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Non basta il taglio degli emendamenti, il problema delle legge di bilancio è nella maggioranza

Da oltre tremila sono stati ridotti a 450, di cui 200 per le opposizioni. Ma Lega e Forza Italia hanno bisogno di misure bandiera molto evidenti. Cgil e Uil verso scioperi e proteste

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
La premier Giorgia Meloni e il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti (Ansa)
La premier Giorgia Meloni e il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti (Ansa)

Il taglio ha funzionato. E viste le premesse nella metà campo della maggioranza, non era scontato. Gli emendamenti alla legge di bilancio 2023 sono così passati nel ultime 48 ore da tremila e passa (di cui oltre 600 dei partiti di maggioranza) ai 500 di ieri sera. Un numero su cui è necessario ancora lavorare per poter arrivare entro oggi alla soglia accettata che è pari a 450 emendamenti di cui 250 per la maggioranza e 200 per le opposizioni. Un numero simile a quello dell’anno scorso, l’unico compatibile con il calendario (impossibile discuterne e votarne di più entro il 31 dicembre, data capestro per l’approvazione della manovra ed evitare l’esercizio provvisorio) e con il budget messo a disposizione del Parlamento. Camera e Senato infatti (in questo caso solo la Camera visto che al Senato ci sarà un semplice “visto si stampi”) hanno a disposizione 400 milioni per dare copertura alle modifiche su cui non intendono retrocedere. La dote sale a 700 milioni se si considerano i soldi “lasciati” a disposizione dei ministeri. Si calcola però che anche dopo il “taglio” per soddisfare tutti i 400 emendamenti presentati servirebbero almeno 3-4 miliardi. Uno e mezzo solo per il Reddito di cittadinanza. La coperta è corta. anzi, cortissima

Il verdetto di Bruxelles

Al netto del fatto che sui 400 emendamenti “segnalati” non è stata possibile (almeno da parte di chi scrive) una lettura approfondita e che le sorprese in questo campo si nascondono spesso nei dettagli, i nodi gordiani restano 5-6, dalle pensioni minime alla app18 (bonus cultura) finita nel mirino del ministro Sangiuliano, dall’obbligo del pos dai 60 euro in su all’applicazione del taglio sul reddito di cittadinanza. Il timing della Commissione non prevede piani B perchè vorrebbe dire finire in esercizio provvisorio e questo non sarebbe sostenibile per la premier Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che invece sparge un cauto ottimismo. Dunque il taglio degli emendamenti e la scelta dei selezionati deve concludersi entro mercoledì sera, da giovedì iniziano le votazioni in Commissione che dovranno concludersi domenica 18.

Tappe forzate

Il 20 mattina il testo della manovra sarà in aula dove dovrà essere licenziato entro il 23. Il 27 si ricomincia al Senato dove però nulla sarà più toccato per l’approvazione definitiva entro il 31 dicembre. L’unico piano B possibile è quello di stare in aula a votare anche il 25 e il 26 dicembre. Conoscendo l’attaccamento dei parlamentari alle feste di Natale in famiglia, questa eventualità non si è mai verificata. Nonostante siano almeno 2-3 anni che la legge di bilancio comincia l’iter parlamentare a fine novembre. Anche qui, è necessario farsi qualche domanda molto seria visto che si tratta delle legge più importante dello Stato su cui non è possibile mettere la fiducia e per cui è fondamentale dimostrare tutte le coperture. Non basta la bollitura della Ragioneria di Stato. E’ il via libera di Bruxelles ormai quello che più conta. E l’aria da quella parti non è mai troppo tollerante quando sul tavolo c’è il bilancio e la spesa corrente italiana. Ecco perché la porta degli emendamenti resta socchiusa fino a mercoledì sera. Entro quella data la Commissione Ue dovrà dare il suo verdetto sulla nostra legge di bilancio. In coincidenza, tra l’altro, con il Consiglio europeo del 15, un altro passaggio importante per il governo Meloni.

Gli avvisi del commissario Gentiloni

“Mercoledì sarà adottata la decisione della Commissione sulla legge di bilancio. L'Italia ha scelto di andare in direzione della prudenza sui  conti pubblici”. “Prudenza” è stato l’aggettivo più usato da Giorgetti nelle varie audizioni di questi giorni.  Circa il rialzo a 60 euro della soglia minima oltre la quale gli esercenti non possono rifiutare il pagamento con il Pos, l'ex premier ha ricordato: “C'è da anni un invito della Commissione europea a diffondere i pagamenti e la fatturazione elettronica”. Mentre sulle eventuali modifiche al Pnrr, Gentiloni ha chiarito: “A Bruxelles le porte sono aperte per eventuali emendamenti, che pero' devono essere circoscritti e giustificati, non possiamo dire c'è l'inflazione allora rivediamo tutto. Quello che non si può accettare, invece, sarebbe una eventuale inadempienza sulle riforme”.

Oggi iniziano anche le manifestazioni e gli scioperi diffusi della Cgil  e della Uil nelle piazze d’Italia, dal nord al sud Italia, e con una piattaforma che strizza l’occhio ai 5 Stelle e alla sinistra, lavoro, reddito, pensioni e giovani. Un ritrovato asse tra i sindacati e i partiti di centro-sinistra.    

La partita interna

Ora, il punto è che per Giorgia Meloni rischia di essere veramente a rischio la partita interna, quella con le sue forze alleate oltre che quella con le opposizioni che hanno dalla loro l’arma dell’ostruzionismo e dello stigma di un eventuale servizio provvisorio. 

