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Bruxelles promuove la manovra di Draghi. Boccia la parte del governo. Giorgetti: “Siamo in Champions” 

Giudizio positivo della Commissione sulla struttura della Manovra, “prudente e attenta ai saldi”. Insufficiente per la parte delle riforme - manca quella del fisco - e nella lotta all’evasione fiscale. Le prime votazioni in Commissione non prima di venerdì sera. Il Pd occupa l’aula. Renzi a Meloni: “Scelga tra Meloni 1 e Meloni 2”.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani    
Ok della Ue alla manovra (Ansa)
Ok della Ue alla manovra (Ansa)

“E come siete cavillosi, provate a vederla come la vedo io: ci hanno mandato a giocare la Champions e voi (i giornalisti, ndr) invece vi perdete in questi dettagli”. Il ministro economico Giancarlo Giorgetti ha appena spiegato alla Camera rispondendo ad una interrogazione Iv-Azione-Terzo Polo che il Mes è uno strumento “inadeguato e screditato” e che quindi sarà  il Parlamento a decidere se anche l’Italia dovrà ratificare o restare, in alternativa, l’unico paese dei 27 a non averlo fatto. I “dettagli” in questione riguardano il giudizio che la Commissione europea ha riservato alla legge di bilancio 2023, la prima di Giancarlo Giorgetti. Bruxelles  ci ha promosso su conti pubblici, spesa e caro energia ma ci ha bocciato nella lotta all’evasione con preciso riferimento ai pagamenti elettronici e al tetto del contante. Bocciata anche sul fisco perchè non è stata approvata “la legge delega sulla riforma fiscale per promuovere ulteriormente la riduzione delle imposte sul lavoro ed aumentare la riduzione delle imposte sul lavoro”. Si tratta di “una sostanziale promozione” (come dice il commissario Gentiloni) di cui il ministro Giorgetti deve andare orgoglioso, è la sua prima manovra e i tempi non son certamente i già facili. Va detto però che per 3/4 l’aveva scritta Draghi. La parte restante è quella che per l’appunto è stata criticata. E che suggerisce alcune modifiche alla parte fiscale e del contante. Certo non sono obbligatorie. Ma sarebbe un buon inizio dimostrare alla comunità che il governo di destra italiano ha orecchie per ascoltare e testa per cambiare. 

Gli emendamenti del governo solo venerdì

Ma la faccenda è più complicata del previsto. E il testo finale della manovra è ancora lontano dalla sua  definizione. Il vertice di maggioranza convocato ieri alle 16 (durato un paio d’ore) ha prodotto però una fumata nera. Sulle modifiche suggerite da Bruxelles. Soprattutto sulle richieste avanzate dai singoli partiti di maggioranza avanzano. Ogni giorno ce n’è una nuova. Ieri Lupi (Moi moderati) ha alzato la mano perchè vuole “più congedo parentale ed estensione anche ai padri”: “Dobbiamo rafforzare l’alleanza lavoro-famiglia”. Ad ogni richiesta - e sono tante - Giorgetti ha una fitta al cuore perchè nulla fa (e questo è il grande merito che gli riconosce Bruxelles) se non c’è copertura che proviene dalla stesso capitolo di bilancio. Berlusconi vuole più soldi per le pensioni minime? Trovi quello che serva nel capitolo di bilancio dedicato alle pensioni (tra l’altro nel mirino di Bruxelles). Per tutti questi motivi il pacchetto di emendamenti del governo, che potrebbero anche essere presentati dai relatori, non sarà pronto prima di venerdì nel tardo pomeriggio. Fino ad allora l’esame della manovra in Commissione sarà fermo. Per le prime votazioni se ne parla tra sabato e domenica.  L’obiettivo è chiudere in Commissione entro lunedì all’ora di pranzo. In pratica sono, questi, gionri di stallo. E ieri pomerigio il Pd ha simbolicamente occupato l’aula del Mappamondo (dove lavora la commissione) per denunciare “la totale inerzia per non dire assenza della maggioranza che non partecipa ai lavori della commissione).  

Luce verde

Ma torniamo a Bruxelles. Quella della Commissione è una luce verde convinta sulla manovra italiana pur con le critiche sulle riforme strutturali, a partire dalla riforma fiscale. Critiche anche sui costi del sistema pensionistico per il rinnovo nel 2023 dei regimi di pensionamento anticipato in scadenza, anche se con criteri di età più stringenti (Opzione donna). Gentiloni ha spiegato come il governo abbia “raccolto l'invito di Bruxelles alla prudenza e a tenere sotto controllo la spesa corrente”. E, nonostante il poco tempo e “immagino le plurime richieste a cui far fronte” ha mantenuto “un buon equilibrio”.

“Nel complesso - si legge nel parere della Commissione - si ritiene che il progetto di bilancio dell'Italia sia in linea con gli orientamenti di bilancio contenuti nella raccomandazione del Consiglio del 12 luglio 2022”. Le ipotesi macroeconomiche del Governo sembrano “plausibili” e convince la valutazione sull'impatto delle misure. Gentiloni ha invitato a non “contraddire o capovolgere” gli obiettivi del Pnrr con la manovra. Su questo è aperto “il confronto con le autorità italiane”.

