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La Ue promuove l’Italia sul pil ma ci boccia sul resto. In autunno la manovra correttiva

Pubblicate ieri le Previsioni economiche di primavera. Sarà un’estate “molto calda” sull’asse Roma-Bruxelles sui dossier economici. Il commissario Gentiloni approva la stretta di Giorgetti sul Superbonus. “Troppo generico il capitolo privatizzazioni, non possiamo calcolarlo”. Istat: Italia più povera

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
La Ue ci promuove sul Pil ma ci boccia su altro (Ansa)
La Ue ci promuove sul Pil ma ci boccia su altro (Ansa)

Luci e ombre sui nostri conti pubblici. Con la certezza che sarà un’estate molto difficile sull’asse Roma-Bruxelles per quello che riguarda i dossier economici. L’Italia cresce leggermente più del previsto ma è nei guai con il disavanzo e il debito. Nessuna novità, si dirà, lo sapevamo già. Ma adesso è tutto nero su bianco compreso il fatto che ci sarà richiesta in autunno una manovra correttiva. All’Italia come ad altri dieci paesi Ue che hanno superato il 3% nel rapporto debito-pil. E a quel punto, in piena sessione di bilancio, con le nuove regole del Patto di stabilità in vigore, la verità sulle magnifiche sorti progressive del Belpaese così tanto decantate dalla premier e dai suoi ministri, si mostreranno per quello che sono: poco più di un bluff.

Il commissario all’Economia Paolo Gentiloni ieri ha diffuso il “Rapporto di previsione” della Commissione europea. A modo suo, tra l’ironico e il sarcastico, il commissario europeo ha voluto subito tranquillizzare: “Tranquilli, nessun rischio Grecia”. Ma anche solo evocare quello scenario, se da una parte lo esorcizza, dall’altra lo rende possibile.

Pil in rialzo

Cominciamo dalle buone notizie. La Commissione europea rivede al rialzo le attese sulla crescita dell’Italia: la nostra economia segna + 0,9 nel 2024 (dallo 0,7% delle precedenti stime). Ci stiamo avvicinando alle previsioni della manovra per quest’anno (pil fissato a 1,2) anche se 0,3 punti di differenza si traducono in sei, sette miliardi mancanti. Siamo in crescita, però, e questa è certamente la buona notizia.

Purtroppo vengono limate le attese sul 2025: pil a 1,1 invece che 1,2. L’inflazione è attesa nel 2024 all’1,6%, mentre è vista attestarsi all’1,9% nel 2025. La Commissione europea prevede che il rapporto del deficit sul prodotto interno lordo dell’Italia dopo il 7,4% del 2023, scenderà al 4,4% nel 2024, per risalire al 4,7% nel 2025. E qui arriva la seconda “buona” notizia per il ministro Giorgetti. Un po’ meno per la maggioranza. “Si prevede - è scritto nella Relazione - che il disavanzo pubblico diminuirà nel 2024, poiché verrà interrotto il consistente sostegno alla ristrutturazione delle case (Superbonus, ndr) ma aumenterà nuovamente nel 2025, a politiche invariate”, sulla scia di “un rallentamento delle entrate correnti e di un ulteriore aumento della spesa per interessi”. Il rapporto debito pubblico/Pil è destinato ad “aumentare nel 2024-2025 a causa di un differenziale di crescita degli interessi meno favorevole e dell’effetto ritardato degli incentivi alla ristrutturazione delle abitazioni”.