I problemi interni hanno tutti la stessa cifra: Fratelli d’Italia continua a crescere nei sondaggi e Lega e Forza perdio sempre più terreno. O, almeno, non riescono a guadagnare di nuovo (è il caso della Lega) e sono vittime di un lento logoramento (Forza Italia). Sia che Lega che Forza Italia devono diventare riconoscibili agli occhi degli elettori. Si devono mettere sul petto una medaglia che gli elettori potranno rivendicare con chiarezza.

Ieri Berlusconi ha riunito il suo team di governo ad Arcore. Pranzo di auguri, secondo tradizione, ma sopratutto - come ha spiegato lo stesso Cavaliere in una diretta Instagram - riunione tecnica per fare il punto sulla manovra. Il Cavaliere non intende mollare su due punti: pensioni minime e detestazione per gli under 36 che saranno assunti. 

Forza Italia ha inserito tra i suoi testi quello per l'innalzamento delle pensioni minime di anzianità a 600 euro e quello sull'incremento ad 8mila euro della decontribuzione per l'assunzione dei giovani a tempo indeterminato. “E’ necessario fare il massimo sforzo possibile per aumentare le pensioni minime a mille euro, che resta l'obiettivo di Forza Italia per la legislatura” ha spiegato il Cavaliere dopo il pranzo ad Arcore con il vertice del partito. “Siamo impegnati per la detassazione e la decontribuzione totale dei nuovi assunti - ha aggiunto - che devono costare alle aziende la stessa cifra che percepiscono come stipendio”. Sempre nell’ottica di differenziarsi dai compagni di coalizione, il leader di FI ha avvisato di valutare “con prudenza la proposta di autonomia differenziata che non deve in alcun modo penalizzare le Regioni del Sud Italia e dovrebbe essere agganciata a una riforma istituzionale in senso presidenzialista”. 

Marcia indietro sulla app cultura del governo Renzi

Fra gli emendamenti di Fratelli d'Italia, invece, ci sarebbe quello che abroga la card 18 app che assegna un plafond ai nei maggiorenni per l'acquisto di libri e biglietti per cinema, teatro ed eventi culturali. La misura sarebbe quindi salva anche se gestita in modo diverso: sarebbe ad esempio legata all’Isee, quindi non più 500 euro da spendere in libri cinema teatro o lingue per tutti i diciottenni. Ne ha parlato ieri il presidente della Commissione cultura Federico Mollicone. L’importante, da una punto di vista della comunicazione politica di Fratelli d’Italia, è stato aver fatto passare il concetto che anche quel residuo dei governo di centrosinistra sarà abbattuto. Anche se poi la ossa potrebbe ritorcersi contro il ministro Sangiuliano se alla fine fosse costretto solo a qualche modifica sull’onda di una vera e propria “rivolta” popolare - petizioni e interviste - organizzata da Matteo Renzi.  

Va più sul concreto Wanda Ferro, sottosegretario all’Interno. “E’ pronto un miliardo da destinare alle misure per il Sud in manovra, un segnale importantissimo quello annunciato da Palazzo Chigi, che sta lavorando ad un pacchetto di emendamenti per promuovere anche nel 2023 gli investimenti nelle aree del Mezzogiorno e per le Zes”,

Il peso specifico della Lega, si sa, è già molto evidente in questa manovra: tutte le norme legate a pax fiscale e contanti sono del partito di Salvini. Devono passare tutte e così come sono: è l’unica speranza che ancora ha Salvini per riuscire a risalire nei sondaggi prima delle regionali del 12-13 febbraio. 

200 emendamenti garantiti alle opposizioni

Il Pd critica la manovra. “Il governo propone la determinazione dei Livelli essenziali delle prestazioni con la legge di bilancio? E noi lo prendiamo sul serio, con alcuni nostri emendamenti chiediamo non solo che i Lep vengano effettivamente determinati, ma che si individuino le adeguate coperture finanziarie e si preveda il monitoraggio per la loro attuazione” spiegava ieri Maria Cecilia  Guerra. Corposo il pacchetto di emendamenti a firma Orlando sul lavoro, dal salario minimo alle pensioni. Nutrito il numero di emendamenti che mirano all’obbligo del pagamento con carte di credito. 

Tra i testi segnalati delle opposizioni anche uno di Riccardo Magi di +Europa per la rimozione del canone Rai dalla bolletta elettrica, misura che la Ue aveva ritenuto un onere improprio.

Tra le proposte, poi, che potrebbero trovare attenzione, c'è quella del Terzo Polo per l'abolizione di una serie di micro-tasse che è oggetto anche di un emendamento della Lega.

La lezione di Visco

Ieri il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, è tornato sulle polemiche sollevate da Fratelli d’Italia contro la banca centrale che è stata critica sul alcune parti della manovra. E a chi, a cominciare dal sottosegretario Fazzolari, aveva detto piccato che “Banca d’Italia è una banca privata che difende i propri clienti, cioè le banche” gettando nel discredito la banca centrale italiana per definizione “autonoma e terza”, il governatore ha replicato per le rime.  “La Banca è pubblica, ha una piccola quota di dividendi che vengono dati ai partecipanti ma non hanno nessuna influenza nè sulla politica monetaria nè sulla vigilanza e nemmeno sul mantenimento di un sistema di pagamenti il più efficiente possibile. La Banca d'Italia non dipende dalle banche, è indipendente per legge”. Una figuraccia che poteva essere evitata e che la dice lunga sul nervosismo in maggioranza.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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