La Commissione invece boccia proprio quei temi su cui si sta più discutendo in Italia: l'innalzamento del tetto al contante da 2mila a 5mila euro, i limiti per il pos a 60 euro (così è indicato nella bozza programmatica ma dovrebbe scendere a 40) e la rottamazione delle cartelle: misure che “non sono in linea” con le raccomandazioni specifiche per l'Italia sulla lotta all'evasione fiscale. Misure che, come si legge nella relazione tecnica della Ragioneria, comportano un mancato incasso per lo Stato di 1,1 miliardi. Visto che “la coperta è corta” come orami ripetono anche le colonne di piazza Colonna, non sarebbe male recuperare da lì. Bruxelles apprezzerebbe molto.

Premier soddisfatta

Grande “soddisfazione” di Giorgia Meloni che è stata raggiunta dalla notizia mentre era in aula al Senato per le repliche sulle Comunicazioni in vista del Consiglio Ue che si è aperto ieri sera a Bruxelles.  “Conferma - ha detto - la bontà del lavoro del governo italiano, sottolinea la solidità della manovra economica e ribadisce la visione di sviluppo e crescita che la orienta. In questa direzione continueremo a lavorare nell'interesse dei cittadini italiani, delle famiglie e delle imprese”. Poi in aula anche ieri è stata molto aggressiva e sarcastica, ha proposto di “offrire il reddito di cittadinanza ai soldati russi per vedere di convincerli a chiudere la guerra”. Una serie di battute che non si addicono alla premiership. Strategia comunicativa per tenere alto l’umore del suo elettorato molto sensibile a questo tipo di approccio? O incapacità di assumere il profilo costituzionale necessario al ruolo? Matteo Renzi in ogni modo le ha spiegato che “è arrivato il tempo in cui, signora Presidente, deve scegliere tra la Meloni 1 che voleva uscire dall’euro e la Meloni 2 che tratta a Bruxelles le regole del gioco europeo. Il tempo delle ambiguità è scaduto”. 

Ma lo spread cresce

Il mercato infatti non l'ha presa benissimo. Appena sono diventate ufficiali le critiche della Commissione alla manovra, i rendimenti dei Btp decennali sono schizzati di dodici punti base al 3,906% e lo spread con il bund tedesco si è allargato di sei punti base a 192,7. In serata una leggera limatura rispettivamente al 3,85% e a 192 punti. Importante vedere la tendenza di oggi per capire le reali intenzioni dei mercati.

Ieri comunque è arrivata un’altra buona notizia da Bruxelles: è arrivato il via libera  al finanziamento di RepowerEu, il piano che consentirà ai singoli Paesi di avere nuove risorse da aggiungere ai loro Pnrr per combattere il caro energia e ridurre la dipendenza dalla Russia.

La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen aveva indicato che per l'Italia dovrebbe valere 9 miliardi, ma la cifra finale potrebbe essere ben più bassa. Soldi che, è chiaro, non possono essere spesi per le pensioni.

Il pacchetto degli emendamenti del governo

Innalzamento delle minime, Opzione donna, allentamento della stretta sugli assegni indicizzati al 100% da 4 a 5 volte il minimo: sono questi i nodi che rallentano le decisioni della maggioranza.

Anche nel vertice di ieri pomeriggio si è trattato per allargare le maglie della manovra ma resta sempre dirimente il nodo delle risorse tanto che è spuntata l'ipotesi di una ulteriore stretta sul Reddito di cittadinanza “così come ha suggerito anche il Terzo Polo annullando l'agevolazione per gli over40” spiegava ieri il sottosegretario Fazzolari.

Risolta invece, pare, la questione dei crediti d'imposta maturati sul Superbonus che ha bloccato i lavori del decreto Aiuti quater: con la copertura della Sace, c’è la possibilità che le cessioni a banche e assicurazioni passino da due a tre. In arrivo anche la proroga al 31 dicembre per chi ha già deliberato i lavori entro il 25 novembre.

I nodi in maggioranza sono ancora tanti e lontani da essere sciolti. Sul fronte delle pensioni. Forza Italia non è intenzionata in alcun modo ad arretrare nella battaglia sull'innalzamento delle minime. Per gli azzurri sono “imprescindibili” - ha detto il capogruppo in Bilancio Roberto Pella - l'aumento delle pensioni minime a 600 euro dai 75 anni in su e la decontribuzione “di almeno 8 mila euro” sulle assunzioni degli under 35.

L’occhiolino alle opposizioni dialoganti

Nel frattempo il governo lavora anche per mantenere aperto il filo con la parte più dialogante dell'opposizione, Azione e Iv, così come sul fronte del sindacato. Così la App 18 non sarà cancellata ma solo ridotta la platea degli interessati portando a 50 mila euro il reddito entro il quale si può chiedere il bonus. Va letto in questa chiave l'interesse per l’emendamento del Terzo Polo che blocca subito il reddito di cittadinanza per gli under40. E per la proposta avanzata dalla Cisl sulla rivalutazione delle pensioni con l'innalzamento della soglia degli assegni indicizzati al 100% da 4 a 5 volte il minimo. Ancora in via di definizione la soglia del pos . Saranno 40 euro? “L’importante - ha ribadito il sottosegretario Fazzolari - è che ci sia la libertà di usare il contante”.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani    
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