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Case green, etichette contro il vino e firma del Mes, Meloni costretta a mediare con Bruxelles

Governo sotto stress. Intanto lo sciopero dei benzinai sembra scongiurato. Ma l’aumento delle benzina costerà agli italiani tra i 220 e i 600 euro l’anno

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Le pressioni attorno a Giorgia Meloni aumentano (Foto Shutterstock)
Le pressioni attorno a Giorgia Meloni aumentano (Foto Shutterstock)

Governare è sempre difficile. Diventa ancora più complicato se da forza populista, sovranista e antieuropeista   sei costretto a fare un bagno di realtà e a trasformare Bruxelles da nemico a principale alleato.

I carburanti e i costi fuori controllo

La grana benzina è ancora tutta da risolvere per la premier Giorgia Meloni: ieri il sottosegretario Mantovano e i ministri Urso e Giorgetti hanno sostanzialmente fatto marcia indietro su tutto con i gestori delle pompe di benzina  e lo sciopero del 25 e 26 giugno sembra a questo punto scongiurato. La risposta finale sarà martedì 17 (dopo aver letto il testo ufficiale del decreto Trasparenza).  Ciò detto le accise restano in vigore, la benzina viaggia comunque intorno ai due euro (con picchi di 2,50) contro un prezzo previsto di 1.80 e il “popolo, gli italiani” sono condannati a pagare una media di 9 euro in più ad ogni pieno. Si parla di un aumento  medio tra i 220 ai 600 euro in più all’anno. Con il rischio forte che nuovi aumenti scattino a breve anche su pane, pasta e tutti i beni di prima necessità.

Se due case su tre andranno rifatte

In tutto questo sono scoppiate altre due grane impreviste e di non poco conto con Bruxelles: la direttiva sulla casa green, in pratica in Italia due case su tre vanno ristrutturate per diventare ecologiche e al top del risparmio energetico  altrimenti vanno fuori mercato; il tentativo di bollare il vino come dannoso per la salute e piazzare sulle bottiglie etichetta terrificanti al pari di quelle che sono sui pacchetti di sigarette. L’idea questa volta è irlandese. Non sarà poi forse un caso che entrambi questi dossier si concretizzino nel semestre di presidenza svedese.

Guerra delle etichette del vino: se bevi ti ammali. Cosa sta succedendo, leggi l'approfondimento

Ai nuovi  si aggiungono poi i vecchi dossier come il Mes: l’altro giorno la presidente Meloni ha ricevuto a palazzo Chigi i vertici del Meccanismo europeo di stabilità e a breve l’Italia sarà costretta a ratificare l’accordo.  E come il Pnrr.  Così il partito antieuropeista per eccellenza è ora invece costretto a mediare con Bruxelles. Che fa di tutto per complicare la vita alla premier Meloni. 

Case green: “L'approveremo entro sei mesi”

Quello della casa rischia di essere un pasticcio vero. Un provvedimento che rischia di deprezzare 2/3 del patrimonio abitativo nazionale. La presidenza di turno svedese dell'Unione europea, infatti, si impegna ad approvare la cosiddetta direttiva sulle case green entro sei mesi. L'Italia è pronta a dare battaglia e a bloccare una normativa che di fatto imporrebbe l'obbligo di ristrutturare entro il 2030 due immobili su tre per renderli più efficienti da un punto di vista energetico. Il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Tommaso Foti, ha annunciato la presentazione di una risoluzione in Parlamento per chiedere al governo Meloni di scongiurare l'approvazione di quella che definisce “una patrimoniale camuffata”. “La casa è sacra e non si tocca” ha detto raccogliendo anche il grido d'allarme dei proprietari.

Confedilizia prefigura una tensione “senza precedenti” sul mercato delle ristrutturazioni, “una perdita di valore della stragrande maggioranza degli immobili italiani e, di conseguenza, un impoverimento generale delle nostre famiglie”. La  presidente dell'Ance, Federica Brancaccio, chiede “subito un sistema strutturato di incentivi statali mirati e stabili”. Non sarebbero in regola con le nuove norme, secondo i dati dell'associazione dei costruttori, oltre 9 milioni di edifici su 12,2 milioni. Del resto, il 74% degli immobili, in Italia, è stato realizzato prima dell'entrata in vigore della normativa completa sul risparmio energetico e sulla sicurezza sismica. In base agli attestati di prestazione energetica emessi nel 2020, il 75,4% degli immobili appartiene alla classi più inquinanti, E, F, G. Quest'ultima, in particolare, incide per oltre un terzo (35,3%).

