[il caso] Sulla giustizia tutti contro i 5 Stelle. E la foto di Narni rischia di sbriciolarsi presto

L’unità della maggioranza giallo-rossa ha davanti a sè un passaggio molto stretto: dal primo gennaio sarà abolita la prescrizione dopo la sentenza di primo grado e l’aumento, per decreto, delle pene per evasione fiscale. I tormenti del Pd

[il caso] Sulla giustizia tutti contro i 5 Stelle.  E la foto di Narni rischia di sbriciolarsi presto

La foto di Narni, omaggio alla nuova alleanza Pd-M5s-Leu, ha molti non detti. Il più ingombrante e di difficile soluzione non è il testo della manovra di bilancio per l’anno 2020 bensì il dossier giustizia. Su questo tema, e più o meno negli stessi giorni in cui saranno approvati/convertiti le due leggi cardine del prossimo anno e della legislatura - bilancio e dl fiscale - la maggioranza rischia di schiantarsi.

Tre le mine innescate: il primo gennaio entra in vigore la nuova prescrizione, ovverosia nessun reato potrà più cadere in prescrizione dopo la sentenza di primo grado; la riforma del processo penale, ovverosia le norme per cui i processi non possono durare più di 4-5 anni e che dovevano scattare con la nuova prescrizione per evitare che un imputato resti sotto processo per anni, è ancora nella mente di Dio; infine, nel decreto fiscale è stata inserita la modifica del reati di evasione fiscale, come pene più alte (dai 4 agli 8 anni) e soglie più basse, in galera se l’evasione supera i centomila euro. In questa cornice le forze politiche si stanno muovendo secondo logiche che non rispondono alla maggioranza di governo. Anzi, quello che si sta delineando è un 5 Stelle contro tutti. O tutti contro i 5 Stelle.      

 

La lettera a Mattarella

Alla Camera gira una lettera indirizzata al Presidente della Repubblica, è un’iniziativa di Forza Italia ma sta incontrando l’interesse di molti altri deputati, anche della maggioranza. Si chiede al Presidente Mattarella di non firmare il decreto fiscale nella parte in cui aumenta le pene da un minimo di quattro ad un massimo di otto anni per gli evasori fiscali e abbassa le soglie (100 mila euro) oltre le quali una persona che evade rischia il carcere. Non si è mai visto - è il senso della missiva - una modifica del codice penale che coinvolge la detenzione approvata per decreto. “Anticostituzionale”dicono convinti i giuristi di maggioranza e di opposizione. L’intervista di qualche giorno fa con cui il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha definito “una svolta culturale prevedere il carcere per quei parassiti che sono i grandi evasori” ha, se possibile, alzato ancora di più il livello di allarme tra avvocati e giuristi presenti in Parlamento. Da Enrico Costa a Francesco Paolo Sisto (Fi), da Carmelo Miceli e Piero De Luca solo per fare due nomi del Pd, Italia viva praticamente in blocco, Gennaro Migliore nel ruolo di front man.

 

La promessa di Ceccanti (Pd)

Per dire quanto sia profonda la trasversalità sul dossier giustizia, vale la pena ricordare quanto disse in aula il professore, costituzionalista e deputato Stefano Ceccanti, saldamente nel Pd, quando intervenne motivando il Sì del Pd al taglio dei parlamentari. “Non stiamo venendo meno ai nostri principi - disse all’aula e ai 5 Stelle - e se qualcuno vorrà ancora difendere la prescrizione senza limite, che è in vigore nel nostro ordinamento per errore del precedente Governo, gli ricorderemo che noi non possiamo difenderla, perché viola la ragionevole durata del processo (articolo 111). Se qualcuno vorrà sostenere il sorteggio - lo dico al Ministro Bonafede - noi gli ricorderemo che non possiamo votarlo, perché il sorteggio viola per il Csm l'elettività sancita in maniera netta dall'articolo 104 della Costituzione”. Il carcere per decreto, per quanto sia l’estensione di un reato e di pene già esistenti, è una di quelle cose che non si dovrebbero mai vedere. L’entrata in vigore differita, non appena il decreto viene pubblicato in Gazzetta ma quando sarà convertito, ha scatenato ancora di più la rabbia.