Il Sud che traina il Nord

La buona notizia per l’Italia è che anche nel 2024 saremo tra i paesi che guidano la crescita europea. Lasciata alle spalle la stagnazione, l'Europa rialza la testa con una crescita “migliore del previsto” nel 2024 e un'inflazione che mantiene una rotta discendente. Le previsioni sull’Eurozona fissano l’asticella allo 0,8, il doppio rispetto allo 0,4 che era il pil del 2023. L’Italia è +0,9, molto meglio della Germania (0,1) e meglio di Francia (0,7) e Belgio (0,8). Chi invece corre sono Spagna (2.1), Portogallo (1,7) e Grecia (2,2) Ora qui occorre subito una osservazione a margine: quelle “vecchie zavorre” dei Pigs (Spagna, Grecia, Portogallo, qualcuno provò a metterci anche l’Italia) che nelle crisi dell’euro rischiarono di affossare l’Europa, sono i paesi che adesso la stanno tenendo non solo viva ma anche in crescita. Nemesi della storia di cui è sempre bene fare tesoro. Sulla Germania - la ex locomotiva d’Europa e la più colpita dagli effetti della guerra in Ucraina per le relazioni energetiche con la Russia e per i contrasti commerciali con la Cina - continuano invece ad addensarsi le ombre: inghiottita dalla recessione lo scorso anno, Berlino resterà in stagnazione nel 2024, prima di agganciare la ripresa nel 2025. Restando ancora allo sguardo d’insieme, le Previsioni economiche di Bruxelles segnano una lieve limatura per le attese sul 2025 con una crescita all’1,4% (era dell”1,5% nelle precedenti stime). Lieve revisione al rialzo sull’attesa del Pil nell’intera Unione Europea per il 2024, visto salire all’1% quest’anno (era 0,9% nelle precedenti stime). Per il 2025 il Pil Ue è visto crescere dell’1,6% (da 1,7%).

Debito e deficit, i nostri problemi

Promossi sul Pil, i nostri problemi si chiamano debito e deficit. Anche se il disavanzo è visto in calo (dal 7,4% del Pil del 2023 al 4,4% nel 2024), secondo la Relazione risalirà l'anno prossimo al 4,7% “per il rallentamento delle entrate correnti e per l’ulteriore aumento della spesa per interessi”. Il Def italiano (approvato in aprile) vede il deficit tendenziale al 4,3% nel 2024 e al 3,7% nel 2025.

Bruxelles si attende poi che il rapporto debito/Pil salga dal 137,3% del 2023 al 138,6% nel 2024 e al 141,7% nel 2025. Pesa, si legge, il “differenziale di crescita degli interessi meno favorevole” (l'aumento dei tassi sulle nuove emissioni porterà gli interessi a pesare per il 4% del Pil) e l’ “effetto ritardato” degli incentivi del Superbonus.

Il commissario all'Economia Paolo Gentiloni ha spiegato le diverse stime di Bruxelles e Roma con un programma di bilancio senza obiettivi per il 2025 e oltre presentato dal governo. “Una comparazione più seria potrà essere fatta nei prossimi mesi” ha detto. Sul debito, ad esempio, le previsioni della Commissione non contano l’annuncio sulle privatizzazione per circa venti miliardi. “Mancano i dettagli per poterle valutare” ha osservato Gentiloni. Il problema semmai è aver pensato di poter far contare in bilancio venti miliardi di privatizzazioni senza dire cosa, come e quando.

Gentiloni ha voluto anche spiegare un paio di questioni relative al Superbonus dando un valido appoggio al rigorismo del ministro Giorgetti. “Si tratta di una misura che certamente avrà avuto anche degli effetti positivi, ma che essendo andata fuori controllo è diventata un elemento pericoloso e il governo fa bene a nostro parere a porvi rimedio”. Centoventidue miliardi di oneri a carico dello Stato (solo pe ri lavori conclusi) farebbero saltare in aria anche la più solida economia. Bene ha fatto, quindi, il governo a chiudere ulteriormente i rubinetti di questa misura nata con buoni obiettivi nel 2021 e poi diventata un mostro fuori controllo. Per le nostre casse. Gentiloni comunque ha aggiunto: “Voglio tranquillizzare tutti che comunque non siamo di fronte a un rischio Grecia”. Che poi ha voluto dare un messaggio positivo: “Il 2023 è stato un anno impegnativo per l'economia dell’Ue. Ma ora crediamo di aver girato l’angolo”.

