliche scuse” (“per fortuna non sono permaloso o sono dotato di ironia”) ma di “diversità di vedute”. Qualcosa di molto più profondo. E’ gelido Conte: “Dipende da Grillo ora decidere se essere il genitore generoso che fa crescere la sua creatura o il padre padrone  che ne impedisce l’emancipazione”. A tratti viene in mente il famoso discorso con cui nell’agosto 2019 mise nell’angolo Salvini. Ma questa volta è Grillo, l’uomo che gli ha permesso di diventare premier. Comunque ieri sera Grillo ha deciso di mordersi la lingua. E ha rinviato la risposta a oggi.

Le conseguenze dello strappo

Se sarà trovata una sintesi come auspicano Di Maio e Fico, sarà piena di cerotti. E di conseguenze.

Tra i gruppi parlamentari regna il disorientamento. I “contiani”, in numero folto soprattutto a Palazzo Madama, non disdegnerebbero certo di andare con Conte in un nuovo partito. Qualche senatore è pronto anche a scommettere: “Magari avremo anche più voti…”. Lo strappo genererebbe un'automatica scissione. Le conseguenze, sulla presenza del Movimento in maggioranza, perfino sul numero dei membri di governo sarebbero disastrose.

L’alleanza Pd-M5S deflagrerebbe in poche settimane, motivo per cui ieri i Dem si sono ben guardati dal fare ogni sorta di commento. L’alleanza che nell’ultimo anno ha riempito il dibattito politico nel centrosinistra fino ad immaginare “avventure meravigliose” (Conte, marzo 2021) e “cantieri importanti” (Enrico Letta),  la sua “costruzione in modo strutturale” (Goffredo Bettini), potrebbe essere sostituita da un sodalizio tra i Dem e una - al momento solo ipotetica - lista Conte. Che il diretto interessato ha comunque escluso: “Non ho un piano B, l’ho già detto altre volte: io mi auguro che si possa lavorare a questo progetto, diversamente il destino personale di Giuseppe Conte riguarda solo Giuseppe Conte”. 

“Ho contribuito a far nascere il governo Draghi”

La deflagrazione dell’alleanza Pd-M5s potrebbe avere conseguenze anche sul governo Draghi. Tra un mese inizia il semestre bianco, la certezza che non si andrà a votare fino ad aprile 2022, dopo cioè l’elezione del Capo dello Stato. A quel punto i partiti di centrodestra, rafforzati dall’indebolimento del centrosinistra, potrebbero decidere di rompere, andare a votare e governare il paese. Con una larga maggioranza. E’ stato chiesto a Conte se il nuovo Movimento garantirà l’appoggio necessario al governo Draghi. “Chiariamo questo punto una volta per tutte - ha replicato l’ex premier - io ho contribuito a farlo nascere. E non ho alcun dubbio su cosa fare e dove stare in questo momento della vita del Paese: abbiano un’occasione unica, le risorse del Pnrr, che va sfruttata al massimo delle nostre possibilità”. Comunque vada, che “vinca” Conte, “perda” Grillo, o trovino un accordo, resteranno più cerotti e ferite che guarigioni. Sulla collettività. E non solo sul corpo del Movimento. Anche su questo ha ragionato Grillo prima di decidere se vincere o perdere. Sempre che perdere non voglia dire vincere. E viceversa.