  

 

Il post feroce

Tra i contrari al carcere per gli evasori ci sono posizioni diverse. Nel centrodestra hanno lanciato lo slogan “governo di tasse e manette” e attaccano a testa bassa il giustizialismo dei 5 Stelle. Nel Pd prevale il principio che il carcere deve essere comunque e sempre l’ultima ratio. Italia viva, cioè i renziani, professano un orgoglioso garantismo.

E’ chiaro che tutto questo s’incendia in un gigantesco falò quando si parla di prescrizione, norma che Bonafede non ha alcuna intenzione di far slittare come gli sta chiedendo il Pd perchè “i cittadini ci chiedono di fare le riforme, non di prendere tempo o rinviarle”. Al grido “illiberale e anticostituzionale” (la riforma della prescrizione), spiegando e motivando con dati e ricerche che la causa dei processi infiniti sono “le disfunzioni del sistema per carenze di strutture e personale”, gli avvocati penalisti hanno concluso ieri cinque giorni di sciopero e hanno rinviato a fine novembre per altre iniziative di protesta. Tra i penalisti in sciopero anche qualche onorevole-avvocato del Pd come Carmelo Miceli. Un altro deputato del Pd, Piero De Luca ha postato su Facebook un messaggio di fuoco. “In assenza di una riforma organica che consenta di assicurare l’efficienza e la ragionevole durata dei procedimenti giudiziari penali, il problema dei tempi della Giustizia non si risolve colpendo l’istituto sacrosanto della prescrizione, prerogativa necessaria in uno Stato democratico e di diritto”. De Luca ricorda che c’è “l’intera classe forense che sta chiedendo di essere ascoltata con una grande mobilitazione nazionale a difesa dei valori assoluti di civiltà giuridica propri del nostro ordinamento”. Poi l’invito a “ripensare e modificare il testo prima della sua entrata in vigore”. Il giovane avvocato è convinto che “i margini per trovare soluzioni equilibrate e rispettose della Costituzione, ci sono”. A Bologna ieri i penalisti in sciopero chiedevano al Pd di prendere posizione e in modo chiaro. “Il Pd deve dire con molta chiarezza da che parte sta: quando era all'opposizione ha fatto una battaglia dicendo che questa riforma non andava bene, mentre ora tace, e questo silenzio ci preoccupa” ha detto Roberto D’Errico, il presidente della Camera penale di Bologna.

 

La spazza-Bonafede

Nel filone delle leggi “spazza” qualcosa che tanto piacciono ai 5 Stelle, in queste ore ha iniziato l’iter legislativo in commissione Giustizia alla Camera anche la “spazza-Bonafede". Il relatore è Enrico Costa (Fi) ed è a lui che il presidente Franco Vazio (Pd) l’altro giorno ha concesso l’onere e l’onore, a questo punto, di seguire fino in fondo l’esito di una legge che vuole cancellare le norme introdotte da Bonafede con lo spazzacorrotti. A cominciare dall’abolizione della prescrizione. E a proposito di Pd, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Giorgis, ieri davanti alla Camera penale di Torino, ha ribadito la posizione contraria del Pd. “Il tema della prescrizione è una questione sulla quale la discussione proseguirà. Il processo deve essere più rapido per fare in modo che giunga a conclusione in tempi ragionevoli e non si determini alcuna prescrizione. Tuttavia dovremo prevedere una norma di chiusura a tutela del principio della durata non illimitata del processo”.

 

I numeri che smentiscono il ministro

Numeri e percentuali di una ricerca Eurispes arrivano in aiuto: nel 64% dei casi, nel dibattimento di primo grado, la lunghezza dei processi è dovuta a ritardi processualmente fisiologici, tra cui tentativi di conciliazione, assenza del teste, discussioni, repliche, ammissione delle prove e riunione con altro procedimento. Solo nel 4% dei casi la prescrizione interviene per impedimenti di un legale o dell’imputato. Nel 16,2% la colpa è delle disfunzioni dei sistemi del tribunale, mentre per il restante 15,8% dei casi è dovuto a cause varie. C’è poi una questione geografica: su 109mila processi in corte d'appello, 28mila sono stati prescritti nel 2017 e la metà di questi si svolgevano in 4 tribunali: Napoli, Roma, Torino e Venezia. Numeri con cui il ministro Bonafede deve fare i conti. Ma il primo gennaio è molto vicino. E il ministro continua a ripetere che “indietro non si torna”.