“Estate molto calda”

Con il quadro delle stime di primavera, è ora completo il quadro in mano alla Commissione per far partire la macchina del nuovo Patto di stabilità. Anche quest'anno come nel 2023 saranno undici gli Stati a sforare il tetto del deficit al 3% del Pil fissato dai trattati (9 nel 2025). Tra i nove c’è in ottima posizione, nel senso che siamo penultimi, c’è l’Italia. Le nuove regole si tradurranno nel dialogo estivo tra Commissione e Paesi - “sarà un’estate calda” ha scherzato Gentiloni - sulle traiettorie che l’esecutivo europeo darà il 21 giugno. Gli Stati oltre i limiti per debito e deficit presenteranno poi i piani pluriennali di spesa entro il 20 settembre (con “flessibilità” ha anticipato Gentiloni). Quanto alla parte “correttiva” del nuovo Patto, dopo l'avvio formale delle procedure per disavanzo eccessivo con il pacchetto di primavera (19 giugno) si dovrà attendere il pacchetto di autunno a novembre per vedere la Commissione concretizzare una raccomandazione di rientro.

La manovra correttiva

"Si sta finalizzando la discussione tra la Commissione e i diversi governi, con l'ipotesi di presentare le raccomandazioni ai diversi Paesi nel pacchetto di novembre”, ha detto Gentiloni. In pratica si eviterà così che la procedura per disavanzo richieda piani di rientro da riscrivere poco dopo con l'arrivo dei piani di spesa.

In pratica arriveranno a novembre le richieste della Commissione Ue sull'aggiustamento di bilancio legato alla procedura per disavanzo eccessivo con il nuovo Patto di stabilità. Il motivo di questo spilt temporale, h spiegato Gentiloni, è che “farlo a giugno non consentirebbe di tenere conto dei piani a medio termine che i Paesi membri devono elaborare nei mesi che separano il pacchetto di primavera da quello di autunno. Da qui viene la proposta dei nostri uffici di aprire le procedure a giugno, annunciandole ma di fornire le raccomandazioni al Consiglio sulle procedure per deficit eccessivo, anche alla luce dei piani a medio termine, con il pacchetto di novembre. E’ complicato ma si tratta di un percorso concordato con gli Stati membri”. Aggiungiamo pure che non si vuole “pesare” sulla formazione dei nuovi vertici politici europei facendo balenare fin da ora lo sprettro di manovre correttive e altro. E’ chiaro comunque che l’Italia dovrà fare una manovra correttiva. Anche perchè, purtroppo, ci sono ancora molti rischi, molti ostacoli sul percorso per tornare a una crescita più stabile (e molta strada deve essere fatta per assicurare ritmi più intensi e non all'insegna degli 0 virgola). Il peso degli investimenti del Pnrr è indubbio e non a caso nel capitolo sull'Italia, il rapporto di previsione ne sottolinea il ruolo cruciale per il sostegno alla crescita. Gentiloni ha osservato anche che i paesi che hanno ottenuto il maggiore sostegno dal Recovery Fund crescono di più. Per sui Pnrr i lavori sono in corso e i ritardi nella spesa pure (non solo in Italia).

“Siamo più poveri”

Oltre alla Raccomandazioni di primavera della Ue ieri sono usciti altri due report utili ad inquadrare lo stato dell’economia in Italia. E non sono buone notizie. Il rapporto annuale dell’Istat registra come l’andamento dell'economia italiana tra il 2019 e il 2023 sia stato “relativamente buono” a confronto con le altre economie europee, ma sottolinea come il recupero precedente lo choc del 2020 sia stato parziale e solo la ripresa recente abbia riportato, a fine 2023, il pil reale al livello del 2007. In 15 anni è stato accumulato un divario di crescita di oltre 10 punti con la Spagna, 14 con la Francia e 17 con la Germania. Se si confronta il 2023 con il 2000, il divario e di oltre 20 punti con Francia e Germania, e oltre 30 con la Spagna.

Sempre l’Istat rivela che “tra il 2013 e il 2023 il potere d'acquisto delle retribuzioni lorde in Italia è diminuito del 4,5% mentre nelle altre maggiori economie dell'Ue è cresciuto a tassi compresi tra l’1,1 della Francia e il 5,7 della Germania"

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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