Il bollino verde Ue

La bozza della direttiva europea, parte del pacchetto “Fit for 55” per l’ambiente e il clima, prevede che gli edifici residenziali e le unità immobiliari dovranno raggiungere entro il primo gennaio 2030 almeno la classe energetica E ed, entro il primo gennaio 2033, almeno la classe di prestazione energetica D. Si parla di “bollino verde Ue” per le abitazioni e gli uffici. Sarebbero previste delle eccezioni tra cui gli immobili riconosciuti di interesse storico, gli alloggi sotto i 50 mq e le case di vacanza. Nel testo del relatore sono previste anche maggiori tutele sociali per i proprietari (utilizzo del Fondo sociale per il clima e finanziamenti del Recovery). Si tratta di rendere le abitazioni ad emissioni quasi zero grazie a caldaie di ultima generazione, “cappotti termici”, pannelli solari e pompe a calore. Il primo voto è atteso in commissione industria dell'Europarlamento il 9 febbraio. Il testo fu presentato la prima volta a dicembre 2021. Ora però Bruxelles vuole accelerare. “La nostra priorità è rendere l'Europa più verde e lavoriamo per un accordo durante la nostra presidenza”  ha detto il premier svedese Ulf Kristersson inaugurando il semestre a presidenza svedese. Ma il percorso si presenta accidentato. Sono 1500 gli emendamenti pervenuti.

"Cieco fanatismo ideologico"

Il gruppo dei Conservatori europei, guidato da Fratelli d’Italia e da Giorgia Meloni,  ha già avvisato che “si opporrà alla direttiva esempio di cieco fanatismo ideologico”. In ogni caso non c’è traccia al momento delle possibili limitazioni alla vendita o all'affitto della case per chi non possiede il bollino verde Ue. Toccherebbe comunque ai governi decidere quali sanzioni applicare, oltre all'automatica perdita di valore degli immobili non a norma. Il 24 gennaio il testo sarà messo ai voti alla commissione Energia del Parlamento europeo e potrebbe planare sul tavolo della plenaria a Strasburgo il 13 marzo. All’ok dell'Eurocamera seguiranno le trattative con i Paesi membri per arrivare all'approvazione definitiva. Leggendo la risoluzione che Fdi porterà al voto del Parlamento italiano, è chiaro che Giorgia Meloni si trova tra i piedi un’altra potenziale bomba destinata a sconvolgere i rapporti con Bruxelles. Che invece la premier coltiva con premura nei rapporti e rigore nel rispetto delle regole.

La norma Ue contro il vino

Come  è non prevista e potenzialmente esplosiva anche il dossier vino. E’ notizia di queste ore il silenzio-assenso dell'Unione europea - di fatto un via libera - al progetto di legge irlandese sugli alert sanitari in etichetta sul vino come quel “nuoce gravemente alla salute” già presente sui pacchetti di sigarette. Anche qui il governo italiano si sta mettendo contro. L’Europa, l’Irlanda e l’idea folle di mettere l’etichetta di pericolo sulla bottiglia vino.  “Dire che il vino nuoce gravemente alla salute significa negare l’evidenza - ha detto ieri il ministro dell’Agricoltura, Sovranità alimentare e foreste - bere con moderazione fa bene e questo è un dato che ogni scienziato può affermare con serenità”. Ora ci sono 60 giorni per una possibile opposizione da parte dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto). Lollobrigida parla di “bugie”. Insomma, un alto fronte caldo con Bruxelles. Che sí aggiunge a quelli del Mes e del Pnrr.

Presto la firma sul Mes

L’Italia è l’unico Paese Ue a non aver ancora ratificato il Meccanismo europeo di stabilità, una sorta di fondo salva stati con regole ferree. E ora, nonostante le “promesse scritte col sangue” (“Mai firmerò questa roba” cit Meloni due settimane fa) la premier è costretta a rimangiassi la parola data e a firmare. “Intanto l’Italia deve firmare poi ci sarà poi tempo per riflettere sul futuro del Mes” è il messasi forte e chiaro recapitato a palazzo Chigi all'indomani dell'incontro tra la presidente del consiglio Giorgia Meloni e i vertici del Mes. In quella occasione Meloni aveva auspicato correttivi per renderlo uno strumento capace di rispondere alle esigenze delle diverse economie. “Non credo che questa discussione possa iniziare prima che sia completata la ratifica” ha replicato indirettamente un alto funzionario europeo in vista dell’Eurogruppo che lunedì farà un punto anche sul Mes. Lo stesso funzionario ha anche detto che “nell’incontro a Roma le discussioni sono state molto costruttive (dal resoconto nazionale non sembrava, ndr) e risulta che il nuovo Governo italiano inizierà ora il processo di ratifica”. Il tempo di eventuali modifiche sarà dopo. Prima è necessaria la ratifica. Mancano solo l’Italia. E la Croazia che però è appena entrata nell’Unione europea. S’immagina che il governo dovrà trangugiare un altro calice amaro.

Una immersione nella realpolitik

O meglio, fare qualcosa che ha sempre detto di non voler fare. Ma la real politik e la ragion di Stato impongono alcune scelte. La prima, possiamo dire dopo quasi tre mesi di governo,  è  proprio la volontà di mantenere buoni rapporti con Bruxelles. Anche perchè adesso il progetto della grande alleanza tra Ppe e Conservatori, a cui lavora alacremente il ministro Fitto, pretende che tra Roma e Bruxelles ci sia una continua luna di miele. Per l’Italia alla fine è un bene. Così come è giusto gestire facendosi sentire il dossier case-green e opporsi con le unghie e con i denti ad una sciagurata etichettatura contro il vino. Il problema è spiegarlo agli elettori di destra-centro convinti da anni di propaganda che alla fine sarebbe stato meglio uscire dell’Europa e dall’euro.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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